Vladimir Peresipkin (Владимир Пересыпкин)

(Riccardo M.)
Sono probabilmente l’unica persona della terra ad aver dedicato ad un semisconosciuto giocatore russo come Vladimir Peresipkin (1953-1994) ben tre articoli: il primo nel 1981 sulle pagine del bimestrale Zeitnot, il secondo nel luglio 2012 sulle pagine di “Soloscacchi “, il terzo è questo qua. E in più il secondo pezzo è inserito nella raccolta “57 storie di scacchi” pubblicato nel 1914 da “Messaggerie Scacchistiche”.

Non ci sono state nel frattempo nuove scoperte su un personaggio in pratica quasi ignorato ieri ed oggi, da vivo e da morto, dai mass media e dalla carta stampata (e dal suo stesso mondo). Pertanto questo articolo non è che è una rivisitazione dei due precedenti. Ma spero che non vi dispiaccia.

E’ evidente che non c’è un motivo strettamente scacchistico per questa inconsueta ribalta da me concessa ad un quasi-Carneade. Il punto è che mi piace raccogliere intorno alla figura di un qualsiasi giocatore di scacchi il simbolo di chi alla vita e al gioco ha dato il suo massimo contributo e, sovente, non ha vinto o ha perduto, ottenendo molto meno di quanto avrebbe potuto meritare.

E’ come, di conseguenza, se io dedicassi questo spazio a tutti i Peresipkin del mondo. Perché lui potrebbe essere stato come chiunque di noi.

Arthur Schopenhauer scriveva (“Parerga und Paralipomena”, 1851 ) “La vita è come un gioco di scacchi: noi tracciamo una linea di condotta, ma questa rimane condizionata da ciò che piacerà di fare all’avversario, nel gioco degli scacchi, e dal destino, nella vita”.

Insomma, nella vita come negli scacchi, giocano un ruolo fondamentale, in ogni momento, il caso e la fortuna. E noi commentatori e spettatori ci facciamo, troppo spesso, banalmente condizionare, in ogni settore, dalla fama e dai risultati dei nostri “idoli”. E ciò è quasi inevitabile, perché è nella natura umana trovare certezze ed eroi nei “grandi” o presunti tali, perfino quando costoro sono moralmente discutibili; insomma è nella natura umana “saltare sul carro dei vincitori”, comunque abbiano fatto a vincere.

Purtroppo molte persone non sanno, o preferiscono non sapere, che “la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli” (Aristotele).

Accade così negli scacchi che ottimi giocatori, di prima ma non di primissima fascia, quali Staunton, Mieses o Tartakower o Najdorf (mi perdonino i loro estimatori), siano presenti ripetutamente su decine di ribalte, e raggiungano, non certo ingiustamente ma talora in seguito anche a circostanze e scelte favorevoli e/o casuali, notorietà e fama.

Viceversa, alcuni straordinari e sfortunati talenti, come il lituano Arved Heinrichsen (sconfitto nell’estate del 1900, a soli 23 anni, dalla tubercolosi e dalla malaria) e il tedesco Rudolf Swiderski (suicida il 9 agosto 1909 all’età di 31 anni), non le hanno mai potute avere tutte queste possibilità. Loro rimarranno per sempre due nomi sconosciuti ai più.

Vladimir Fedorovich Peresipkin nasce a Kiev, Ucraina, il 10 marzo del 1953. A 17 anni è maestro dello Sport sovietico, e per quei tempi non è poco.

Nei momenti di nervoso fervore e ricerca di rinnovamento che in URSS hanno fatto seguito alla perdita del titolo mondiale di Spassky ad opera di Fischer, cioè negli anni 1972-74, Vladimir prende parte a numerosi tornei giovanili. Inizialmente, in questi confronti con i vari Sveshnikov, Georgadze, Panchenko, Arshak Petrosjan, tutti giocatori che sapranno raggiungere con gli anni il massimo titolo internazionale, il nostro Vladimir non brilla molto.

Brilla invece a Odessa, nel maggio 1972, al 41° campionato Ucraino. Vince Lev Alburt con p. 11,5 su 17, ma Vladimir è buon 5°-6°, con 10 punti e con significative vittorie su Romanishin e Beljavsky. Nel 1973 ottiene un modesto 10° posto al torneo per giovani maestri di Kiev, vinto da Sveshnikov, ma se alle sue spalle ritroviamo V.Kupreichik, Arshak Petrosjan, O.Romanishin e A.Beljavsky, possiamo immaginare l’ottimo livello di questa manifestazione.

Marusenko Peresipkin

Nel 1974 a Lvov agguanta finalmente, nel campionato nazionale ucraino, un’eccellente seconda piazza, con punti 9,5 su 13, alla pari con Konstantin Lerner e solo mezzo punto dietro il solito Alburt.

Nello stesso anno è chiamato a far parte della celebre “Avangard”, squadra della repubblica Ucraina, quasi sempre finalista del campionato sovietico a squadre e all’epoca guidata, sulle prime tre scacchiere, da Kuzmin, Beljavsky e Romanishin.

Le sue apparizioni, tuttavia, già si fanno rare, non so dire per quali motivi, certamente il 1975 lo vede quasi assente dalla scacchiera, a parte il campionato URSS per giovani maestri svoltosi a Lvov, dove finisce appena a metà classifica.

Nell’aprile 1976, sulla quarta scacchiera dell’Avangard, Peresipkin ottiene però il secondo miglior risultato della fase finale, dietro Tukmakov. Nel novembre dello stesso anno raggiunge il miglior piazzamento della sua vita nelle classifiche Elo mondiali: 79°.

A Rostov sul Don, due mesi dopo, nella semifinale del Campionato sovietico, con 64 giocatori, parte male (0 su 2), poi reagisce vigorosamente con 8,5 punti nei successivi 11 turni, agguantando un ottimo, ma per lui non sufficiente, 3° posto pari merito, a mezzo punto dai vincitori Zakharov e Karasev.

A gennaio 1977 tocca il suo miglior ranking Elo (2606), ma a febbraio, al campionato dei giovani maestri tenutosi ad Alma Ata, vinto da Mikhalchischin, fa un brutto, inatteso e forse determinante, passo indietro: è ultimo (3 punti su 15).

Vladimir reagisce e nel forte campionato sovietico “Prima Lega” del 1977, a Baku (primo Kuzmin su Tukmakov), mostra a tratti un gran bel gioco, sconfiggendo campioni del calibro di Beljavsky, Taimanov e Tseshkovsky, ma anche distrazioni imperdonabili contro giocatori minori, quali Gutman e Petrushin, che gli precludono un risultato di rilievo. Chiude con 7,5 su 14, il che gli non gli basta per riguadagnare l’attenzione da parte degli addetti ai lavori.

E, a quel tempo, in Unione Sovietica, se non c’erano tangibili ed eclatanti risultati non si avevano i migliori allenatori né si aveva la possibilità di fare esperienza all’estero, passaggio che a Peresipkin è stato quasi sempre precluso.

Scacchista eclettico e vario, Vladimir alterna di Bianco apertura di Re (su tutte), Donna e minori, Siciliana e Caro Kann di Nero, uscendo con naturalezza dalle vie più battute, in ciò probabilmente risentendo dell’influenza del suo più famoso corregionale Romanishin. In certe partite, inoltre, il gioco di Vladimir sembra anticipare quasi lo stile di un suo celebre connazionale di oggi, Ivanchuk.

Ma ciò che è più caratteristico di questo maestro è la rapidità di gioco. Nel giugno 1978, ad esempio, nel fortissimo torneo internazionale di Kiev, vinto da Beljavsky, ottiene un buon sesto posto (8 su 15) e una norma di Maestro Internazionale con l’incredibile (per quegli anni) tempo medio di riflessione di 45 minuti a partita.

Un’altra sua tendenza tipica è quella di non giocare mai per il pareggio, tanto che a fine carriera totalizzerà appena un 32% di partite patte. Eccezionale!

Queste due particolarità, velocità di esecuzione fino a sfiorare l’impazienza e atteggiamento pulito e senza compromessi, al severo occhio sovietico degli anni Settanta appaiono troppo eterodossi e probabilmente non gli garantiscono simpatie né appoggio né opportunità di accedere a qualche torneo di rilievo in più, magari all’estero.

Vladimir ne è insofferente, si dedica per qualche tempo al gioco per corrispondenza ma non ne è affatto tagliato, torna al tavolino senza grande convinzione. Sente che le strade di vertice gli si chiudono davanti e sempre nel 1978, dopo un risultato deludente (5,5 su 13, con sole 4 patte) al torneo di selezione per il Campionato Sovietico svoltosi a Daugavpils, decide praticamente, a soli 25 anni, di lasciar perdere per sempre il tentativo di realizzare una grande carriera scacchistica.

Eppure a Daugavpils (torneo a sistema svizzero con 64 partecipanti e successo finale di Kasparov) era partito assai bene (3,5 su 5 con vittorie su Gufeld e Vaisser), ma ha avuto un crollo inopinato nelle successive 5, quando raccoglie appena mezzo punto.

Non basta a fargli cambia idea l’unica occasione che avrà, finalmente, di affacciarsi in Europa, nel novembre dello stesso anno: a Strbske Pleso, in Cecoslovacchia, nella “Tatran Cup” ottiene un ragguardevole 3° posto con 7,5 su 12, dietro i grandi maestri padroni di casa Ftacnik e Plachetka. Penso infatti che lui si aspettasse ormai nient’altro che un’importante vittoria, vittoria che non era ancora arrivata, che anche lì non arriva e che non sarebbe mai più arrivata.

Peccato, perché c’erano le qualità perché Peresipkin divenisse un campione: egli non ebbe, credo, tutte le possibilità di maturare, forse gli nocque una forza di volontà non adeguata, pagò oltremodo il suo temperamento bizzarro, nervoso e non incline a patteggiamenti e pagò pure la sua terribile, spesso autolesionistica, fretta di finire ogni partita.

Ma un’impronta indelebile Vladimir l’ha in ogni modo lasciata, è il “Sacrificio Peresipkin” nella variante Sveshnikov della Lasker-Pelikan (partita siciliana), questo qua:

1.e4 c5 2.Nf3 Nc6 3.d4 cxd4 4.Nxd4 Nf6 5.Nc3 e5 6.Ndb5 d6 7.Bg5 a6 8.Na3 b5 9.Bxf6 gxf6 10.Nd5 f5 11.Bxb5!?

Un tratto coraggioso che Vladimir ha provato un paio di volte nel 1973 proprio contro Evgeny Sveshnikov (perdendo tuttavia ambedue le partite) e che troverà poi non pochi imitatori, quali Nunn, Shirov, Sulskis, lo stesso Sveshnikov e la scuola ungherese (T.Horvath, V.Varadi).

Non so nulla, purtroppo, della vita privata di Peresipkin, né della sua salute, e non so, quindi, se fattori o circostanze particolari abbiano inciso nei suoi atteggiamenti e nelle sue scelte di scacchista. Meglio così, forse, così rimane il mistero sul personaggio. A meno che qualche lettore, magari da Kiev, non ci sappia dire qualcosa di più. Qualcosa che non abbiamo trovato neppure sui più informati siti locali.

Vladimir giocherà, dopo il 1978, molto raramente, per lo più si dedicherà allo insegnamento. Le ultime sue esibizioni risalgono al 1989, quando partecipa ad una manifestazione riservata ai militari, e poi al 1991, quando, senza più punteggio Elo e in rappresentanza solo di se stesso, lo leggiamo tristemente (sempreché sia lui e non un omonimo) in fondo alle classifiche dell’Open di Oberwart, in Austria.

Morirà nel 1994, ad appena 41 anni.

Qui di seguito riporto quattro partite di Vladimir Peresipkin. E questi suoi quattro avversari non sono nomi di poco conto, tutt’altro. Ecco, Gufeld, Taimanov e Kupreichik non sono più tra noi, ma davvero oggi mi piacerebbe conoscere da altri grandi come Beljavsky, Romanishin e Sveshnikov quale ricordo abbiano del nostro quasi sconosciuto eroe di un giorno.

Peresipkin-Taimanov, semif ch.Urss, Baku 1977
1. e4 c5 2. Cf3 Cc6 3. Ab5 e6 4. Axc6 bxc6 5. O-O d5 6. De2 c4 7. Ce5 Dc7 8. exd5 cxd5 9. Cc3 Cf6 10. b3 cxb3 11. axb3 Ae7 12. Aa3 Axa3 13. Txa3 O-O 14. De3 Ab7 15. Ta2 a6 16. d4 Ce4 17. Ca4 Ac6 18. f3 Axa4 19. fxe4 Ab5 20. c4 dxc4 21. bxc4 f6 22. cxb5 fxe5 23. Tfa1 exd4 24. Dxd4 Tac8 25. bxa6 Dc1+ 26. Dd1 De3+ 27. Rh1 Dxe4 28. a7 h6 29. h3 Ta8 30. Td2 Rh7 31. Td4 Df5 32. Td7 De5 33. Tb1 Rh8 34. Tdb7 Rh7 35. Dd3+ Tf5 36. Td7 Tc8 37. Td8 Txd8 38. Dxd8 De4 39. Ta1 Tf3 40. Dd2 Txh3+ 41. Rg1 Td3 42. a8=D Dd4+ 43. Df2 Td1+ 1-0

Beljavsky-Peresipkin, Baku 1977
1. d4 d5 2. c4 c6 3. Cc3 Cf6 4. Cf3 dxc4 5. a4 Af5 6. Ce5 e6 7. f3 Ab4 8. e4 Axe4 9. Cxf7 Rxf7 10. fxe4 Cxe4 11. Dh5+ g6 12. Df3+ Cf6 13. Ad2 Axc3 14. bxc3 Dd5 15. Dg3 Cbd7 16. Ae2 Ce4 17. O-O+ Rg8 18. De3 Cxd2 19. Dxd2 Rg7 20. Df4 e5 21. Dg5 Tae8 22. Ag4 h6 23. Dh4 g5 24. Dg3 exd4 25. Dc7 Te7 26. Tae1 The8 27. Txe7+ Txe7 28. Dd8 Dd6 29. h4 gxh4 30. cxd4 c3 31. Rh1 c2 32. Axd7 Txd7 33. De8 De7 34. Dh5 0-1

Gufeld-Peresipkin, Daugavpils 1978
1. e4 Cf6 2. e5 Cd5 3. d4 d6 4. Cf3 Ag4 5. Ae2 c6 6. Cg5 Axe2 7. Dxe2 dxe5 8. dxe5 e6 9. O-O Ae7 10. Ce4 O-O 11. c4 Cb4 12. Td1 Dc7 13. Ag5 Axg5 14. Cxg5 Cd7 15. a3 h6 16. Cf3 Ca6 17. Cc3 Tfd8 18. b4 Cf8 19. Ce4 Txd1+ 20. Txd1 Cb8 21. h4 a5 22. b5 Cbd7 23. Cd6 cxb5 24. cxb5 Dc3 25. De4 Dxa3 26. Dxb7 Db3 27. Ta1 Dd5 28. Dxd5 exd5 29. Cd4 a4 30. f4 Ce6 31. Cxe6 fxe6 32. Rf2 a3 33. Re3 Ta4 34. g3 a2 35. Rd2 Cc5 36. b6 Cb3+ 37. Rc3 Cxa1 38. b7 Cb3 39. b8=D+ Rh7 40. Rxb3 a1=D 41. Db5 Da2+ 42. Rc3 Ta3+ 43. Rd4 Dd2+ 44. Rc5 Ta5 0-1

Kupreichik-Peresipkin, Rostov sul Don 1976
1. e4 c6 2. d4 d5 3. e5 Af5 4. Cc3 e6 5. g4 Ag6 6. Cge2 f6 7. Cf4 fxe5 8. Cxg6 hxg6 9. dxe5 Cd7 10. Af4 Db6 11. Dd3 O-O-O 12. O-O-O Ab4 13. Dxg6 Dxf2 14. Ce2 Tf8 15. Ag5 Txh2 16. Txh2 Dxh2 17. Cf4 Ae7 18. Cxe6 Dxe5 19. Ah4 Axh4 20. Cxf8 Df4+ 0-1

P.S.: l’immagine del libro sopra riportata si riferisce ad un raro lavoro di V. Peresipkin, lavoro che presenta una curiosa particolarità e che meriterà più in là un articolo a parte.

 

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