In Zeitnot col “Giano bifronte”

(Riccardo M.)
Il gioco moderno ha conosciuto un grande proliferare di tornei veloci, rapid o blitz o altro ancora, e gli stessi tempi di riflessione delle partite “normali” si sono abbastanza ridotti rispetto a quelli di una volta. E’ forse questo il motivo per cui oggi i giovani giocatori sentono meno la pressione dell’orologio, abituati come sono a riflettere, sintetizzare e muovere con rapidità.

Ma un tempo, quando c’era la famigerata “bandierina”, lo Zeitnot era lo spauracchio di tanta gente. Forse lo era di più proprio a causa di quella stessa bandierina, che negli ultimi 5 minuti della partita, tanto alzandosi, altresì alzava l’attenzione e il pathos sulla scacchiera e in tribuna (ebbene sì, perché sovente c’erano anche le tribune!).

In un vecchio numero de “L’Italia Scacchistica”, l’indimenticato Maestro Enrico Paoli (1908-2005) ci descriveva l’approssimarsi dello Zeitnot e le sensazioni e reazioni del giocatore. Riporto qui alcuni stralci di quell’annoso e piacevole scritto.

Apro prima una parentesi per ricordare, a proposito di “Zeitnot” (che seguito apposta a scrivere con la “Z” maiuscola), che Enrico Paoli è stato un collaboratore fisso della nostra omonima rivista (1981-1984), e qui su “UnoScacchista” vi promettiamo di ripubblicare, appena possibile, tutti i suoi interessanti e inediti articoli di quegli anni.

Ma torniamo al nostro tema di oggi, cioè alla bandierina alzata, e per l’appunto con le parole di Paoli:

“…. Un’occhiata al numero delle mosse. Perbacco, me ne mancano ancora 18 per il controllo. E solo mezz’ora di tempo! Un’occhiata all’orologio dell’avversario. Brigante! Lui ha quasi un’ora di tempo ancora. Ora m’accorgo d’aver pensato troppo durante le prime mosse .… “chi ha tempo non aspetti tempo”….. O cicala sprecona ed imprevidente! Ora è venuto l’inverno ed è ormai inutile perdere il tempo in lamentele e recriminazioni.

Intanto la lancetta dei minuti si sta avvicinando inesorabilmente alla bandierina, il nervosismo cresce. L’orologio, paria del primo momento, è ora diventato un personaggio di grande importanza e ci sta guardando con la sua doppia faccia, un Giano bifronte “sui generis”….. Ci avviamo al finale e bisogna centralizzare il Re, ma ci sono ancora troppi pezzi sulla scacchiera, le Donne comprese …..

Ecco, l’avversario ha mosso: preme l’orologio e mi dà un’occhiata. Io faccio finta di niente e cerco di essere più calmo che posso. Non ha fatto nessuna delle tre mosse previste, il volpone. E’ andato a trovare la mossa più impensata e così eccomi preso alla sprovvista. Che faccio ora? Il tempo è ormai limitatissimo, pochi minuti per dodici mosse ancora. La bandierina si sta avvicinando col suo verdetto inappellabile: sembra quasi la lunetta della ghigliottina. Finalmente trovo una mossa e non ci sto tanto a riflettere: la eseguo e, di corsa, premo l’orologio. L’avversario risponde presto, troppo presto ….

E così via, mossa su mossa .… non mi resta il tempo sufficiente per scrivere le mosse. Ho tentato di farlo ma ne sono usciti dei geroglifici: ci sarà la “tavola di Rosetta” per poi decifrarli? Ma ora non ci arrivo più e sto segnando solo un trattino colla matita al posto della mossa ….. Ecco, il mio avversario ha mosso! Ed io rispondo subito. Ma quasi contemporaneamente m’accorgo di aver fatto una cappella. Mi sento un gran caldo che mi sale al cervello, su per la schiena. Poi improvvisamente un gran freddo ….. Lui ha tanto tempo che può esaminare la posizione con comodo: ha visto, sì, e subito. Ora sta controllando che non sia un tranello. Che diavolo sta studiando tanto? E’ solo per farmi soffrire di più! …

Ecco, alza la mano, sta per fare la mossa. La tiene un momentino sollevata e poi la riabbassa. Ma che succede? E’ proprio senza pietà. La risolleva: ecco, ha mosso. Proprio quello che avevo temuto. Non c’è nulla più da fare. Abbozzo un sorriso, amarissimo, e gli tendo la mano. Un rito di cavalleria al quale non si può, né si deve, mancare…. Ho abbandonato. La lancetta ha fatto cadere la bandierina, ma ormai non ha più alcun interesse. Almeno fosse caduta prima: mi avrebbe risparmiato una tensione inutile. Chiedo al mio avversario cortesemente di prestarmi il suo formulario. Copio le ultime mosse, lo completo col tempo e colla mia firma.

La tragedia è finita. Ora si riguarda insieme la partita ….”

Zeitnot (testata della rivista)

Qui la immaginaria “tragedia” (si fa per dire, fossero tutte così le tragedie …) è finita correttamente, come doveva finire. In certi casi però succedeva, e succede, l’imponderabile.

E Paoli ce ne mostrò alcuni davvero particolari. Chissà quanti lettori potrebbero citare tanti altri episodi. Avete già letto il nostro articolo Accadde in Zeitnot? No? Dategli un’occhiata.

One thought on “In Zeitnot col “Giano bifronte”

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  1. Lo Zeitnot, croce e delizia di ogni scacchista. Mi ha accompagnato per tutta la mia vita scacchistica, regalandomi gioie ed atroci delusioni. Ogni partita a dirsi: “Devo tenere sotto controllo il tempo” e poi li a soffrire sulla posizione guardando la bandierina salire sempre di più. Un turbinio di emozioni concentrate in poco tempo, con l’adrenalina che saliva, con la posizione che si complicava e con lo stesso pensiero che spesso affiorava: “… Tra pochi minuti tutto sarà finito….”. E poi dai a fare i trattini al posto di scrivere le mosse, come rievocato in maniera perfetta da Riccardo! Tutti i nostri Zeitnot: “Chiamali se vuoi …. emozioni”!

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