Giovani scacchisti e le regole “dei grandi”

(Uberto D.)
Siamo abituati a vedere gli scacchi raggiungere le pagine dei quotidiani principalmente per notizie che fanno scalpore, più che per i risultati sportivi. E due notizie dei giorni scorsi non fanno eccezione: la piccola (7 anni) israeliana Liel Levitan e il ragazzino inglese di origini indiane Shreyas Royal (9 anni), entrambi grandi promesse, si stanno confrontando con le regole scritte “dai grandi” che sembrano impedir loro di coltivare sogni scacchistici. Per Liel il problema dovrebbe essere risolto, per Shreyas ancora no.

[London Chess 2017 – Shreyas Royal giocò la mossa iniziale della partita Carlsen-Anand (Foto di Lennart Ootes dal sito del torneo)]

Sono due storie completamente diverse, ma accomunate dal senso di ingiustizia che l’applicazione delle regole dettate dalla politica suscita in chi le legge. Già, perché anche per i giovani scacchisti le storie non sono tutte trionfali, come quelle di Praggnanandhaa o di Vincent Keymer (a tal proposito, preparatevi a leggere una bella intervista di Sabine nei prossimi giorni). Ma andiamo con ordine, iniziando dalla storia di Liel Levitan.

Liel Levitan, Israele, 7 anni

Liel è una ragazzina israeliana classe 2011 che a inizio Luglio ha vinto a Cracovia il Campionato Scolastico Europeo 2018 nella categoria Ragazze sotto i 7 anni. Comprensibile la sua gioia e il suo desiderio di guardare oltre l’Europa e puntare al Campionato Scolastico Mondiale 2019, programmato nell’Aprile 2019 a Sousse (Tunisia).

European School Chess Championship 2018 – Liel Levitan (Foto dal sito del torneo)

E qui cominciano i problemi, perché la Tunisia adotta nelle competizioni sportive una politica molto restrittiva nei confronti degli atleti israeliani. il succo della questione (potete seguire l’ottimo lavoro di analisi de “IlMusso” sul suo NewsGroup, al quale sono debitore per molti dei riferimenti che troverete nel seguito) è che la notizia “La Tunisia impedisce a una giocatrice di 7 anni di giocare il Mondiale di scacchi” è finito sulle pagine di molte testate giornalistiche on-line e cartacee. In Italia, “Il Foglio“, “L’Avvenire” e “La Repubblica” sono fra i maggiori quotidiani che hanno riportato la notizia, con sfumature più o meno nette e in qualche caso citando la parola “apartheid”.

Aggiornamento del 6 Agosto, ore 16: sono venuto a conoscenza del fatto che il 27 Luglio 2018 è stata depositata una interrogazione parlamentare, presentata poi nella seduta del 30 Luglio, in merito alla questione.

Ovviamente non si sarebbe trattato di un bando “ad personam” e al momento la questione è del tutto ipotetica, dato che la competizione non è ancora avanzata dal punto organizzativo da consentire la richiesta del visto di ingresso, ma la possibilità del rifiuto da parte delle Autorità tunisine è molto concreta, tanto che l’ultima assemblea della FIDE, svoltasi a Bucarest il 9-10 Luglio scorso, ha lanciato un chiaro segnale agli organizzatori tunisini. Come si legge tra le decisioni dell’assemblea (decisione 2PB-2018/38), “Informare la Federazione Scacchistica che nel caso non inviino dettagli sul “World Schools Individual 2019”, l’evento sarà assegnato alla Turchia.” Il riferimento al caso dei visti ai giocatori israeliani non è esplicito, ma, considerando la recente ventata di chiarezza (stimolata dalle prossime elezioni), è di attualità l’applicazione effettiva dello statuto della FIDE, Articolo 1.2, dove si legge “La FIDE rifiuta qualsiasi trattamento discriminatorio per motivi di nazionalità, politici, razziali, sociali o religiosi o per ragioni sessiste.” e “Gli eventi FIDE possono essere ospitati solo da Federazioni dove è garantito il libero accesso ai rappresentanti di tutte le Federazioni“.

European School Chess Championship 2018 – Liel Levitan in azione (Foto dal sito del torneo)

E venerdì scorso, 3 Agosto, è giunta, graditissima, la notizia che la Federazione Scacchistica Tunisina ha comunicato ufficialmente alla FIDE che non verrà imposta nessuna limitazione alla partecipazione di Liel Levitan al Campionato Scolastico Mondiale 2019 di Sousse. La notizia, pubblicata dalla BNVCA (Bureau National de Vigilance Contre l’Antisémitisme) e subito ripresa dai maggiori quotidiani israeliani (come The Times of Israel), non chiarisce se questa decisione vale per tutti i partecipanti israeliani alla competizione, ma è sicuramente un buon passo verso il superamento delle barriere non sportive che ancora esistono nel mondo degli scacchi. Un passo che, ovviamente, dovrebbe avere anche un impatto positivo per altre discipline sportive.

Complimenti alla FIDE per essere riuscita dove molti credevano non fosse possibile: se questo è il risultato della campagna elettorale che i tre candidati hanno impostato all’insegna della discontinuità con la gestione Ilyumzhinov, non posso che esserne soddisfatto.

Shreyas Royal, Inghilterra, 9 anni

Shreyas (o, come preferisce farsi chiamare “Shrez”), è stato definito dalla Federazione Scacchistica Inglese come “la più grande promessa della attuale generazione“. La lista dei suoi successi è già molto lunga e lui ha già dichiarato che il suo obiettivo è diventare Campione del Mondo a 21 anni. Attualmente ha il titolo di Candidato Maestro e proprio ieri ha completato il “Major Open” del 105° Campionato nazionale inglese di Hull, arrivando 14° (su 77) e registrando un guadagno di 105 punti Elo, risultato che gli è valso il premio per il maggior guadagno Elo nella categoria sopra i 1900.

London Chess 2017 – Shreyas Royal dopo aver giocato la mossa iniziale della partita Carlsen-Anand (Foto di Lennart Ootes dal sito del torneo)

Tutto sembra andare bene per il ragazzino, vero? Invece c’è un problema: la sua famiglia si è trasferita dall’India in Inghilterra nel 2012 (quando Shrez aveva 3 anni) con un permesso di soggiorno per lavoro. Tecnicamente il permesso è denominato “Tier 2 (Intra-company Transfer) visa” e garantisce una permanenza per un massimo di 9 anni solo se il reddito familiare è superiore alle 120.000 sterline all’anno. Visto che il padre, Jitendra, non guadagna tale cifra, il visto scadrà il 10 Settembre prossimo e la famiglia dovrà rientrare in India.

La situazione è burocraticamente molto chiara, ma la speranza dei genitori e del movimento scacchistico inglese è che l’Home Office (il Ministero degli Interni) e il Ministero dell’Immigrazione vorranno applicare la discrezionalità che è concessa nel valutare le applicazioni per i visti e i permessi di soggiorno, considerando le potenzialità del giovane Shreyas.

L’effetto sul ragazzino del rifiuto ricevuto dal padre per l’estensione del visto è stato subito evidente: la notizia lo ha profondamente scosso e, nonostante l’aiuto del padre, Shrez, che aveva cominciato il torneo a Hull con 4,5 su 6, ha perso due partite in fila, prima di riuscire a vincere (brillantemente) all’ultimo turno quella che potrebbe essere stata la sua ultima partita come giocatore inglese. Molto, molto triste.

A sostegno della sua causa si sono mossi in molti, da alcuni parlamentari a John Cleese (conosciutissimo nel Regno Unito per essere stato uno dei Monty Python), senza trascurare ovviamente molti esponenti del movimento scacchistico, come Malcolm Pein, Chris Ward e John Saunders. Potete trovarne i riferimenti nell’articolo di Peter Doggers apparso su chess.com.

John Cleese non ha perso l’occasione per attaccare l’attuale governo (“É tipico di questo terribile governo mettere i soldi davanti al talento“), ma è vero che i maggiori media inglesi (riporto, ad esempio, i link ai siti della BBC, del “The Guardian“, del “Sunday Times” e del “Daily Times“) hanno riportato la notizia con uniformità di opinione indipendentemente dalla loro preferenza politica: il governo deve trovare il modo di risolvere la situazione e concedere il visto. La notizia è arrivata anche in Italia, dove è stata pubblicata dal “Corriere della Sera“.

La parlamentare Rachel Reeves (una ex-giocatrice di talento, da sempre sostenitrice degli scacchi) ha preso carta (intestata) e penna e ha scritto direttamente a Sajid Javid, Segretario di Stato per gli affari interni, affiancata da un altro parlamentare, Matthew Pennycook. I due hanno anche scritto a Jeremy Wright, Segretario di Stato per il digitale, la cultura, i media e lo sport.

Per ora l’unica risposta è arrivata dal Ministro per l’immigrazione, Caroline Noakes, che, a fronte della richiesta avanzata da Dominic Lawson della “English Chess Federation” ha dichiarato che “Anche tenendo conto delle grandi promesse di Shreyas (…) non ci sono possibilità, rispettando le attuali regole, di permettere al signor Singh e alla sua famiglia di rimanere nel Regno Unito.

Il movimento scacchistico inglese sembra aver fatto tutte le mosse possibili per consentire a Shrez di rimanere in Inghilterra con la sua famiglia: speriamo che la “discrezionalità” citata da un portavoce del Ministero degli Interni venga applicata dal Ministero dell’Immigrazione.

La situazione attuale non appare troppo rosea, ma speriamo di poter presto raccontarvi di una conclusione positiva, come fu per Fahim Mohammad: immigrato irregolare (sans papier) assieme al padre in Francia dal Bangladesh, ottenne la regolarizzazione del suo stato dopo aver vinto il Campionato Francese Under 12 nel 2012. Non la conoscete o non ve la ricordate? E’ una bella storia, di immigrazione, di scacchi e di accoglienza.

One thought on “Giovani scacchisti e le regole “dei grandi”

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  1. Visto che la questione riguardante la piccola Liel pare essersi positivamente risolta, tifo ora spudoratamente perché ciò avvenga anche per il giovane “Shrez”.
    Se tutti quanti faremo sentire la nostra voce a supporto di questa giovane promessa, sono certa che ce la farà. In bocca al lupo Shrez!!

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