Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

In quante mosse daremo scaccomatto al Covid-19?

7 min read

(Riccardo M.)
E’ un po’ presto per dirlo, ma tutte le nostre forze oggi debbono essere puntate in questa direzione. Qualche spiraglio di speranza arriva da alcuni segnali di ieri, ad esempio dalla Germania, dove sembra che sia stata autorizzata la prima sperimentazione di un vaccino su alcuni volontari sani, sperimentazione che intorno a fine aprile dovrebbe essere autorizzata anche in Inghilterra (tra l’altro con un vaccino messo a punto da un’azienda di Pomezia).

Eh, sì: è proprio quello al coronavirus lo scacco matto più atteso del secolo! Speriamo di riuscirci. Intanto anche gli scacchi e gli scacchisti soffrono, ma di sicuro (a parte le dolorose perdite di vite umane) soffrono assai meno di tanti altri meno fortunati e più in prima linea in questa imprevista e complicatissima guerra, contro un virus senza pietà che si nasconde, come appena scoperto all’ospedale romano Spallanzani (è una notizia che mi giunge mentre sto scrivendo queste righe), perfino nelle lacrime dei malati.

I siti di scacchi tacciono o quasi, ormai, sulla cronaca. Ai livelli più alti, le prossime tre prove del Grand Chess Tour (Bucarest, Parigi e Zagabria) sono state cancellate, quelle di fine agosto a St Louis sono tuttora incerte.

“The Grand Chess Tour’s priority is the health and well-being of our participants, spectators, staff and partners,” said GCT Executive Director Michael Khodarkovsky. “The GCT board of directors reached this decision in collaboration with partners and sponsors based on recommendations from the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) and the World Health Organization (WHO).”

Questo era il comunicato degli organizzatori, che poi hanno cercato di rassicurare gli scacchisti sul futuro, aggiungendo che: “We would like to reassure players and the world chess community that all our sponsors and partners: Superbet Group and Superbet Foundation, Vivendi SA, Colliers International, and the Saint Louis Chess Club have confirmed their commitment for the 2021 season. The sixth season is now to be held in 2021, and fans around the world can expect an expanded tour.”

Già. Gli sponsor confermano il loro impegno, ci rassicurano per il 2021. Gli appassionati tirano (molto piano, però, eh?) un sospiro di sollievo.

Il Covid-19 però non ha risparmiato nessuno Stato e nessun ambiente; non sappiamo ancora come finirà questa triste storia, non sappiamo quanti decessi conteremo in tutto il mondo, non sappiamo quando arriverà la fine e se il virus si ripresenterà ancor più forte nel prossimo autunno, non sappiamo quanta parte del vivere di ieri e del mondo di ieri potrà sopravvivere; non sappiamo se e come cambieranno le nostre abitudini e soprattutto se le economie mondiali saranno in grado di reggere un urto che non ha avuto uguali negli ultimi 75 anni e che rischia di compromettere seriamente la vita di centinaia di milioni di famiglie.

Ci sarà bisogno di tanta solidarietà, in specie nei confronti di chi ha meno, ci sarà bisogno di tanta competenza e tanti sacrifici, e di tanta fortuna. E dobbiamo pregare affinché non si realizzino gli scenari peggiori, ultimo quello evocato ieri dall’ONU, ovvero delle “carestie mondiali di proporzioni bibliche”. Una nota del 22 aprile dell’Agenzia ANSA informa che secondo David Beasley, capo del “Programma alimentare mondiale” (Pam), “è necessaria un’azione urgente per evitare una catastrofe umanitaria. Un rapporto del Pam stima che il numero di persone che soffrono la fame potrebbe passare da 135 milioni a oltre 250 milioni. Quelli più a rischio sono in dieci Paesi più colpiti da conflitti, crisi economiche e cambiamenti climatici”.

Ed io vorrei aggiungere che c’è bisogno, in specie in Italia, di molta più collaborazione e rispetto fra le istituzioni e di meno ottusa litigiosità e lotta per il potere politico, lotta che è a sua volta un altro virus terribilmente dannoso e contro il quale pare che i vaccini non solo non esistano, ma neppure si vadano cercando.

E vorrei, in momenti così difficili, non voler leggere più notizie come questa (appena apparsa in sovra-impressione mentre scrivo): “Un funzionario dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stato ucciso in Birmania, nello stato di Rakhine, vittima di un attacco mentre trasportava campioni per i test per il Coronavirus su un veicolo dell’organizzazione che fa parte delle Nazioni Unite”.

In tema di scacchi, quando si parla di politica si pensa anche a Garry Kasparov, e il campione di Baku, oggi residente negli USA, non si è fatto attendere rilasciando a “La Stampa” nei giorni scorsi alcune pungenti dichiarazioni: “Penso a quanto sta accadendo in Russia, in Cina, ma anche in Ungheria. Sono settimane che i regimi dittatoriali, anche con l’uso spregiudicato della rete e delle fake news, inondano l’Occidente di messaggi per mettere in dubbio l’efficacia dei sistemi democratici nel contrasto della pandemia”. E allora gli aiuti russi all’Italia? “Si tratta di un’operazione militare e di intelligence, non certo un aiuto umanitario, e infatti è stata un’operazione gestita dall’esercito e dall’intelligence russa”.

Gli scacchi in queste settimane paiono addirittura un rifugio, una riscoperta per chi è costretto a stare a casa. Queste erano, alcuni giorni fa, le parole che si potevano leggere sul sito di “RAInews”: “Scacchi: è boom online, in Italia sono circa in diecimila a giocare durante la pandemia. Interrotti tutti i tornei dal vivo, non solo i grandi campioni ma tutti gli appassionati si sono riversati nelle sfide online”. Forse a RAInews sembra alto quel numero di 10.000, a me un po’ meno.

In altri Paesi si sono avute iniziative meritorie per promuovere gli scacchi, come questa ad Alicante, in Spagna, dove leggiamo:

“Te proponemos pasar ratos amenos aprendiendo a jugar, divirtiéndote y reflexionando con nosotros. Es nuestra particular forma de luchar contra el coronavirus demostrando que el ajedrez no tiene porqué parar” (… gli scacchi non debbono fermarsi. Bravi!)

In ogni modo Carlsen e Caruana paiono, in questa circostanza, esser messi un po’ meglio  (ad esempio) dei tennisti Nadal e Federer, ma questi ultimi certamente avranno almeno un campetto personale per gli allenamenti. Gli altri? Mah! A pagare il prezzo più alto sono e saranno sempre i più poveri, nello sport e nella vita.

Alexandra Kosteniuk, ritratta da David Llada

La ex campionessa mondiale Alexandria Kosteniuk, in un’intervista rilasciata pochi giorni fa al sito russo mk.ru/sport, diceva:

Sì, i giocatori di scacchi con la quarantena non si bloccano completamente … hanno varie opzioni per il lavoro a distanza, possono andare on line, in streaming, dare lezioni; noi componenti delle squadre olimpiche poi siamo fortunati perché in Russia abbiamo uno stipendio pagatoci dal Ministero dello Sport”. Ma non sempre è così. “Molti giocatori debbono pagare i loro allenatori … e se la situazione economica peggiorerà gli scacchi perderanno gli sponsor e di conseguenza ci saranno meno tornei e sicuramente minori montepremi”.

Nel mondo, oltre all’aspetto sanitario e a quello economico, c’è un terzo aspetto che,  qualora dovessero troppo protrarsi o ripresentarsi i protocolli di lockdown, potrebbe rappresentare un elevato rischio sociale: quello psicologico, dovuto al forzato e prolungato isolamento che debbono sopportare le famiglie, in particolare gli anziani, i bambini e le persone che vivono da sole.

Una vittima (si fa per dire) di tali restrizioni in atto è stato un altro campione mondiale, Viswanathan Anand, il quale, andato in Germania per partecipare alla Bundesliga con la squadra del “SC Baden”, è ancora lì bloccato da circa due mesi. Anand è stato raggiunto per telefono dai colleghi della PTI (Printing Trust of India):

Le persone qui sembrano abbastanza tranquille, e il tasso di mortalità è piuttosto basso. Tutto sommato, l’unico problema è che sono tagliato fuori da casa, ma per il resto sto bene: ho amici che vivono nelle vicinanze e questo è un grande conforto. E’ un po’ scioccante che tanti tornei siano stati cancellati e che tutti siano a casa… Ma giocare su Internet è divertente e in questo gli scacchi erano da tempo preparati… E poi tutti i giorni sono in videochiamata con mio figlio Akhil”.

In Germania Anand ha potuto fare per la prima volta il commentatore di un evento in diretta, quello dei “Candidati” di Ekaterinburg interrotto a causa della pandemia, ed ha potuto anche dare una mano al suo Paese natale, partecipando ad un evento on-line, insieme ad altri cinque forti giocatori indiani, per raccogliere fondi a favore di un’associazione di beneficenza.

D.Gukesh

Di casi come quello accaduto ad Anand ce ne sono stati moltissimi nel mondo. Per fermarci agli scacchi, sappiamo che un gruppo numeroso di giocatori francesi, irlandesi ed olandesi è stato bloccato in quarantena a Murmansk (la città più a nord della Russia) quando a fine marzo è stato diagnosticato il Covid19 ad un rappresentante della squadra irlandese.

Sempre all’indiana PTI un giovane Grande Maestro, il quattordicenne Dommaraju Gukesh, ha dichiarato in questi giorni: “Dovrò riprogrammare la mia strada nei prossimi mesi, quando la situazione sanitaria me lo consentirà, ma in questo momento la cosa più importante è la vita di milioni di persone”.

… e lo è per tutti noi. Ecco, ragazzi come Gukesh ci aiutano a credere che lo scaccomatto al Covid-19 non sarà troppo lontano e che il mondo troverà presto la forza per riprendere il suo cammino.

[L’immagine di apertura è presa dall’edizione del 11.03.20 del quotidiano on line “Basilicata24.it”]

1 thought on “In quante mosse daremo scaccomatto al Covid-19?

  1. Bello il riferimento agli aiuti russi all’Italia! Molti, forse troppi, nel nostro paese pensano siano stati disinteressati e dettati da puro altruismo. Ma purtroppo non è così e le motivazioni alla base del gesto sono molto meno nobili….

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