Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il delirio enciclopedico di Anton Mario Lanza

14 min read

(Riccardo M.)
Questo articolo tenta di essere un omaggio ad un grande appassionato di scacchi dell’Italia del secolo scorso e, insieme, un momento di riflessione sia su un particolare approccio degli autori intorno a certi monumentali progetti letterari, sia su un settore che è stato completamente trasformato in questi ultimi decenni dall’avvento di internet.

(n.b.: L’articolo è stato pubblicato nello “Yearbook” 2021, organo ufficiale dell’ASIGC, pagg. 179 e segg., n.d.A.)

Ciò che oggi è consentito fare grazie alla tecnologia era inimmaginabile un tempo, e mai potremo sapere quanto questi nuovi strumenti avrebbero cambiato la vita e le opere di alcuni personaggi che nella storia (e non solo in quella degli scacchi) hanno avuto progetti importanti ma non sufficienti mezzi o anni per portarli a compimento. Ma mi si dirà, giustamente, che “ognuno è figlio del suo tempo”, quindi prendiamone atto e andiamo a raccontare una storia che credo sia non abbastanza nota.

Parlo di anni dominati dalla carta e dalla penna, e uno di quei personaggi era senza dubbio Anton Mario Lanza. Chi era costui? Lo leggiamo sul sempre prezioso “Dizionario Enciclopedico degli scacchi” di Chicco/Porreca:

Giocatore e scrittore (Palermo 12.3.1889-Milano 25.3.1964). Esplicò un’intensa attività per la divulgazione del gioco, pubblicando numerosi articoli sulle riviste “L’Alfiere di Re”, “L’Eco degli scacchi”, “L’Italia scacchistica” e “La Scacchiera” e curando varie rubriche su quotidiani e settimanali, fra i quali “Tempo”. Fu tra i fondatori della F.S.I. e ricoprì cariche amministrative in numerosi sodalizi scacchistici. Per tale attività fu nominato dalla F.S.I. maestro ad honorem.

Attese per tutta la vita a raccogliere materiale per una Enciclopedia scacchistica, che non poté ultimare.

Alla morte lasciò la sua collezione di libri scacchistici alla Biblioteca Nazionale di Brera a completamento del lascito di Edoardo Crespi Pozzi”.

Avremmo voluto volentieri leggere qualcosa di più su Lanza anche su “La storia degli scacchi in Italia” (appunto perché “in Italia” e Lanza italiano fu) ma, come lamento in altri miei scritti, quest’opera cita centinaia di giocatori e centinaia di tornei anche minori, ma trascura figure di rilievo che alla diffusione del nostro gioco in Italia hanno proficuamente dedicato gran parte degli anni della loro vita.

In futuro, quando qualcun altro darà (forse) alle stampe un’altra “Storia degli scacchi”, mi vorrei augurare un approccio diverso, ovvero che vengano citati un po’ meno una serie di poco significativi risultati di qualche maestro FIDE o internazionale e che ci sia il giusto spazio per chi, come ad esempio il maestro Adolivio Capece, ha affiancato e affianca da oltre mezzo secolo la FSI e i mass media, i quotidiani, le riviste, i blog come il nostro, per portare nelle case di tanti italiani (anche di quelli che non avevano/hanno un circolo prossimo alla loro abitazione e a volte neppure internet) informazioni, ricerche, recensioni, analisi, storie, episodi eccetera … E’ soprattutto grazie a persone come Adolivio Capece che migliaia e migliaia di curiosi e interessati hanno potuto avere un minimo contatto con gli avvenimenti scacchistici nazionali e internazionali, con quel mondo a 64 caselle che invece alcuni hanno sempre trattato quasi come un recinto elitario per una specie eletta, un recinto incredibilmente da difendere da quelle masse che potevano dare l’assalto ai loro piccoli privilegi, alle loro classifiche, alle loro conoscenze, ai loro incarichi, alle loro attività di vario genere conquistate in vario modo. Chiusa la doverosa parentesi: ho già detto abbastanza, è passato il “mal di panza” e perciò torniamo al Lanza…

E parliamo della sua “Enciclopedia degli scacchi”. Aveva appena sui 25 anni Anton Mario durante la prima guerra mondiale, ma l’idea di realizzare l’Enciclopedia già stava, sia pur lentamente, prendendo forma: la ebbe nel 1914, mentre lavorava intorno alla “Grande Enciclopedia Popolare Sonzogno”.

E proprio nel 1914 i coniugi Lanza ebbero una figlia, Nelly, una figlia che si sarebbe un giorno dedicata anche lei agli scacchi.

Il 1914 è evidentemente stato per Lanza un anno di progetti realizzati e da realizzare, e fu attivo anche come giocatore, dal momento che leggiamo il suo nome nella squadra del Circolo scacchistico di Palermo che si recò a Napoli per la sfida col Circolo Napoletano: la sfida finì in parità (4,5 a 4,5) e Lanza sconfisse Luigi Busco.

Aveva iniziato, Lanza, a raccogliere del materiale e, finita la prima guerra, in occasione del Torneo Crespi di Milano 1919, ebbe modo di parlarne con un altro luminare degli scacchi, il notaio Carlo Salvioli. Gliene espose il programma e Salvioli ebbe a dire “E’ un’opera senza precedenti!”. In effetti (scrisse Lanza) al suo progetto non si poteva paragonare nessun’altra opera mondiale conosciuta, in quanto la “Encyclopédie des Echecs” di Alexander, edita nel 1817, era soltanto un repertorio di aperture, mentre la Miscellanea dell’Usigli, edita nel 1837, era uno “zibaldone di cose scacchistiche senza metodo né proporzioni, che si deve sfogliare per intero per trovarvi qualcosa che si cerca e che molto spesso … non c’è!”.

A.M.Lanza (immagine tratta da un articolo di Edward Winter, dal titolo “Unsolved Chess Mysteries (15)” pubblicato nel 2007 su ChessBase)

Viceversa l’intento di Lanza, che nel 1920 fu tra i fondatori della F.S.I., era quello di preparare un lavoro organico e completo, di facile e immediata consultazione come qualunque altra enciclopedia, ovvero in ordine alfabetico, un’opera quindi non di tecnica, “dove il curioso può aggiornarsi ma non istruirsi, ché tale compito è lasciato ai manuali e ai trattati sul gioco”.

La prima bozza dell’opera completa era pronta intorno al 1921, forse abbisognava di limature e aggiustamenti, comunque sembrò che la casa editrice potesse essere, l’anno successivo, la stessa che pubblicava “L’Alfiere di Re”. La cosa però non ebbe a realizzarsi: poco male, e intanto si poteva andare avanti col lavoro … arricchire gli schedari… scrivere articoli per la rivista palermitana, continuare a giocare a tavolino. Qui in realtà le soddisfazioni non furono molte: nel 1923 perse nettamente (+1, =1, -5) una sfida con il campione del Circolo Caissa di Palermo, Eduardo Albeggiani.

Trascorsero gli anni, Lanza continuava a scrivere e a raccogliere materiale. Si arrivò al 1929, quando a lui, quarantenne, l’editore Hoepli (così raccontò Anton Mario stesso) comunicò che stava per decidersi ad intraprendere la pubblicazione, avendone subodorato, da vero esperto dell’editoria, l’importanza e l’originalità. Ma fu lo stesso Lanza a prender tempo, a parlare ancora di progetto, a dire che l’opera doveva  essere rifinita e completata. Insomma, non seppe cogliere la palla al balzo, prese ulteriore tempo e l’occasione quasi irripetibile sfumò. Peccato.

Intanto si era trasferito a Milano, dove pure partecipò attivamente alla vita scacchistica cittadina. Fu così nel 1938 tra gli artefici, insieme a Giovanni Ferrantes e al conte Gian Carlo Dal Verme, della manifestazione nota col nome di “Aprile Scacchistico Milanese”, che vide 5 tornei e varie manifestazioni di contorno (il torneo principale, quello internazionale, fu vinto alla pari da Eliskases e Monticelli).

Soddisfazioni qui gli giunsero dalla figlia Nelly (27.5.1914-?), che ottenne brillantemente il titolo di “maestro” classificandosi seconda, alle spalle di Clarice Benini, nel 1° torneo nazionale femminile nell’ambito di detta manifestazione del 1938; e Nelly fu poi seconda l’anno successivo in quello che si svolse a Roma. Dopo la seconda guerra Nelly vinse il 1° campionato femminile dell’U.S.I. nel 1950 e fu terza in quello del 1952. Chissà se Anton Mario aveva pronta per lei una voce della sua Enciclopedia?

Trascorsero interamente gli anni ’30, senza che il sogno enciclopedico di Lanza prendesse ancora concretezza e forma.

Cosa effettivamente mancava a Lanza (a parte il denaro, forse) per trasformare il suo sogno in realtà? Lo spiegò anni più tardi lo stesso Anton Mario, scrivendo che “mi dicevo sempre che doveva esserci un termine per arrestare il mio lavoro, ma ogni volta subentrava un argomento nuovo che me lo faceva rimandare: un campionato mondiale, un torneo di eccezionale importanza, l’idea di includere nelle voci questo o quell’altro lato attinente il problema, la scaccografia, le organizzazioni scacchistiche dei singoli Paesi, una nuova serie di tornei, la collezione delle più belle partite, o delle più singolari, o delle più brevi o più lunghe, delle bizzarrie più strampalate o umoristiche … Via via, come una fiumana che incalza, il materiale affluiva ai miei schedari, li infittiva, li faceva quasi straripare, e l’opera si allargava, si gonfiava, minacciava di ammalarsi di elefantiasi. Finché ….

… Finché ebbe a terminare anche la seconda guerra mondiale e iniziava un’altra guerra, per fortuna con meno danni, quella dentro la F.S.I.. Nel febbraio 1950 si ebbe la scissione e vari circoli costituirono l’Unione Scacchistica Italiana (U.S.I.). Anton Mario Lanza ne divenne segretario e la neonata “La Scacchiera”, la rivista mensile del Circolo Scacchistico Ambrosiano, ne fu l’organo ufficioso. La rivista aveva la sede amministrativa in Via Pagliano 5, a Milano, aveva i due sponsor principali nei medicinali Carlo Erba e nel panettone Alemagna e firme di tutto rispetto quali quelle di Adriano Chicco e di Enrico Paoli, oltre allo stesso Lanza.

E così nell’ambito de “La Scacchiera” riprese quota la possibilità della pubblicazione dell’opera dello scrittore palermitano, e tale possibilità parve realtà nel 1952, alla soglia dei suoi 63 anni. Nel numero di ottobre del ’52 si annunciava che “la notizia della imminente pubblicazione a dispense, allegate ad ogni nostro fascicolo, dell’attesa ‘Enciclopedia degli scacchi’ ha suscitato il più vivo entusiasmo”.

Ma qui affiorarono due errori fatali. Il primo consisteva nell’insistere il Lanza a considerare il suo lavoro come qualcosa di perennemente “in fieri”, ed infatti la rivista precisa che “per assicurare una scrupolosa revisione dell’enorme materiale accumulato ed una obiettiva scelta di quello da pubblicare alle singole ‘voci’, l’Autore ha chiamato vicino a sé una commissione di esperti nelle varie branche scacchistiche, soprattutto con diligenti analizzatori con due particolari sezioni, una a Milano ed una a Roma”. Non solo, ma si aggiunge che “l’Autore fa affidamento sulla cortese e spontanea collaborazione degli scacchisti in genere, ossia di tutti gli interessati a che l’opera riesca veramente completa e degna dello scopo che si prefigge”.

Revisione? Collaborazione? Come se Dante Alighieri avesse chiamato a raccolta tutti i fiorentini a suggerire/tagliare versi della “Divina Commedia” e poi a sottoporre i loro suggerimenti ad una commissione bicamerale! Un pensiero indubbiamente democratico quanto scellerato.

Giustamente qualcuno osservò che, data la mole dell’opera, per vederla completata ci sarebbero voluti parecchi anni, e ciò sarebbe nuociuto gravemente alla sua utilità immediata. La direzione de “La Scacchiera” li tranquillizzava, ottimisticamente assicurando di aver preventivato per l’intera stampa “un lasso completo di 4 anni”, ma che, dopo i primi fascicoli, si sarebbe potuto procedere con “ritmo sempre più accelerato”.

Il secondo errore, altrettanto grave, risiedeva nell’aver deciso la rivista di aumentare del 50% (da lit. 1.000 a 1.500) per il 1953 l’abbonamento annuo e averlo sollecitato in largo anticipo “nell’interesse del pubblico” in quanto il piano dell’opera necessitava di un preventivo preciso e “lo sforzo a cui la Rivista si sta accingendo è veramente oneroso e deve essere accortamente misurato …. non essendo possibile provvedere in un secondo tempo alla stampa di altre copie per i ritardatari”.

Il passo era, come suol dirsi, più lungo della gamba, e la Rivista aveva forse puntato troppo sull’interesse che si era manifestato per la “monumentale opera sin dal primo annuncio della sua uscita”. E’ difficile che un appassionato programmi di attendere 4 anni per avere completa e poi rilegare un’opera e infatti ….

Ma apriamo qui una parentesi. Per capire la grandiosità e nello stesso tempo i limiti innati dell’Enciclopedia di Anton Mario Lanza non c’è nulla di meglio delle sue stesse parole (“La Scacchiera”, n. 8-9, 1952), con le quali descriveva la genesi (1914) e l’evolversi del suo lavoro:

Quella sera cominciai a metter giù la prima voce: “Abbandonare” …. Ritenevo infatti che quello fosse il primo vocabolo da trattare, in ordine alfabetico. Ma ben presto scopersi che ce n’era un altro a precederlo: “Abbadessa Francesco”, un giocatore e problemista palermitano, di cui avevo inteso un gran bene ai tempi dei miei primi passi scacchistici. E subito dopo mi dissi che c’era ancora una voce in precedenza: la lettera “A”, iniziale di Alfiere; sicuro, anche i segni indicatici dei pezzi dovevano stare in una Enciclopedia, che doveva logicamente racchiudere tutto lo scibile scacchistico.

Da quel momento fu un continuo susseguirsi di scoperte del genere: nuove voci che potevano, che dovevano essere incluse, su cui dovevo assolutamente ragguagliarmi. Poiché io avevo allora pochi libri e tutto il resto … dovevo rintracciarlo. Cominciò allora la febbrile ricerca, la caccia anche al più piccolo ritaglio di stampa, la consultazione di testi su testi, la raccolta degli appunti, l’accantonamento dei foglietti in scatole, scatolini, scatoloni.

Con tutto ciò, il mio programma era ancora limitato; calcolavo che con tre, quattrocento pagine su due colonne me la sarei cavata. Ma a mano a mano che il lavoro di raccolta e di trascrizione procedeva, si andavano allargando i criteri di compilazione, aumentavano i soggetti da prendere in esame, affioravano i particolari che sarebbe stato un peccato di trascurare. Talché, a poco a poco, i mesi, gli anni passarono, e le cartelle degli appunti, gli estratti, i riferimenti, da centinaia divennero migliaia, poi decine di migliaia, poi centinaia di migliaia …

Venne il 1915, la guerra, il mio richiamo alle armi, vennero le mie peregrinazioni, e sempre io avevo con me, sul tavolo di studio, sopra il tavolino da notte, nella busta delle carte, dentro la cassetta di ordinanza, un libro, una rivista, un lapis, dei foglietti bianchi … Quanti libri ho consultati? Quante riviste ho fatto passare? Forse sono stato l’unico che abbia domandato in lettura i volumi della Collezione Crespi alla Biblioteca di Brera, l’unico che abbia rovistato a piene mani fra i testi della ex Biblioteca Tonetti. E oggi il bagaglio raccolto è semplicemente mastodontico, tale che nessuno mai ha certo pensato di mettere assieme …

A questo punto il Lanza citava una serie di nomi, ringraziandoli, che disinteressatamente avevano via via collaborato con lui nella realizzazione dell’opera: Batori, Singer, Guidelli, Pellegrini, Rosselli, Dawson, Blanchard, Goetz, Papa, Codazzi, Rinaldini, Marotti, Paparella. Poi continuava così parlandoci di contenuti:

Opera essenzialmente d’informazione, essa non trascura alcun argomento e alcun dettaglio, dà il quadro prospettico di tutti gli avvenimenti scacchistici occorsi nel mondo in ogni tempo, indica i partecipanti e gli esiti di tutti i tornei internazionali e dei singoli matches magistrali o a squadre disputati, dà la biografia di giocatori, problemisti e cultori in ogni senso del gioco, espone e spiega tutte le differenti notazioni, i sistemi di disputa dei tornei, i vari modi d’interpretare le regole del gioco; dà infine un copiosissimo florilegio di partite, problemi, studi e finali ….

Il volume dell’opera? (mi sento chiedere da ogni parte). Sarà certamente considerevole, perché tale è lo scibile che essa abbraccia, ma questo genere di lavori assume tanto più valore quanto più estesa e minuziosa è la trattazione. Mille, duemila, tremila pagine? Forse sì, forse no, giuro che non ho fatto un calcolo sufficientemente approssimativo. Certo che le pagine saranno molte. Ma appunto per questo …. è più degno di considerazione lo sforzo a cui si accinge ‘La Scacchiera’ per realizzare finalmente quest’impresa di Sisifo, che ha richiesto quasi 40 anni (i tre quarti della mia vita!) di lavoro assiduo e tenace, di immutabile fiducia, di ardente passione per gli scacchi”.

Ma, come sopra abbiamo lasciato intendere, il momento e le modalità scelte per presentare e pubblicare “l’impresa di Sisifo” non furono le ottimali: sarebbero usciti appena tre fascicoli dell’Enciclopedia di Lanza nei primi tre numeri del 1953 (non li abbiamo, purtroppo) e poi qualcosa si sarebbe definitivamente guastato nei rapporti fra lui e Ariodante Agostinucci, il direttore de “La Scacchiera”, una persona dal carattere spigoloso e polemico. Non si parlò più di quell’Enciclopedia, che purtroppo restò per sempre racchiusa in quelle “scatole, scatolini e scatoloni” del povero Anton Mario. Soltanto la lettera “A” non rimase manoscritta come tutto il resto. E anche “La Scacchiera”, dopo il promettente inizio, non riuscì a decollare, perse alcune firme (ovviamente anche quella del nostro Lanza), calarono i contenuti e le pagine, e chiuse i battenti nel febbraio del 1956.

Anton Mario Lanza morì a Milano il 25 marzo del 1964, poco dopo aver compiuto i 75 anni.

L’Italia Scacchistica gli dedicò un breve necrologio: “Fu tra i fondatori della F.S.I., di cui ebbe per vari anni la carica di consigliere; fu pure segretario attivo della Società Scacchistica Milanese e, prima della seconda guerra mondiale, anche direttore tecnico per la Lombardia dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Collaborò per molti anni alle riviste “L’Italia Scacchistica”, “L’Alfiere di Re”, “La Scacchiera” e alle rubriche scacchistiche di molti giornali e settimanali, di cui l’ultima fu “Tempo” di Milano. Costituì circoli, incrementò il gioco per corrispondenza, raccolse notizie, dati storici e statistici, riviste, libri, tanto da formare un’importante biblioteca, da lui lasciata alla Biblioteca Nazionale di Brera” (1). Per tale sua continua e preziosa attività la F.S.I. gli conferì il titolo di “maestro ad honorem”. Intraprese infine un’opera colossale, l’Enciclopedia degli scacchi, le cui prime puntate apparvero su “La Scacchiera”. Purtroppo non ebbe il tempo di riordinare l’immenso materiale raccolto e l’opera rimase così incompiuta. Ma, oltre alle numerose benemerenze della sua attività, è doveroso ricordare le sue grandi doti d’animo e di cuore, di signorilità del tratto e di bontà d’animo, di modestia e di semplicità, che lo hanno fatto apprezzare ed amare da quanti lo hanno avvicinato, e in modo speciale dai suoi numerosi amici, che conserveranno di lui un perenne ricordo”.

Può essere che la infinita storia di quell’opera sia stata da buona guida e suggerimenti per quel “Dizionario Enciclopedico degli scacchi” che Adriano Chicco e Giorgio Porreca pubblicarono qualche tempo dopo, nel novembre del 1971, per le edizioni “Mursia”. Non soltanto il loro lavoro concretizzava l’idea di Lanza di un Dizionario con la doppia colonna per ogni pagina, ma nella presentazione degli autori si legge: “…. Pensiamo che un Dizionario debba soprattutto offrire molte notizie su molti argomenti e su molte persone ….”. Questo è in verità il segreto per tagliare il traguardo della pubblicazione, mentre il Lanza si era intestardito nel voler offrire “tutte le notizie su tutti gli argomenti e su tutte le persone”, andando incontro ad un ineluttabile naufragio.

Curiosamente, le prime due parole della prima pagina del Dizionario di Chicco e Porreca furono “abbandonare” e “abbandono”, proprio come era venuto in mente 57 anni prima ad Anton Mario, il quale poi malauguratamente si perdette nel pensare ad Abbadessa Francesco e alla “A” di Alfil.

Ma, come ho detto all’inizio, oggi è un mondo diverso, oggi si può riuscire a realizzare in 4 settimane o 4 mesi qualcosa per la quale ad Anton Mario Lanza non furono sufficienti 40 anni. Quattro mesi, o poco più, è il tempo che, grazie alle moderne tecnologie, Claudio Sericano ed io abbiamo impiegato per mettere insieme nel 2015 le 556 pagine del nostro “I Luoghi degli scacchi”. La nostra filosofia è stata la stessa di quella spiegata da Chicco e Porreca: “offrire molti luoghi, molti tornei, molte notizie”. Il successo è stato senza dubbio incomparabilmente inferiore rispetto a quello dei due anzidetti giganti italiani, ma il piacere di scrivere di scacchi non è stato di sicuro molto dissimile da quello che ebbe a provare in quei difficili quarant’anni il bravo Anton Mario.

Ecco, a volte penso a come siano strani gli accadimenti della vita. Il destino non ci consegna tutto il tempo che vogliamo per concludere e realizzare certi progetti, oppure è la nostra volontà a non farcelo bastare. Se Anton Mario Lanza fosse qui con noi ancora vivo, oggi avrebbe 132 anni. Io sono quasi certo che all’età di 132 anni lui starebbe ancora qui aggiornando la sua opera, sul suo “tavolino da notte”, utilizzando nuove centinaia di voci per l’Enciclopedia, da Armageddon a Cheating, da Carlsen a Fritz 2.0 e così via …

Temo a questo punto che il suo vero obiettivo non fosse la pubblicazione della sua opera e di certo neppure la fama o il denaro conseguente, ma semplicemente il lavoro in sé, il piacere continuo e impagabile di alimentare il suo sempre più grandioso progetto. L’Enciclopedia, in pratica, non era l’obiettivo: era il mezzo.

Del resto, vi è mai capitato di incamminarvi lungo una qualche piacevole strada e di temere soltanto che quella strada prima o poi avesse una fine? A me sì. Forse anche ad Anton Mario Lanza. Perdoniamolo allora e non dimentichiamolo.


P.S. Le fonti del presente articolo sono tutte quelle già citate nel corpo del medesimo.

2 thoughts on “Il delirio enciclopedico di Anton Mario Lanza

  1. Plauso per Riccardo Moneta, autore prolifico, che ha dato nuovamente omaggio allo scacchista poliedrico Anton Mario Lanza, trattando della sua incompiuta enciclopedia scacchistica e delle possibili cause della mancata pubblicazione dell’opera.
    Tuttavia da un punto di vista bibliografico, limitandosi alla citazione del “Dizionario Enciclopedico degli
    scacchi” e della “Storia degli scacchi in Italia”, è assente il riferimento ad opere successive (“I giocatori di scacchi in Sicilia 1500-1978” e “Vecchie immagini di scacchisti in Sicilia 1500-1979”) da cui avrebbe potuto leggere qualcosa di più su tale figura e anche trarre la relativa foto-ritratto piuttosto che
    utilizzare quella del Winter.
    Un altro esempio di mancata pubblicazione è “L’Archivio di Cultura Universale a sintesi esplosiva” di Vespasiano Bettoni, redattore nella stessa della voce «Gioco degli scacchi». Nei 29 volumi vennero affrontate ben 153 materie. In questo caso specifico l’autore, uno scacchista di origine veneziana, non volle accettare i tagli suggeriti dall’editore per rendere più commerciale l’enciclopedia. Forse anche A. M. Lanza, dopo aver completato nel 1921 la prima stesura dell’enciclopedia scacchistica che doveva essere pubblicata nel 1922 dalla casa editrice scacchistica «L’Alfiere di Re», non volle sottostare agli inevitabili tagli. Se Lanza avesse avuto a disposizione la nostra moderna tecnologia, l’avrebbe probabilmente pubblicata già allora on demand! Si auspica – e lancio questa idea dal sito “Uno Scacchista”- un progetto di recupero della sua manoscritta enciclopedia che giace negletta nei depositi della Biblioteca Nazionale Braidense!

Rispondi a santodanielespina Annulla risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: