“Signora d’ingegno” di Giacomo Leopardi

(Riccardo M.)
“La sera del Venerdì i miei fratelli giocavano alle carte con lei; io invidiandoli molto, fui costretto a giocare agli scacchi con un altro: mi ci misi per vincere, a fine di ottenere le lodi della Signora (e della Signora sola, quantunque avessi dintorno molti altri), la quale senza conoscerlo facea stima di giuoco. Riportammo vittorie uguali, ma la signora intenta ad altro non ci badò; poi, lasciate le carte, volle ch’io le insegnassi i movimenti degli scacchi: lo feci ma insieme cogli altri, e però con poco diletto, ma m’accorsi ch’ella con molta facilità imparava, e non le si confondevano in mente quei precetti dati in furia (come a me si sarebbero senza dubbio confusi) e ne argomentai quello che ho poi inteso da altri, che fosse Signora d’ingegno.

Intanto l’aver veduto ed osservato…

Powered by WordPress.com.

Up ↑