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Smontiamo qualche pregiudizio sugli alfieri

(Uberto D.)
Quante volte ci siamo ripetuti che i finali con gli alfieri di colore contrario sono patti? Io non le conto neanche, tanto che queste consuetudini pratiche sono talmente scolpite nell’esperienza dello scacchista medio che più di una volta creano l’occasione per gravi errori di valutazione.

[Nella foto, una curiosa espressione di Kramnik prima di una sua partita contro Andreikin]

Cominciamo questo post demistificatorio con la conclusione della partita tra lo spagnolo Francisco Perez Perez e lo yugoslavo Borislav Milic nel torneo Hoogovens (l’odierno Tata Steel Chess) giocato a Beverwijk nel 1955.

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Sembra che il Bianco, grazie agli alfieri di colore contrario, abbia costruito una fortezza inespugnabile e che gli basti muovere il Re sulle case bianche per pattare. Invece…

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“Bella forza!”, mi direte “Qui non si tratta di un finale di alfieri contrari, ma di una combinazione in mediogioco. E’ vero, ma, oltre essere un’idea utile da conoscere e giocata più di una volta in partita viva, questa combinazione ci mostra come sia possibile mettere l’alfiere avversario in zugzwang grazie ad un tempestivo sacrificio di pedone.


E se pensate che queste cose siano potute accadere solo più di 60 anni fa, torniamo a solo 5 anni fa. Nel Luglio 2015 fu giocato a Danzhou (Cina) un importante torneo al quale parteciparono molti dei più forti GM cinesi. Ecco una posizione che a questo punto vi dovrebbe risultare familiare: si tratta del finale della partita tra Wang Yue e Ding Liren.

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Qui è il Nero che, nonostante il pedone passato h5 che limita fortemente la mobilità del suo Re, cerca di resistere con la costellazione dei pedoni neri sul lato di Donna: difesi come sono dall’Alfiere in a5, come fa il Bianco a fare progressi?

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Se questi due esempi non bastassero, guardate adesso questa posizione dalla partita Calvo-D.Byrne giocata in Spagna nel 1968:

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Di nuovo una posizione in cui gli alfieri di colore contrario sembrano bloccare inesorabilmente i pedoni. Il Nero ha deciso di credere a quello che gli dicono gli occhi e gli suggeriscono le abitudini, rimanendo in attesa fiduciosa che il Bianco si rassegni alla patta. Invece…

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La conclusione è chiara: mai fidarsi delle apparenze e dei luoghi comuni!

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