(Riccardo Bizzarri)
È nota la prassi – nel sud dell’Italia in primis ma diffusasi anche nel resto della penisola negli ultimi anni – del caffè “sospeso”, e cioè il pagare, oltre al proprio caffè consumato, un altro caffè che verrà gustato da un avventore che verrà dopo di noi.
La mia provocazione di oggi vuole stimolare la riflessione sul punto e tentare di approfondire un termine proprio del lessico scacchistico, associando la prassi della “sospensione” al concetto di batteria: e cioè quando si ha un’azione congiunta di due pezzi diretta su un comune obiettivo (definizione tratta da A. Chicco, G. Porreca, Il libro completo degli scacchi, Mursia, Milano, 1996, p. 128).
Analizzando una partita del GM prima sovietico, poi lettone Aïvars Gipslis (nella foto sotto il titolo), cercherò di dimostrare come un’azione di batteria possa avvenire non necessariamente attraverso un apparecchiare simultaneo dei due pezzi interessati, ma anche quando si abbia uno sfasamento temporale in merito al controllo della linea traversa o diagonale e della casa che costituisce il comune obiettivo di cui sopra.
Il 2 ottobre del 1966 Gipslis, col Bianco, affrontò il Maestro Fide Ilya Samoilovich Mosionzhik durante la 5th Soviet Team Cup, e alla diciannovesima mossa della linea principale di una Scandinava, si raggiunse la seguente posizione:
Gipslis – Mosionzhik, Mosca, 1966
Qui non abbiamo una batteria propriamente costituita pronta ad entrare in azione, eppure il Re nero, pur protetto dai suoi pedoni, pare piuttosto solo, e nonostante la parità di materiale i pezzi bianchi sono meglio posizionati e più attivi. Costruire una batteria con 19.♕d4 sarebbe una grave perdita di tempo, che farebbe sfumare il vantaggio per il Bianco presente nella posizione (19.♕d4 ♗f8 +0.1, Fritz13), e così Gipslis decide di procedere subito contro l’arrocco avversario con
Gipslis – Mosionzhik, Mosca, 1966, posizione dopo 33. ♕g5+
Alla trentatreesima mossa è passato molto tempo da quando l’Alfiere si è sacrificato sull’arrocco avversario, eppure è venuto il momento per la Donna di gustarsi quel caffè lasciato sospeso in g7: il Nero abbandona perché il matto in g7 è inevitabile.
Nato nel 1981, Riccardo Bizzarri ha riportato da qualche anno gli scacchi nella sua vita dopo averli amati per tutta l’adolescenza, compiendo anche i primi passi nella dimensione dell’agonismo. Interessato tanto alla comprensione del gioco quanto all’approfondimento dei suoi aspetti storici, ha per le figure di Emanuel Lasker e Mikhail Tal’ un’attrazione tutta particolare.
