(Alessandro Colosimo [Zenone])
Loris ha quindici anni e gioca a scacchi.
Loris è forte, il più forte del liceo.
Ha imparato a giocare a scacchi da piccolo, apprendendo le regole dal padre che, appena si è accorto che quello scricciolo lo batteva sistematicamente, aveva deciso di iscriverlo a circolo cittadino.
Loris era felice perché gli piaceva giocare. La decisione era stata giusta e il suo gioco era subito migliorato e ora sta per ottenere il punteggio per diventare Candidato Maestro.
Loris è forte, ma non si era mai trovato così in difficoltà, fino a quel pomeriggio, quando si è seduto a quel tavolo lontano dagli altri.
Da due anni partecipa a tutti i tornei nella sua regione, ora il traguardo è lì, ad un passo, e il suo maestro ha deciso di iscriverlo ad un forte torneo. A Loris mancano otto punti per raggiungere il titolo di Candidato Maestro, un obiettivo importante.
Loris sta sudando.
Cerca di guardare in faccia l’avversario, ma vede solo il proprio viso stravolto riflesso nelle lenti scure degli occhiali di lui.
Il maestro lo aveva avvertito: “Fare gli ultimi otto punti non sarà facile ma l’unico modo per raggiungerli è partecipare ad un forte torneo”.
Il torneo non è andato come aveva previsto.
E’ l’ultima partita del week-end.
La vittoria gli regalerebbe comunque i punti necessari per raggiungere quel titolo che nessuno avrebbe più potuto più sottrargli.
La posizione è difficile, tesa.
L’avversario fa la propria mossa.
Loris fissa la scacchiera incredulo e trema. Ha paura.
Suo padre lo osserva a qualche metro e si accorge che il sogno si sta infrangendo contro uno scoglio imprevisto. Quel giocatore, sulla carta più debole, si è rivelato un osso duro.
Il suo avversario alza la mano. L’arbitro lo autorizza a recarsi in bagno con il proprio accompagnatore. Si allontana lentamente insieme al lento battere del suo bastone bianco.
Loris ha paura di perdere.
Non sa come impedire all’avversario di guadagnare materiale. Si tratta di una breve combinazione e sa che dovrebbe abbandonare la partita.
Suo padre ha capito: “Non farlo, Loris, non farlo”.
Loris è forte, è il campione del liceo.
Non può perdere così.
Non capisce perché, ma ha paura.
“Non farlo, Loris, non farlo”.
Ora è solo.
Pensa che basterebbe un movimento rapido.
Spostare il pedone di torre dell’avversario indietro di una casa sulla propria scacchiera e in quella dell’avversario. Poi una modifica al formulario, dove ha annotato le mosse di entrambi, e far diventare quel numero cinque in un sei. Non cambierebbe molto e nessuno si accorgerebbe di nulla, forse neppure l’avversario.
Loris è forte, è il campione del liceo e allunga la mano sulla scacchiera.
“Non farlo, Loris, non farlo”.
“Loris sei forte, sei il campione del liceo”, si ripete mordendosi il labbro inferiore.
Ecco il lento ticchettio del bastone. L’avversario sta ritornando.
“Papà mi vergogno”.
“Perché Loris?”
“Quando il mio avversario si è allontanato stavo per spostare il suo pedone di torre indietro di una casa” .
“Lo so, Loris, ma non l’hai fatto”.
Loris ha quindici anni, è forte, è il campione del liceo, ma ora piange tra le braccia di suo padre e non perché non è diventato Candidato Maestro.
Nato nel 1965, ligure di nascita e viareggino di adozione, ho conosciuto gli scacchi grazie a mio padre. 1^ categoria Nazionale (ho ripreso da poco a giocare dopo lunghissima inattività) e Istruttore di Base della FSI, ho sempre unito gli scarsi risultati agonistici al mio amore per la scrittura. Ho pubblicato alcuni miei articoli su vari siti/blog (anche non specialistici), in particolare con il blog SoloScacchi, che porterà all’inserimento di alcuni miei racconti nell’antologia “57 storie di scacchi” (ed. Messaggerie Scacchistiche) e un mio racconto è giunto secondo alla 1^ edizione del premio letterario “Ultimo Scacco” ed inserito nella raccolta omonima (ed. Le Due Torri).
