(Riccardo Moneta)
Se si facesse una classifica dei peggiori scacchisti della storia mondiale, forse uno dei primissimi posti andrebbe assegnato a Voltaire, il filosofo e scrittore francese (1694-1778) il cui vero nome era in realtà François-Marie Arouet.
Ovviamente -mi direte- Voltaire non era uno scacchista, era solo un appassionato, appassionato nonostante perdesse regolarmente con tutti.
Nel dipinto che vedete sotto il titolo, Voltaire, a sinistra, sta giocando con Padre Adam, un gesuita suo abituale avversario e quasi imbattibile per lui. Al centro è ritratto lo stesso pittore, Jean Huber, un artista svizzero, di Ginevra (1721-1786), che era anche il miglior confidente di Voltaire, al punto da essere chiamato da alcuni “Jean Huber-Voltaire”. Lo stesso Huber giocava a scacchi con Voltaire e, ovviamente, lo batteva.
Una volta così scrisse Voltaire: “J’aime les échecs, mais je dois toujours subir des défaites devant le père Adam, qui me corrige impitoyablement! Tout a une limite! Pourquoi, aux échecs, suis-je toujours l’objet de railleries” (“Amo gli scacchi, ma devo sempre subire sconfitte da Padre Adam, che mi confuta impietosamente. Tutto ha un limite! Perché, negli scacchi, io debbo essere sempre oggetto di scherni?”).
Si narrava addirittura che, al termine di qualche partita disgraziata, il filosofo parigino avesse lanciato pezzi degli scacchi in testa al povero Padre Adam, il quale poi, invariabilmente, lo perdonava.
Quel dipinto di Jean Huber, uno dei nove in cui è raffigurato Voltaire, un Voltaire impegnato sulla scacchiera, è del periodo fra il 1770 e il 1775. Venne acquisito, una decina di anni dopo, dall’imperatrice Caterina II di Russia e trasferito presso il Palazzo Vorontsov di Alupka, città della Crimea. Dal 1934 è conservato presso il Museo Ermitage di San Pietroburgo.
Un curioso particolare. La prima volta che vidi questo quadro, scambiai la tavolozza che aveva in mano Huber con un ‘personal computer’: potenza della suggestione e dell’uso smodato che oggi si fa dei P.C.!
Quando ai ‘ragazzi’ del Blog ho detto che stavo per scrivere due righe su Huber, hanno lì per lì pensato, sorpresi, ad un articolo sui tassisti. Mia cognata, invece, ignara ispiratrice del post, ha creduto che volessi interessarmi di rubinetterie da bagno. Niente di tutto ciò, come vedete.
Eppure … eppure … Huber, questo cognome mi ricorda qualche altra cosa. Cosa? Un grande sforzo di memoria (un tempo sarebbe stato piccolo …) ed ecco uscire la risposta dal fondo di un cassetto: un appunto scritto a matita, ripreso (non so se ricordo bene) da una pubblicazione tedesca o ungherese. E’ una partita di cui è protagonista un certo Huber (sconosciuto o quasi, immagino), giocata nel 1936, un paio di annetti dopo che il dipinto del suo omonimo Huber aveva preso la via di Leningrado. Insomma, quasi una postuma ‘vendetta’ di Jean Huber per l’ennesimo spostamento della tela, probabilmente non desiderabile.
Huber – Lemke
Essen 1936, Difesa Alekhine
Puoi anche essere stato uno sconosciuto dilettante, ma quando vinci una partita così, con un matto come questo, te la ricordi per tutta la vita e … magari finisci pure su qualche Blog! Evviva gli Huber!
