Minaccioso e irruento era Kotov

(Riccardo M.)
“Gli scacchi sono un gioco complesso, tuttavia milioni di persone ne sono affascinate. Alcuni raggiungono la forza di un giocatore di alto o medio livello, altri si accontentano di rimanere, per tutta la vita, “principianti”. Eppure, sicuramente anche ad un giocatore debole piacerebbe affermarsi, ed essere conosciuto, come maestro, o addirittura come grande maestro. ….” (A.Kotov)

(nella foto, Alexander Kotov in Italia, a Venezia nel 1950)

Come si diventa grandi maestri?

Ding Liren, nuovi obiettivi per il 2019

(Uberto D.)
Ding Liren è uno tra i giocatori più accreditati per sfidare Carlsen nel 2020 per il titolo mondiale. L’ultimo anno è stato decisamente memorabile per il 26enne cinese: partcipazione al Torneo dei Candidati, infortunio durante il torneo Altibox Norway, vittoria alle Olimpiadi (oro di squadra e individuale in prima scacchiera), ingresso nel “Club 2800” e, soprattutto, una serie lunghissima senza sconfitte. Il 2019 agonistico comincia per lui il 12 gennaio con il Tata Steel Chess, ma oggi voglio rivedere con voi una partita importante del 2018, quella che ha chiuso la sua serie positiva lunga 100 partite!

[Ding Liren durante la cerimonia di apertura del Torneo Shenzen 2018 (foto da www.qipai.org.cn)]

7 obiettivi per il primo cinese sopra i 2800

Clarice Benini, una vera figlia d’arte

(Mauro Berni – Roberto Cassano)
La scacchista fiorentina Clarice Benini (1905 – 1976), è stata una vera figlia d’arte. Rimase orfana a 15 anni quando a Viareggio, durante un torneo di scacchi, morì il padre Giuseppe (1854-1920); appassionato ma discreto giocatore che, però, nell’11° Torneo Nazionale di Roma del 1911, vinse questa famosa partita col Maestro Reggio effettuando un doppio sacrificio consecutivo delle Torri!

[Torneo Internazionale di Levanto 1957, i partecipanti con la Benini al centro, da “Archivio Fotografico” di C.Sericano]

Tale padre tale figlia…

Nel centenario di Carl Schlechter

(Riccardo M.)
Rieccoci con Schlechter. Parliamone ancora un po’, anche oggi, di questo personaggio unico nel panorama internazionale degli scacchi.
Unico perché forse mai è accaduto nella storia (a parte il Bronstejn del 1951) che un giocatore sia arrivato ad un piccolo passo dal titolo mondiale senza poter mettere sul piatto della bilancia quelle necessarie caratteristiche di “killer instint”, cioè di cattiveria, di estrema volontà di piegare l’avversario, di ergersi un palmo sopra tutti gli altri.
Era troppo un buon uomo, Carl…

120 anni fa, con Schlechter

(Riccardo M.)
100 anni fa non c’era più, Carl Schlechter (Vienna 02/03/1874-Budapest 27/12/1918).
Ricorre infatti oggi il centenario della morte di Schlechter, uomo mite e campione eccezionale che solo la ingenerosa dea Caissa si rifiutò di nominare “Campione del mondo” e che passò alla storia, poco giustamente, come “il re delle patte”, avendo (si dice) pattato 700 partite, circa la metà di quelle da lui giocate, un record per quegli anni.
Fra il 1906 e il 1908, Carl era stato forse il miglior giocatore del mondo.

Giuseppe Padulli

(Riccardo M.)
I giovani non lo conoscono questo nome, i meno giovani a stento se lo ricordano, qualcuno fra i nostri un poco più anziani lettori forse sì.
Per quale motivo? Facile: Giuseppe Padulli (1898-1932) è stato l’autore di un libricino, “Gli Scacchi”, che ebbe meritatamente tantissima fortuna e che fino almeno agli anni ’50-‘60 è stato il manualetto che si era soliti regalare ai bambini insieme alla loro prima scacchiera.
Gli scacchi non sono un argomento semplice.

“El ajedrez americano” di Roberto Grau

(Riccardo M.)
Roberto Gabriel Grau (Buenos Aires 1900-1944) è stato un giocatore e giornalista argentino, nato da padre catalano di benestante famiglia e scacchista dilettante.
Sei volte campione d’Argentina, Grau è stato anche il fondatore del Circolo di Buenos Aires, il fondatore della Federazione Argentina ed uno dei co-fondatori, nel 1924, della FIDE.

[Nella foto: Robert Grau, a destra, contro Nimzowitsch a Sanremo 1930]

Considerato ‘il padre degli scacchi argentini’, …

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