Dai rudimenti del gioco spiegati da mio nonno alle mie solitarie partite su una scacchiera senza caselle sul tavolo del salone e con le carte da gioco a rappresentare i pezzi, dalle partite con i compagni di scuola ai primi tornei sociali al circolo Roma4, dalla fondazione del DLF Steinitz di Roma alla scalata fino al titolo di Candidato Maestro a tavolino, dalla meravigliosa avventura della rivista Zeitnot a qualche racconto pubblicato su SoloScacchi, dopo quasi trent’anni dall’ultimo torneo ufficiale, una laurea, una moglie, due figlie, tre aziende e troppi giorni senza giocare, posso ancora definirmi uno scacchista?

La risposta è chiara e senza dubbi: sì, io, Uberto Delprato, sono e sarò sempre uno scacchista. Un appassionato del gioco, delle sue difficoltà e delle sue brillantezze, delle tensioni e delle soddisfazioni che solo 32 pezzi su 64 caselle sanno regalare.