Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La piazza degli scacchi, Ulisse, 2008

(Fabio Lotti)
Riflessioni, spunti, ricordi dove non mancano certo gli scacchi…
Un pezzo a ruota libera. Un pezzo leggero come viene… viene ed i lettori sono avvisati.

Il primo impatto da ragazzetto imberbe fu con la dama in quel di Staggia negli anni Cinquanta (come passa il tempo!). Al bar Italia c’erano, fra gli altri, due persone che quotidianamente si affrontavano a questo gioco: il Martini e il Toselli sui quali però ho già scritto e non intendo replicare per non annoiarvi. Ma c’era anche il mio cognato Mario Cortigiani con il quale si intessevano delle combattute partite. Che ricordi!

Il Bar Italia di Staggia

Un pensiero particolare è per Alessandro Patelli che mi ha introdotto tra i labirinti di Re e Regine. Ottimo Maestro e altrettanto ottimo organizzatore di tornei e attività varie, una vera manna dal cielo per lo scacchismo senese e oltre. A lui va un mio sentito ringraziamento. Un altro pensiero è per il Maestro Mario Leoncini con il quale ho buttato giù qualche libro. Eccelso studioso e rinomato esperto di cui voglio ricordare La grande storia degli scacchi. Infine un saluto e un ringraziamento a Marco Bettalli, professore di storia antica e Maestro di scacchi, che diversi anni fa mi spedì una breve recensione delle 75 inchieste del commissario Maigret! Di lui ricordo anche Un mondo di ferro. La guerra nell’antichità.


Diciamo che sono contento di quello che ho fatto. Voglio dire per quanto riguarda le mie capacità in ambito del gioco per corrispondenza e nel campo delle pubblicazioni. Studio, studio e ancora studio a compensare una normale attività dei miei stralunati neuroni.

Qualche accidente gliel’ho mandato al mostro di silicio che per la prima volta ha ficcato il naso nella scacchiera e mi ha fatto lasciare il gioco per corrispondenza. Inutile stare a ponzare ore e ore quando quel “coso” ci metteva un millesimo di secondo a trovare la mossa giusta! E gliel’ho mandato più ancora di cuore quando ha violato i sacri testi, le sacre partite dei miei miti di un tempo che fu, tirando fuori come una perfida idrovora errori su errori. Bella forza essere senza cuore e senza pathos!

Scacchi a scuola. Bei tempi che finivano con il torneo regionale proprio nel luogo dove insegnavo alla scuola media “Lorenzetti” di Rosia. Ragazzi e ragazze chini, almeno per un po’, sulla scacchiera, i volti tesi, concentrati, un inatteso silenzio in quel grande spazio destinato ad accogliere rumori e voci della beata gioventù (qualche volta non troppo beata).

Le battaglie al circolo di Siena con gli incasinamenti delle partite blitz. Mamma mia che scontri con Patelli, Leoncini, Barbafiera, Bettalli eccetera eccetera. E che battute! Con l’immancabile frase finale che suggellava le contese “Avevo vinto!”.


Scacchi e giallo un binomio imprescindibile. Almeno per il sottoscritto. Ricordo ancora con piacere l’uscita di Gambetti e delitti di Nino Grasso, Ediscere 2011, dove il misterioso campione di scacchi Fedor Velimirov riesce a risolvere tre casi piuttosto complessi come la morte di un ricco uomo d’affari nel suo studio, quella di un eccentrico milionario durante una seduta spiritica e l’avvelenamento di un’anziana signora. Naturalmente continuo a trovare citazioni a iosa sul terreno dei morti ammazzati. Scacchi e morte un binomio imprescindibile.

Le biografie. Già ne sono un fissato e dopo quelle di Cesare e dei grandi condottieri del passato, ecco le battaglie dei grandi guerrieri degli scacchi. Le immagini eroiche chini sulle scacchiere circondati da un nugolo di spettatori e quelle più umane e naturali: Alekhine con il gatto, Blackburne con il bicchiere di whisky in mano (me lo immagino), Lasker con il sigaro puzzolente, Capablanca con i capelli neri tirati a lucido, Tal con gli occhi magnetici ecc… Figure che passano veloci, si urtano, si confondono e scivolano dentro in un rimescolamento continuo.

Lo scacchismo italiano sta crescendo. Oltre i “vecchi” portabandiera come Godena ecco venir fuori una turba assatanata di giovani che non fa sconti a nessuno: i fratelli Rombaldoni, Brunello, Vocaturo, Dvirnyy, Caprio, Genocchio, Mogranzini, Sonis, Lodici ecc…ed in cima alla piramide Fabiano Caruana, un ragazzotto timidotto che si imporpora al solo vederti, ora naturalmente cresciuto e diventato un campione mondiale.

Ammirevoli coloro che si dedicano alla divulgazione degli scacchi. Autori e pure editori con un particolare saluto a Valerio Luciani sempre in giro con i suoi borsoni e la faccia facciosa pronta al sorriso a rimbalzare da un torneo all’altro. Dove sarà in questo momento?


Le combinazioni. Mamma mia bella come mi hanno impressionato al primo incontro! E chi le avrebbe mai viste. Il matto affogato e quello del barbiere e quello delle spalline e l’infilata e l’adescamento e il sovraccarico e quello e quell’altro. Pezzi che si sacrificavano dappertutto, un olocausto glorioso per la vittoria, uno strabuzzamento continuo degli occhi come quando da ragazzetto ammiravo con la lingua fantozziana le copertine di “Playboy”.

Il primo torneo a tavolino da maturo con l’animo in subbuglio dell’adolescente, le prime sconfitte, le prime vittorie, le prime coppe, le prime amicizie che resteranno indelebili nella memoria.

Qualche mia debolezza. Non accettare una giusta proposta di patta, continuare per inerzia una partita persa, qualche commento un po’ sbracato, un momento di rabbia…e insomma diverse cosette da farmi perdonare.

“Schach”, Cartolina di Moritz Jung, 1910 (Wien Museum Karlsplatz)

La bellezza dello spettatore: passare tra i tavoli da gioco, osservare, scrutare, ammirare le mosse dei Grandi Maestri, cercare di capire, di comprendere le loro sottili strategie. Talvolta solo osservando giocare e analizzare si impara di più che dallo studio vero e proprio.

Un mondo, quello delle sessantaquattro caselle, bello, ricco, affascinante, appassionato, seppure con i suoi limiti ed i suoi difetti che sono poi quelli dell’essere umano.

Grazie, scacchi!


P.S.
Vorrei terminare questo mio pezzetto, abbiate pazienza e perdonatemi perché ci tengo tanto, con un saluto a tutti gli amici e conoscenti del mio paese Staggia degli anni Cinquanta-Sessanta ricordati con i loro soprannomi buttati giù all’impronta: Dado, Bela, Polvere, Pocciere, Caciao, Pasta e Pane, Rombolino, Nisio, Capino, Capone, Palloni, Gattaccio, Buzza, Balilla, Buzzino, Giona, Paperino, Tittoni, Mea, Zipi, Budode, Ciccina, Cicciaio, Ciacce, Mastrilli, Jack, Biondo, Banana, Zenzerino, Publio, Pinguino, Doddolo, Sussi e Biribissi, Barabba, Maialaio, Mandorlino, Molle.

Un abbraccio a tutti, a quelli rimasti e a quelli “partiti”, dal vostro Capitan Miki, il ragazzo di via Romana numero 43!


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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4 pensieri su “Come viene…viene”

  1. Ebbene, Maestro, una splendida sinossi della vita di ogni Scacchista (soprattutto come noi, non più giovincelli), pur cambiando i luoghi e i nomi. Questi nomi e questi luoghi, così come gli aneddoti, cambiano, ma rimane l’essenza di una vita legata agli Scacchi, come noi, fortunati traghettatori di legname da una parte all’altra delle 64 case, sappiamo benissimo. Un’altra tua perla!

  2. Grande Fabio , amico carissimo, segue sempre con affetto, affacciandomi timidamente a un fantasmagorico mondo da me poco conosciuto ma sempre ammirato. Ciò che scrivi in merito rivela sempre la tua entusiastica passione da ragazziono come descriviaffettuosamente i nuovi grandi scacchisti. Abbraccio ammirato

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