Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

100 anni fa, Budapest 1926

(Adolivio Capece)
100 anni fa, quindi nel 1926, la Fide, la Federscacchi Internazionale, decise di organizzare il suo annuale Congresso a Budapest; inizialmente l’idea era abbinare un torneo internazionale a squadre, sulla falsariga, con le dovute migliorie, di quanto organizzato a Parigi nel 1924: sarebbero state le prime Olimpiadi degli Scacchi.

Ma poi la situazione economico-finanziaria dell’Ungheria collassò, l’inflazione andò alle stelle, per cui la Federazione Ungherese riuscì faticosamente a mantenere le date del Congresso che si tenne dal 15 al 17 luglio e ad organizzare un torneo individuale internazionale, che fu giocato dal 25 giugno al 16 luglio.
Al Congresso alla fine furono tredici le nazioni presenti. In rappresentanza della Federazione Italiana andarono il Maestro Alberto Fidi, segretario generale, e l’avv. J. Mildmay.

Nel torneo in cui ebbero diritto di inviare un rappresentante le nazioni che avevano contribuito alla nascita della Fide (quindi anche l’Italia) era previsto il soggiorno pagato per tutti e poi otto premi con il primo premio di 12 milioni e 500 mila corone ungheresi!  Una cifra roboante, dovuta però -come abbiamo detto- alla grandissima inflazione ungherese dell’epoca e che in realtà sempre restando all’epoca e traducendo in lire italiane doveva essere equivalente a poche (decine di?) migliaia di lire.

Sappiamo tutti che a rappresentare l’Italia nel torneo fu designato Mario Monticelli, che inaspettatamente, a sorpresa, clamorosamente – e vedete voi quali altri termini utilizzare – vinse!
Oggi vorrei che rileggessimo insieme il bellissimo articolo che su questa vittoria venne pubblicato su “L’Italia Scacchistica”; articolo non firmato, quindi per prassi scritto dal Direttore della rivista, il marchese Stefano Rosselli del Turco.

Ma prima cerchiamo di capire come mai si arrivò alla designazione di Mario Monticelli, che comunque in quel momento era sicuramente da considerare uno dei più forti scacchisti italiani.
Va detto che all’epoca erano assai pochi gli italiani che andavano a giocare all’estero; tra l’altro di solito erano rassegnati a battersi nelle retrovie, spesso lottando per non occupare l’ultima posizione.

Tra quelli che andavano più spesso a giocare lontano dai nostri confini c’erano Rosselli del Turco e il conte Antonio Sacconi. Così, quando la Federazione dovette decidere chi mandare a Budapest i primi candidati furono proprio Rosselli e Sacconi. Gli altri Maestri italiani non erano molto disponibili a stare a lungo lontani dal nostro Paese, anche per motivi di lavoro; per di più la situazione ungherese non incoraggiava e forse, e soprattutto, i nostri giocatori preferivano evitare la prevedibile brutta figura.
Comunque, sia Rosselli sia Sacconi declinarono l’invito a giocare a Budapest, entrambi per impegni di lavoro e Sacconi, allora 31enne, anche per motivi di salute.
Entrambi suggerirono alla Federazione di … mandare allo sbaraglio Mario Monticelli, che nel settembre 1925, dal 13 al 27, aveva giocato a Bologna un forte torneo ed aveva vinto nettamente con 12.5 punti su 15, davanti a Rosselli 11, allo straniero Seitz 10.5 e a Sacconi 9.5.
E Mario Monticelli, giovane veneziano di belle speranze, che allora aveva 23 anni ed era universitario e che, come abbiamo detto, dopo la vittoria a Bologna era sicuramente da considerare uno dei più forti scacchisti italiani, accettò.

L’articolo di Rosselli a fine torneo ci dà una splendida cronaca, scritta in modo appassionato e avvincente.
Tra l’altro l’incipit, cioè la parte iniziale dell’articolo, fu poi ripresa da molti in articoli scritti anche a distanza di anni. Per esempio, da Giorgio Porreca, quando scrisse un pezzo celebrativo del cinquantenario del torneo, quindi nel 1976, in cui poi definì il gioco di Monticelli “spigliato, duttile, coraggioso”.

Nella sua cronaca Rosselli aggiunse qualche particolare relativo agli avversari che l’italiano via via affrontava, in particolare i loro successi e le loro più importanti vittorie. Da notare anche la sottolineatura per distinguere i giocatori che erano a tutti gli effetti professionisti da quelli che erano dilettanti, cioè avevano altre attività lavorative; un argomento di cui abbiamo parlato in altri ‘post’ ma che -ricordiamo- era balzato in evidenza sin dal torneo organizzato a Parigi nel 1924, quando gli scacchi furono inseriti a tutti gli effetti nel programma delle Olimpiadi vere e proprie.
Passo passo, nell’articolo seguiamo il cammino di Monticelli, rattristandoci per le sue tre sconfitte ma gioendo per le sue sette vittorie, fino ad arrivare al penultimo turno che Rosselli illustra con grande suspence. E finalmente, pare di sentirlo, l’urlo di gioia per l’inatteso concordare delle circostanze (ben tre!) che permisero a Monticelli di concludere al primo posto!

Prima di metterci comodi e leggere insieme l’articolo dell’Italia Scacchistica, fatemi ricordare due reazioni praticamente immediate dopo la notizia della vittoria.
Innanzitutto, il Consiglio provvisorio della USI (Unione Scacchistica Italiana fra Maestri e Giocatori di prima Categoria) nella riunione tenuta il 18 luglio in Firenze, deliberò “sicuro di interpretare il sentimento unanime dei suoi aderenti, /…/ di conferire una medaglia d’oro al sig. Mario Monticelli in ricordo della splendida affermazione da lui conseguita al torneo di Budapest.”

E poi la notizia che “reduce da Budapest, il Maestro Mario Monticelli è stato ospite il 18 luglio della Società Scacchistica Triestina che ha avuto l’onore di poter festeggiare per prima il nostro superbo rappresentante. Monticelli è stato circondato dalle maggiori attenzioni e dopo un banchetto improvvisato in suo onore, il Presidente Bezeg, con appropriate parole si felicitò in nome di tutti del suo strepitoso successo, che lo mette a fianco dei nomi più fulgidi nel campo di Caissa, e lo nominò Socio Onorario della  Società Scacchistica Triestina”.

A questo punto possiamo finalmente passare all’articolo, pubblicato su Italia Scacchistica, agosto 1926 (anno XVI), con il titolo “Grande vittoria Italiana al torneo di Budapest”.

Finalmente la leggenda che gli italiani non possono lottare con i grandi maestri stranieri è sfatata completamente! Mario Monticelli, il vincitore delle Olimpiadi Universitarie italiane del 1922, che i tornei di Milano 1922 e Foligno 1924 avevano messo in buona vista e che l’ultimo torneo italiano, Bologna 1925, con partecipanti anche stranieri, aveva segnalato alla considerazione del mondo internazionale, ha lottato con i grandi colossi ed ha trionfato! Perché un trionfo, un vero e grandioso trionfo è stato il suo!

Ricordiamo brevemente e seguiamo Monticelli attraverso le fasi di questo torneo, la cui memoria rimarrà imperitura nell’animo di tutti gli scacchisti italiani, come l’abbiamo seguito con ansia sempre più crescente in queste tre settimane di passione.

Il primo giorno il nostro valoroso rappresentante fa patta con il ben conosciuto campione del Belgio, E. Colle. Pare un piccolo avviso: guardate ci sono anch’io, c’è anche l’Italia in questo torneo!
Vien la seconda partita col grande Rubinstein, il vincitore di innumerevoli tornei ed uno dei candidati al campionato del mondo e Monticelli riesce a mettere il colosso in grandi difficoltà in modo da costringerlo a chiamarsi ben felice di salvarsi con una patta per ripetizione di mosse.
È la rivelazione! I giornali quotidiani della capitale ungherese dedicano a questa partita più commenti che a tutte le altre prese insieme; si ricorda che Monticelli ha solo 24 anni che è al suo primo grande torneo internazionale e si prende l’occasione per parlare degli scacchisti italiani, dai più antichi a quelli attuali.

Il terzo giorno Monticelli viene battuto da Havasi: aveva bensì una splendida partita, ma una mossa poco considerata gli fece perdere ogni vantaggio ed infine dovette soccombere.
Il risultato fa rientrare momentaneamente nell’ombra il nostro rappresentante, la cui figura balza di nuovo in piena luce al quarto giorno con la sua schiacciante vittoria sul campione inglese, sul professionista Yates e il dì appresso ancora con l’altra brillante contro il campione ungherese Steiner.

Deve quindi giocare con il viennese Grünfeld, vincitore del torneo di Merano 1924: quest’asso della scacchiera, con la sua grande maestria teorica riesce a mettere l’italiano in grandi difficoltà: ma questi resiste strenuamente e dopo un lungo e faticoso finale il viennese deve accontentarsi della patta.
La nostra gioia viene ben presto amareggiata per la seconda sconfitta da Monticelli subita contro Kmoch, il vincitore del torneo internazionale di Debrecen dell’anno scorso.

Ma eccoci finalmente giunti alla fantastica volata: tre vittorie consecutive, una più bella dell’altra, la prima sul campione olimpico mondiale Mattison, la seconda brillantissima sull’ungherese Vajda e la terza sul boemo Prokes, portano Monticelli al decimo giro alla testa della classifica del torneo!
Egli è primo insieme col viennese Takacs e devono il giorno dopo giocar subito tra di loro: chi vincerà? Tutto il mondo scacchistico è in aspettativa quasi ad una sfida tra le due nazioni…
I nostri colori hanno avuto la peggio, Takacs ha vinto!
Non si scoraggia Monticelli: il torneo non è finito e due patte consecutive, con Nagy, il vincitore del torneo internazionale di Gyor 1924 e con il grande maestro ucraino Tartakower riconfermano il suo valore e la sua buona forma, mentre la vittoria sul professionista russo Snosko-Borowski lo riporta ai primi posti.

Siamo all’ultimo giorno: è alla testa imbattuto e sembra imbattibile Grünfeld, seguito a mezzo punto da Rubinstein. La lotta è circoscritta, tutti lo credono, fra di loro che, professionisti, hanno per avversari due dilettanti, Mattison e Nagy. In terza posizione ad un mezzo punto pure di distanza è Monticelli, che sembra bloccato dal dover combattere col grande maestro cecoslovacco Reti, che, anch’esso con buona classifica, vuol vincere ad ogni costo.

Chi pensa alla possibile vittoria italiana nel torneo?
Essa è solo una speranza accarezzata e tenuta gelosamente in cuore da noi pochi scacchisti, che attraverso la stampa straniera abbiamo -trepidando- seguito passo passo le fasi di questa memorabile e ciclopica lotta.
Una lieta sorpresa ci attende tutti la mattina del 17 giugno (in realtà luglio, un piccolo lapsus calami  di Rosselli – NdA): la nostra stampa quotidiana, muta ed agnostica fino a questo giorno, si sveglia per portarci la strepitosa notizia che la triplice eventualità si è avverata: Monticelli ha vinto, Grünfeld e Rubinstein sono stati battuti!
La sua vittoria è stata ben meritata e le poche partite che seguono lo mostrano chiaramente: possa essa esser solo la prima di una serie di altre, non meno grandiose!

 


Nota: furono pubblicate le partite di Monticelli con Reti, Prokes, Yates, Vajda, Mattison, Rubinstein, più la Reti-Havasi.

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