Alex Zanardi e la regola dei 5 secondi
(Uberto Delprato)
Oggi niente scacchi, anche se di bandiere a scacchi Alessandro Leone Zanardi, detto Alex, ne aveva viste molte. La notizia di un paio di giorni fa della sua morte è una di quelle a cui si stenta a credere, non tanto perché improvvisa, ma perché Zanardi ci era andato così tante volte vicino che ormai sembrava immortale. Invece, anche se sfuggito per almeno due volte a incidenti “mortali”, alla fine la Nera Signora ha avuto la meglio, come con tutti noi uomini.
Alex però non era un uomo come gli altri. Al di là dei suoi enormi risultati sportivi, prima come pilota di monoposto e poi come atleta di paraciclismo, aveva una tempra e un carattere pieno di risorse che hanno lasciato un segno praticamente in tutti. Il tributo che tutti gli sport gli stanno offrendo, va al di là delle classifiche e delle imprese sportive e testimonia il riconoscimento delle sue qualità umane più caratteristiche: l’ottimismo, la resilienza e la forza di volontà.
Le vicende della vita, prima fra tutte il terribile incidente del 2001 al Lausitzring al quale sopravvisse contro ogni previsione, e che gli costò l’amputazione di entrambe le gambe sopra al ginocchio, non lo hanno mai abbattuto e, proprio riferendosi alla sua nuova condizione, disse “Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa”.
La sua filosofia era sempre improntata al “fare” senza lamentarsi di ciò che avrebbe potuto essere. Un’altra sua frase famosa era “Invece di pensare a ciò che non puoi fare per colpa di ciò che non hai, pensa cosa puoi fare grazie a quello che hai“. È con questa energia interiore che riprese l’attività agonistica, primeggiando anche in quella: il paraciclismo. Con la sua handbike ha vinto quattro ori e due argenti in due Olimpiadi, oltre a 12 ori mondiali.
È diventato un esempio vivente di cosa si può fare indipendentemente dalle “carte” che il destino ti ha dato, diventando anche un volto televisivo: conduttore di “E se domani” nel 2010-2011 e di “Sfide” dal 2012 al 2016 ha conquistato tutti con la sua simpatia e la sua umanità.
Poi… un altro brutto colpo della sorte: nel 2020 un incidente terribile con la sua handbike durante una staffetta di beneficenza lo ha portato di nuovo a un soffio dalla morte. Scampato di nuovo l’esito fatale, Zanardi non ha più avuto modo di tornare ad alcun tipo di attività pubblica, fino a quando, il primo maggio, se n’è andato definitivamente alla soglia dei 60 anni.
Non ci ha abbandonato però senza aver lasciato un segno in tanti, specialmente in chi ha trovato nel suo esempio la motivazione per superare le difficoltà della vita, di qualunque natura esse siano.
A me piace chiudere questo breve ricordo con la sua “Regola dei cinque secondi”:
“Quando in una gara ti accorgi di avere dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più. Chiudi gli occhi per lo sforzo, quasi ti fai del male per continuare a spingere… e poi, quando li riapri, ti accorgi che hanno mollato loro.
Quei momenti ci sono ovunque: nello sport, nel lavoro, negli affetti. Insomma, nella vita.
Devi dirti: sono qui, ci provo”
Chi vuole ci può trovare un insegnamento per giocare a scacchi col massimo dell’energia fino alla fine, altri la motivazione per andare avanti nonostante difficoltà e avversità. Trovateci quello che volete, ma “provateci”.

Grazie, Alex.
Bellissimo ricordo