(del GM Sergio Mariotti)
Vorrei dedicare questo articolo alla morte di Boris Spassky, un grande campione ed un grande uomo che ha illuminato per molti anni il nostro universo scacchistico. Io l’ho conosciuto a Manila nel 1976 e incontrato a Frascati nel 2005 dove era venuto per una simultanea. Uomo molto simpatico ed alla mano, non faceva pesare la sua notorietà, raccontava vicende e fatti molto interessanti della sua vita.
Quando si svolse il match mondiale del 1972 era l’epoca della Guerra Fredda e quindi l’incontro tra Spassky e Fischer poteva essere facilmente visto come una personificazione della lotta tra le due superpotenze. Mentre la comunità scacchistica era interessata soprattutto alle mosse giocate sulla scacchiera, il mondo esterno guardava alle macchinazioni e agli intrighi… che si percepivano dappertutto. Il commento più famoso di Fischer è: “Gli scacchi sono una guerra sulla scacchiera. L’obiettivo è distruggere la mente dell’avversario”.
Dopo molte polemiche organizzative da parte dell’americano Il match fu quindi salvo, ma le problematiche legate a Fischer non erano finite. Dopo alcune complicazioni in cui Euwe giocò un importante ruolo diplomatico, la prima partita ebbe finalmente inizio l’11 luglio. Dal punto di vista tecnico scacchistico, la partita fu strana. Alla 29ª mossa, Fischer giocò un sacrificio tanto folle quanto divenuto famoso. Tuttavia, la partita non era ancora decisa; il suo errore decisivo avvenne poco prima del controllo del tempo e così perse la prima partita.
Fischer non si presentò alla seconda partita. Si era lamentato delle telecamere presenti in sala da gioco e aveva chiesto che venisse fatto qualcosa. Sembrava che lo spettacolo a Reykjavik sarebbe finito. Credo che tutto il mondo degli scacchi condividesse questi sentimenti pessimistici.
Tuttavia, due uomini vennero in soccorso. Kissinger fece una telefonata a Fischer, ma soprattutto Spassky ignorò le istruzioni della Federazione Scacchistica Sovietica che gli aveva ordinato di lasciare Reykjavik. La disponibilità di Spassky a continuare fu coraggiosa ed ebbe conseguenze anche dopo il match. Le autorità sovietiche non perdonavano questi comportamenti.
La terza partita fu giocata in una stanza privata, senza telecamere. Decenni dopo Spassky disse che non avrebbe dovuto giocare la terza partita. Proprio come Fischer, non avrebbe dovuto presentarsi. In questo caso, l’equilibrio psicologico del match sarebbe stato preservato. In teoria, questo può essere un punto di vista corretto, ma era contrario al carattere di Spassky intraprendere un’azione così sovversiva. In ogni caso, egli giocò male la partita dopo la sorpresa da parte di Fischer con una novità sbalorditiva.
Dopodiché tutti sappiamo come finì il match, e vorrei sottolineare una cosa: il mito Fischer è nato solamente grazie alla signorilità di Spassky, altrimenti il G.M. americano sarebbe rimasto famoso come un forte giocatore , ma non sarebbe mai entrato nella storia dei campioni del mondo di scacchi!
Ed ora gustiamoci la famosa prima partita del match, svoltasi con nove giorni di ritardo sul previsto (12 luglio 1972) alle ore 17,00 nella sala dello Sportstadion di Reykjavík gremita da 2500 spettatori. Spassky è puntuale, Fischer si fa attendere. L’arbitro Lotar Schmidt attende un minuto e poi mette in moto l’orologio del bianco, e Fischer arriva otto minuti dopo.
Boris Spassky – Robert Fischer
Reykjavík, 12 luglio 1972
1ª partita del Match Mondiale
Un caro saluto a tutti.
