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Il M.I. Raymond Weinstein da 60 anni vive in un ospedale psichiatrico

(Riccardo Moneta)
In un numero del 1964 la rivista inglese Chess tessé le lodi di Raymond Weinstein, così esprimendosi: “A parte Fischer, Weinstein è stato l’unico giocatore del campionato statunitense ad aver messo in mostra un vero talento; nulla gli impedirà di arrivare molto in alto, perché Weinstein ha un istinto omicida spietato“.
Purtroppo quelli di Chess furono eccezionali quanto sfortunati indovini.

Raymond Weinstein è nato il 25 aprile del 1941 a Brooklyn, New York. Il nonno paterno era emigrato dalla Russia, i nonni materni dalla Polonia. Badate bene: Raymond Weinstein non deve essere confuso con il maestro internazionale Norman Weinstein, che non ha parentela con lui ed è più giovane di circa 15 anni.

Raymond frequentò a New York la stessa scuola di Bobby Fischer, la Erasmus Hall High School, due classi avanti a lui. Si mise in luce diventando campione junior degli USA nel 1958 e nel campionato USA 1958-1959 fece quell’esperienza (patte con Sherwin, Bisguier, Donald e Robert Byrne, Kalme e Mednis, perse con Fischer, Reshevsky, Evans, Lombardy e Benko) che lo portò ad un considerevole risultato nel campionato successivo, 1959-1960: Fischer vinse con 9 su 11 seguito da Robert Byrne, Reshevsky, Benko, Bisguier e, appunto Raymond Weinstein con 6 punti. Fu meritatamente convocato per le Olimpiadi di Lipsia 1960. Tra l’altro nel 1960 fu nella squadra statunitense che, trascinata da lui e Lombardy, giocò e vinse il mondiale studentesco a Leningrado.

Ancor meglio Raymond seppe fare l’anno dopo, campionato 1960-1961, col terzo posto alle spalle di Fischer e Lombardy e con belle vittorie su Lombardy, Reshevsky, Bisguier e Robert Byrne. Quel torneo era valido pure come zonale e la terza piazza gli valse sia il titolo di Maestro internazionale sia un posto per l’Interzonale. A non ancora 19 anni egli appariva come una grande promessa dello scacchismo americano.

Accadde però che né Lombardy, impegnato con il vicino sacerdozio, né Weinstein, impegnato con gli studi al City College di New York, poterono disputare l’interzonale e ai loro posti andarono Sherwin e Bisguier.

Poi il calo improvviso. Nel campionato 1961-62 Weinstein doveva essere il favorito, in assenza di Fischer, Lombardy e Reshevsky. Invece vinse Evans davanti a R.Byrne, e lui fu solo nono. “Colpa degli studi”, si disse.

Le ultime apparizioni di Weinstein sulla scacchiera sono del campionato 1963-64, quando giunse a centro-classifica con l’insolito score di 5 vittorie (R. e D. Byrne, Reshevsky, Evans e Steinmaier) e 6 sconfitte (Mednis, Addison, Saidy, Bisguier, Benko e Fischer), nessuna patta. Quelle furono le sue ultime partite.

Nel 1963 Weinstein si laureò in Psicologia al Brooklyn College e nel 1964 andò ad Amsterdam per frequentare una scuola di specializzazione. Mentre era ad Amsterdam gli accadde di aggredire il suo insegnante, professore di psicologia e maestro internazionale di scacchi, l’olandese Johan Barendregt, un giocatore che rimane noto sia per aver sconfitto Botvinnik al torneo IBM del 1966 sia per aver approfondito una variante della Ruy Lopez di cambio. Diceva Barendregt che “quello degli scacchi è l’unico mondo giusto, perché i risultati sono l’unica cosa che conta. Nella vita, nel mondo del lavoro, non perdi mai, hai sempre ragione, perché arrivi più lontano di tutti sei hai la lingua più lunga”. Nella raccolta di interviste ‘De puurste liefde is die tussen een man en zijn paard’, il professor Barendregt spiegò cosa lo attraeva nel mondo degli scacchi e cosa lo spingeva a continuare a giocare ad alto livello pur avendo già un lavoro molto impegnativo e appagante. “È colpa tua se perdi a scacchi, la sconfitta non ha scusanti, il risultato è sempre giusto, altro non conta“. Lui ammetteva di aver paura di perdere, ma riteneva che la paura fosse una cosa importante e positiva, perché se nella vita manca la paura -sosteneva- il suo posto è preso dal vuoto.

Non sappiamo se la conoscenza e l’esperienza con Barendregt abbia influito e come sulla psiche del neolaureato psicologo dottor Weinstein, fatto sta che qualcosa dev’essere successo in quel periodo (o più probabilmente era già successo visto il calo nei risultati) nella mente del giovane americano.

L’aggressione all’insegnante olandese segnò la fine della carriera e in pratica della vita di Raymond Weinstein. Venne estradato negli USA e confinato in una casa di cura. Qui sembra che il suo compagno di stanza, un signore di 83 anni, un giorno si sia lasciato andare ad un commento poco piacevole sulla madre di Weinstein e quest’ultimo non esitò a prendere un rasoio e ad ucciderlo tagliandogli la gola. Giudicato incapace d’intendere e volere, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e ancor oggi, all’età di 84 anni, pare sia detenuto presso il Kirby Forensic Psychiatric Center di Manhattan.

Raymond Weinstein, a sinistra, con John W. Collins nel 1957. (Foto dalla John Collins Collection, Lilly Library at Indiana University)

Non ho trovato facilmente nelle mie ricerche il nome e troppi altri particolari della storia triste e dimenticata di questo personaggio: la sensazione è che i giornali dell’epoca non se ne siano eccessivamente occupati, gli storici degli scacchi neppure e che la stessa famiglia abbia contribuito con la sua riservatezza estrema a far dimenticare il povero Raymond. Non ne ha mai parlato neppure il G.M. Arthur Bisguier (1929-2017), che dicono essere stato suo cugino.

Una sola persona pare, almeno da quanto ho potuto leggere, essersi interessata a Raymond Weinstein, e questa è stato il suo coetaneo, giocatore di scacchi e poi scrittore ed altro … Sam Sloan (autore nel 2011 di un documentario “Bobby Fischer Against the World”), che lo incrociò in alcuni tornei giovanili e descrisse con queste parole un suo incontro con Weinstein avvenuto a distanza di 36 anni dall’ultimo:

Oggi, domenica 1 settembre 1996, ho trascorso 45 minuti a parlare con il maestro internazionale di scacchi Raymond Weinstein nel suo ricovero con vista su Manhattan. Ho cercato Raymond a intermittenza negli ultimi 18 anni, da quando nel 1978 ho pensato di farlo evadere di prigione e di iscriverlo a un torneo di scacchi.

Lo conobbi durante le prime fasi della sua carriera scacchistica. Ho giocato nel 1958 lo US Junior a Homestead, Florida, che lui vinse, nel 1959 lo US Open a Omaha e nel 1960 lo US Open a Saint Louis, dove ha fatto bene. Lo vidi sconfiggere Larry Remlinger nel 1958, sconfiggere Benko nell’ultimo round del 1959 US Open a Omaha e perdere un finale di torre e pedone pari contro Charles Kalme nell’ultimo round del National Capital Open del 1960 a Washington.

Il Raymond Weinstein che ho visto oggi non pareva il ragazzo magro che io conoscevo: è obeso, pesa almeno 250 libbre, sembra pigro e spento. Nessuno potrebbe oggi immaginare la brillantezza che aveva un tempo… Ogni tanto si strofina il naso. Ricordo che aveva quel tic quando giocava. Altrimenti, se l’assistente non mi avesse detto che si trattava di Raymond Weinstein nato il 25/04/1941, non avrei mai creduto che fosse davvero lui.

The Kirby Forensic Psychiatric Center in New York

Ho trascorso tutti i 45 minuti cercando di parlargli. Non ha detto nemmeno una parola mentre ero seduto davanti a lui. Gli ho ricordato che l’avevo visto sconfiggere Remlinger e Benko, ma non è apparsa nessuna reazione sul suo viso. Mi ha fissato senza espressione per tutto il tempo. Ogni tanto i suoi occhi si abbassavano un po’ e sembravano quasi chiudersi. Eppure, non mi ha mai staccato gli occhi di dosso. Gli ho raccontato dettagli della sua carriera scacchistica, dettagli che quasi nessuno, a parte me, avrebbe mai ricordato. Gli ho anche detto che conoscevo personalmente Kasparov, Karpov, Fischer, Anand e la maggior parte degli altri grandi maestri del mondo. Non ha avuto alcuna reazione, eppure sono sicuro che lui sapesse di cosa io stessi parlando.

Ci sono stati anche lunghi periodi di silenzio. Quando non mi veniva in mente nient’altro da dire, restavo lì seduto per cinque minuti, sperando che lui dicesse o facesse qualcosa, qualsiasi cosa. Ma lui restava lì seduto, fissandomi senza espressione.

Alle 17,00, quando terminò l’orario di visita, lui si alzò, andò da una inserviente e le disse con tono piuttosto acceso che voleva tornare nel suo reparto. Dopo che se ne fu andato, l’inserviente mi disse che ero stato il suo primo visitatore in molti anni. Disse che quando lo aveva avvisato che qualcuno era venuto a trovarlo, lui aveva risposto che nessuno veniva mai a cercarlo e quindi ci era voluto un po’ per convincerlo a scendere. L’inserviente aveva l’impressione che Raymond Weinstein non avesse famiglia. Fu sorpresa quando le dissi che conoscevo uno dei suoi parenti. A quanto pare, non riceveva né inviava posta. Da quanto ho visto, è chiaro che Raymond Weinstein non uscirà mai di lì e che resterà internato per il resto della sua vita. Sembra semplicemente incapace di relazionarsi col mondo esterno. Trovo strano che una mente della sua brillantezza possa essersi così perduta da arrivare a questo punto.

Raymond A. Weinstein sarebbe senza dubbio diventato uno dei più forti grandi maestri di scacchi del mondo, se qualcosa di strano non gli fosse accaduto. Ecco un esempio di come giocava quando aveva 18 anni:

Robert J. Fischer – Raymond A. Weinstein,
Rosenwald Memorial, US Championship, dicembre 1959

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