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Entrare o non entrare nel finale di pedoni? (2)

(Uberto Delprato)
Ritorno sul tema della valutazione sull’opportunità di cambiare o no gli ultimi pezzi sulla scacchiera ed entrare in un finale di pedoni. Nel primo articolo su questo tema abbiamo visto come calcolare l’esito di un finale di pedoni quando si crea una “corsa di pedoni”. Abbiamo anche introdotto il concetto di “stepping stone” per indicare una posizione-chiave da fissare nella mente e usare come base per calcolare le sequenze senza dover ripartire ogni volta daccapo.

Oggi vediamo un finale che necessita del calcolo di un’altra corsa di pedoni, ma che richiede anche lo studio di come sfruttare bene la “danza” dei Re guidata dal concetto di opposizione. Non credo ci sia bisogno di spiegare di cosa sto parlando perché l’uso dell’opposizione è uno dei primi strumenti che si imparano nei finali di pedone, ma qui è importante apprezzare il significato dei “tempi di riserva”, ovvero delle mosse di pedone che conviene tenere a disposizione perché possono tornare utili per passare la mossa all’avversario.


Ripassiamo la “corsa dei pedoni”

Come sempre, un po’ di ripasso non guasta. Vediamo una posizione che richiede il calcolo della corsa di pedoni.

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Visto che è un esercizio di ripasso, non vi do direttamente la soluzione, che è disponibile solo cliccando sul pulsante qui sotto. Vi do comunque un suggerimento: visualizzate la posizione alla fine della corsa perché è una “stepping stone” dalla quale elaborare la parte successiva del finale.

Effettuando un rapido calcolo si capisce che il pedone b e il pedone f promuoveranno insieme. Serve fissare nella mente la posizione dopo la promozione per verificare se c’è un modo per vincere.

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Bene, adesso che abbiamo ripreso il meccanismo del calcolo delle spinte dei pedoni, passiamo al concetto del “tempo di riserva” che è così utile nei finali in cui la battaglia consiste nella conquista delle case da parte dei Re.


Vediamo adesso cosa significa “tempo di riserva”

Nei finali di Re e pedone esistono molte case definite “critiche”, ovvero case che, se occupate da uno dei Re, garantiscono la vittoria o la patta. L’esempio più noto è quello delle case critiche davanti al pedone che si intende portare a promozione nei finali di Re e pedone contro Re. Nella posizione che vi propongo, che è la parte finale di uno studio più lungo, le case critiche sono quelle del pedone bloccato e le ho evidenziate nel diagramma.

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Visto che non è possibile accedere alle case a6 e b6 a causa del controllo da parte del Re nero, il Bianco deve cercare fortuna sul lato di Re. La casa critica f6 è l’obiettivo, ma calcolando i tempi per raggiungerla (allo stesso modo con cui si calcolano i tempi nelle corse di pedoni) si vede che il Re nero fa in tempo a difenderla agevolmente: in 4 tempi il Re Bianco può arrivare in e4, ma il Re nero arriva in e6 in 3 mosse e poi può oscillare in e6 e f6 impedendo al Re bianco di avanzare grazie al contributo del pedone c6 che controlla d5.

Va anche osservato che la spinta del pedone ‘b’ fino a b5 non porta a nulla, visto che il Re bianco non riuscirà a conquistare le case critiche davanti al pedone c5.

C’è però un particolare da considerare: il Bianco può “passare la mossa” al Nero con due mosse di attesa: la spinta in b3 e, se necessario, la spinta in b4. Queste potenziali spinte di pedone che obbligano l’avversario a muovere sono preziosissime perché possono forzarlo a indebolire la propria posizione. Da notare che di tutti i pedoni quello in seconda (settima) traversa è quello che è più flessibile perché può spingere di uno o due passi, offrendo la possibilità di scelta a seconda di eventuali condizioni di zugzwang.

In questa particolare posizione, i due tempi di riserva risulteranno decisivi, come vedremo.

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Corsa di pedoni, controllo della casa di promozione, tempi di riserva, “spallate”… tutti strumenti che vanno componendo il nostro arsenale di conscenze e trovano frequente applicazione.


Ed ora, un caso dalla pratica dei tornei

La posizione che vi propongo adesso è tratta da una partita recentissima del Campionato sociale del circolo di Reykjavik. I due protagonisti non sono giocatori titolati ma ciò non influenza l’analisi del loro finale, che è molto interessante e istruttivo.

Jon Trausti Hardarson – Sverrir Sigurdsson
Reykjavik, 2025
Muove il Bianco

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Il Nero ha un visibile vantaggio di spazio e un Alfiere potente, anche se parzialmente limitato nei movimenti dalla catena pedonale sulle case nere. D’altra parte, il Cavallo del bianco ha poca libertà di movimento e il Re deve cercare di contenere il Re avversario.

Tenendo conto del tema di questi articoli, la domanda che ci poniamo nei panni del Bianco è: possiamo dare scacco in c3 senza temere il cambio e l’ingresso nel finale di pedoni? Come sempre dobbiamo saper rispondere a questa domanda PRIMA di offrire la possibilità del cambio, perché non c’è ritorno.

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Qui il bianco ha due sole possibilità: arretrare con il Re o accettare il sacrificio di pedone con conseguente corsa di pedoni. Mentre voi provate a calcolare chi promuoverà per primo, vediamo intanto cosa succede se il Re bianco arretra per cercare di impedire la penetrazione del Re avversario.

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Visto che questa variante non funziona, Hardarson aveva probabilmente valutato pari la corsa dei pedoni. E’ così?

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Ma il Nero ha un modo ancora più efficace di promuovere, che è utile conoscere.

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Insomma, non funziona la difesa passiva a causa dei due ‘tempi di riserva’, né funziona la corsa di pedoni per un paio di alternative più veloci di quella più spontanea. Questa volta sarebbe stato meglio non entrare nel finale di pedoni, caro Hardarson: buon per te che Sigurdsson non sia riuscito calcolare le conseguenze del sacrificio di pedone in b4, che gli avrebbe fatto vincere la partita.

Voi però adesso sapete cosa fare, con un po’ di calcolo basato sugli strumenti e sulle manovre che via via stiamo vedendo assieme.


Puntate precedenti:

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