(Uberto Delprato)
Quando molti, moltissimi anni fa mi fu offerto di scegliere un libro come “compenso” per una simultanea che avevo tenuto in una delle serate della “Tevere Expo”, non ebbi esitazione: “Chess is my life” di Viktor Korchnoi. Il suo stile di gioco aveva ben poco di simile al mio, ma volevo leggere assolutamente quel libro, un racconto in prima persona della carriera scacchistica del grande antagonista di Karpov e dell’Unione Sovietica.
Fu un’ottima scelta, che mi fornì il punto di vista opposto di quanto avevo letto in “Scacchi primo amore”, scritto di Aleksandr Roscial sull’ascesa al trono mondiale di Anatolij Karpov (NdA: le traslitterazioni dal cirillico di Aleksandr Roshal e Anatoly Karpov sono quelle usate nella mia edizione del 1975 di Teti Editore).
Le due storie personali, gli stili di narrazione (appassionato l’uno, agiografico l’altro) e la descrizione dei risvolti psicologici del match di finale del Torneo dei Candidati del 1974, non potevano essere più diversi.
La seconda partita, vinta brillantemente da Karpov, è descritta con queste parole dal vincitore “La partita risultò bella, di effetto, ma dal mio punto di vista tale vittoria mi portò un solo punto. E tu e l’avversario capite che è dovuto soltanto a un errore nella scelta della variante di apertura. In altre parole, quando riesci a superare l’avversario, quando lui sente la tua superiorità, allora significa molto più che un semplice punto!”
La partita di quel match che però mi lasciò la più profonda impressione, fu una di quelle non riportate nel libro di Karpov: la brevissima sconfitta patita nel 21° incontro, che mise a rischio la vittoria di Karpov che sembrava ormai certa sul punteggio di 3 a 0 dopo 18 partite e solo 6 partite rimaste da giocare.
Se la vittoria di Korchnoi nella 19ª partita viene descritta nel libro di Roshal come un errore di analisi dei secondi di Karpov durante la sospensione (ovviamente il campione non può sbagliare…), la 21ª partita è descritta con parole diverse nei due libri. Si tratta di una miniatura sorprendente, testimonianza della enorme volontà di Korchnoi e della sua inconfondibile creatività alla scacchiera.
Tra le analisi che riporto nel seguito, troverete anche alcuni dei commenti di Botvinnik, tratti dal suo libro “Tri matcha Anatoliya Karpova” (Molodaya Gvardia, Mosca 1975) nella traduzione in inglese di Douglas Griffin, oltre ad alcune annotazioni di Vasily Ivanchuk contenute nella sua rubrica “La créativité aux échecs” pubblicata su Europe-Echecs nel numero 668 del settembre 2016.
Indubbiamente, la partita peggiore del match. [Botvinnik]
Tempo di riflessione 0:24–0:38; fatto notevole, questa partita decisiva è durata poco più di un’ora. [Fonte: “The Complete Games of World Champion Anatoly Karpov” (Batsford, Londra, 1976)]
Si può credere alla versione karpoviana (un errore dei secondi e un’ottima preparazione di Korchnoi) o a quella di Viktor (analisi con Bronstein, ma tanta improvvisazione alla scacchiera), ma quello che resta è una vittoria in 19 mosse frutto di un talento creativo e di una volontà di vittoria che ha avuto ben pochi equivalenti nella storia degli scacchi.
Korchnoi non diventerà mai Campione del Mondo, ma continuerà la sua lotta contro “il sistema” (in particolare contro Karpov e ciò che a suoi occhi rappresentava) e la sua ricerca della vittoria sulla scacchiera fino ai suoi ultimi giorni.
