Oggi la notizia del giorno non è scacchistica, lo sapete tutti.
Frequento da molti anni l’ambiente cosmopolita, variegato, talvolta frustrante e comunque stimolante dell’Unione Europea e non posso non condividere qualche riflessione sulla BREXIT, ovvero sulla vittoria di coloro che hanno votato per l’uscita del Regno Unito dalla Unione Europea.
Si possono fare tante analisi sulla descrizione di chi ha scelto “Leave” (prevalenza di anziani, di cittadini con basso livello di istruzione e di residenti al di fuori delle grandi città), ma il fatto resta: la maggioranza dei cittadini del Regno Unito ha detto chiaramente di voler uscire dalla Unione Europea e di preferire un percorso pieno di incognite ma da compiere in autonomia alla partecipazione alla più grande iniziativa di unione politica su base volontaria tra Stati sovrani della storia.
Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi e anni, ma di sicuro lo scenario che si è aperto è una novità per tutti. Il “mercato” farà quello che converrà agli investitori, quindi non voglio prendere come unico parametro per misurare gli effetti del referendum le sue reazioni, tanto meno quelle istintive di oggi.
Certamente ci sono e ci saranno scossoni, ma verso un nuovo livello stabile, non verso il caos.
Per me oggi è più importante …
… quello che può pensare il diciottenne di Edinburgh che l’anno scorso(*) ha votato no al referendum contro gli inglesi pur di rimanere in Europa e che ora quegli stessi inglesi cacciano fuori dall’Europa contro il suo volere;
… quello che può pensare un imprenditore di Belfast che già gliene fregava poco di cattolici e protestanti, figùrati adesso che, grazie a quei pecorai di inglesi, perde i finanziamenti di Bruxelles che il suo collega di Dublino invece riceverà;
… quello che può pensare il contabile londinese di una multinazionale, che perderà il lavoro perché l’azienda sposterà il settore amministrativo in Irlanda, in modo da rimanere in Europa e nella contabilità Europea;
… quello che può pensare il pensionato gallese che, credendo di aver agito per il bene dei propri soldi, si accorgerà di non potersi permettere più quei bei viaggetti al caldo del Sud Europa perché la sterlina si svaluterà e le tariffe aeree aumenteranno;
… quello che può pensare una giovane coppia inglese (lui di seconda generazione) che non sa bene cosa accadrà nei prossimi 20 anni durante i quali i loro figli cresceranno (mentre i nonni di lei, in campagna, orgogliosamente vincitori oggi, non ci saranno più);
… quello che può pensare un giovane europeo non UK-native (come mia figlia) che sta apportando con entusiasmo un contributo al “sistema” inglese (non solo economico, ma anche sociale) e che se ne sente spinto fuori;
… quello che può pensare un europeo adulto come me, che per la prima volta vede le spalle girarsi e le porte chiudersi di fronte al concetto di Europa Unita, che con tutti i suoi difetti ha garantito e sta comunque garantendo convivenza pacifica e fratellanza.
Chissà quale sarebbe il risultato se si rivotasse tra due settimane…
(*) per il referendum scozzese votarono anche i giovani di 16 e 17 anni, che non hanno avuto diritto al voto per questo referendum
