Site icon Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Viktor Kupreichik ci ha lasciato

(Riccardo M.)
Anche Viktor Kupreichik se n’è andato. Oggi, 22 di maggio.

Il Grande Maestro bielorusso era nato a Minsk il 3 luglio del 1949. Lo ricordiamo con grande piacere e simpatia, forse anche perché i suoi anni scacchisticamente migliori coincisero un po’ con i nostri anni migliori, pur se da prospettive diverse. Erano anni indimenticabili, in cui noi della redazione lavoravamo con entusiasmo per il nuovo circolo del DLF Steinitz e per la rivista Zeitnot.

[foto di Anna Abrazumova]

Viktor vinse, tra gli altri, i tornei di Reykjavik (1980), di Hastings (1982) e di Sverdlovsk (1984). Era proprio il secondo numero di Zeitnot quello che usciva in concomitanza con la sua magnifica prestazione di Hastings, e noi vi scrivevamo entusiasti: “Viktor Kupreichik, classe + aggressività, trionfa al tradizionale torneo di Hastings”. E gli pubblicammo le sue belle vittorie contro Lein, Christiansen, Ree e Littlewood. In quel torneo egli (9 su 13) mise in fila fior di campioni come Smyslov, Speelman, Mestel, Andersson, Lein e Short, con Christiansen e Szabo in coda.

Non era lui forse un fuoriclasse assoluto, non era troppo costante nei risultati, di certo era sempre troppo in lotta con l’orologio, ma piaceva la sua continua ricerca di complicazioni e di tatticismi, di creatività e audacia garibaldina.

In “i luoghi degli scacchi” lo descrivevamo “estroso e combattivo grande maestro, che non temeva avversari nella singola partita”.

Il grande Tal lo definì giustamente un giorno “il D’Artagnan degli scacchi”.

Nel 1972 fu uno dei “secondi” di Spassky nel match contro Fischer. Esordì alle Olimpiadi nel 1994 con la sua Bielorussia e in seguito firmò altre tre partecipazioni. Se lo meritava.

Nel 2010 vinse a Thessaloniki il campionato europeo Rapid “seniores”. La M.I. Anastasia Sorokina è sua nipote.

Kupreichik (primo GM bielorusso della storia) ha allenato maestri e bambini, e ha coraggiosamente giocato a scacchi fino a due settimane fa, in un torneo nella sua Minsk, pur sapendo di non poter fare ormai troppo meglio del 60° posto.

Ma oggi il suo cuore lo ha per sempre abbandonato. Ciao, temibile Viktor!


Segnaliamo su di lui questo bell’articolo di J. Cordero Fernandez.

[Le due immagini qui postate sono tratte dal sito della Komsomol’skaja Pravda]

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