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Il sacrificio di Jan Palach

August 1968: A shadowy figure watches Soviet tanks advance through the streets of Prague after nightfall. (Photo by Stefan Tyszko/Getty Images)

(Riccardo M.)
Bellissima la partita che vi ha presentato stamattina UnoScacchista. Paravyan potrebbe entrare nella storia degli scacchi soltanto per questa sua meravigliosa conclusione. Sacrifici a non finire ad ogni passo. Quasi una “Immortale”.
Lasciate però che oggi il mio pensiero vada per un breve momento ad altri sacrifici. Terribilmente veri. Oggi ricorre il cinquantenario della Primavera di Praga.

[Praga 21 agosto 1968, foto Stefan Tyszko/Getty]

Sono trascorsi già 50 anni dal 21 agosto del 1968, da quella amara “fine-partita” giocata precisamente nella notte fra il 20 e il 21 da Alexander Dubček e da Leonid Brežnev. E dal sacrificio non dimenticato del giovane studente praghese Jan Palach, che si cosparse di benzina e si diede fuoco in piazza Venceslao.

Quello di Jan Palach fu un gesto estremo, un esempio coraggioso dal significato immenso. Diceva Tucidide che “Il segreto della felicità è la libertà, e il segreto della libertà è il coraggio”. 

Io ero all’Università in quel periodo, ed è stato come se le pagine della Storia, forse per la prima volta, scrivessero in diretta su di me certi accadimenti, accadimenti che spesso sono molto amari e che lasciano un segno indelebile per tutta la vita.

Barricate a Praga davanti alla sede della Radio, 21 agosto 1968, foto Libor Hajsky/Reuters

Qualcuno disse che se in quei tristi giorni del 1968 a giocare quella partita con Dubcek ci fosse stato Gorbachov e non Breznev, le cose sarebbero andate diversamente. E’ vero, è assai probabile. E io credo che questo possa dimostrare come la Storia la scrivano le singole persone, quasi sempre quelle che sono al potere, non certo i popoli. Ai popoli, invece, se e finché avranno la reale possibilità di scegliere le persone che li rappresentano, spetta la pesante responsabilità di saperle scegliere con la massima accortezza. Per difendere la Libertà.

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