(Topatsius)
Ci sono dei temi tattici nelle partite, anche in quelle fra grandi, che ogni tanto ricorrono con impressionanti rassomiglianze. Ecco due conclusioni quasi identiche, entrambe verificatesi sulle rive della Neva, cioè a San Pietroburgo (ma la città nel 1977 si chiamava ancora Leningrado). In entrambe a vincere è il conduttore dei neri.
Ci sono solo un po’ di annetti (81) a dividere le due partite.
Il nero, il forte giocatore di casa Emanuel Schiffers (1850-1904), gioca l’ovvio scacco d’alfiere: 1. … Ac5+ 2. Rh1 Dxg3! 3. hxg3 Rg7 ed ecco spuntata fuori una torre da corsa. Per il lituano Semen Alapin (1856-1923), noto teorico delle aperture, non c’è difesa: 0-1
L’altra è nientemeno che la scivolata di un giovane campione contro un vecchio lupo di mare:
Ma che succede? L’intera cornice della scacchiera è a disposizione della torre nera di Mark Taimanov! E allora è semplice: 1. … Cg3+ e 0-1 Se 2.hxg3 Ta8. Identico il tema, identica la torre da corsa (che stavolta si fa tre quarti di giro di pista). Analogie sulla Neva!
Si è trattato di una sconfitta bruciante per Anatoly Karpov, allora campione del mondo. In quel mega-torneo, al quale partecipò onorevolmente anche l’italiano Sergio Mariotti, Karpov fu solo quinto (10 p. e battuto anche da Beliavsky) e Taimanov 6°/9° con ben quattro sconfitte. Vinsero Oleg Romanishin e Mikhail Tal (11,5 p.)
