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Partita Siciliana, perché?

(Riccardo M.)
Perché e come è nata la denominazione di “Partita Siciliana” (1.e4 c5)?
Adriano Chicco e Giorgio Porreca scrivono che questa denominazione apparve già ai primi del Seicento in un manoscritto di Gioacchino Greco “il Calabrese”.

Tuttavia sappiamo che la prima volta che in un libro stampato si parlò di “Partita Siciliana” fu in un volume pubblicato a Londra nel 1813.

L’autore era un certo Jacob H.Sarratt, il titolo “The Works of Damiano, Ruy Lopez and Salvio on the Game of Chess”.

Alla pagina 367 si leggeva: “L’Editore è indotto ad aggiungere le seguenti quattro partite, nella convinzione che esse contengano parecchie mosse magistrali, e che esse siano particolarmente adatte a permettere al giocatore di giudicare se la spinta di due passi del pedone dell’Alfiere di Donna sia un’apertura vantaggiosa per il secondo giocatore. Queste partite sono state tratte da un raro e prezioso manoscritto che è stato mostrato all’Editore, con vera cortesia, dal sig. E.Morris, certamente uno dei più abili giocatori dei nostri tempi. Questa apertura è chiamata il Giocho Siciliano!”

Il primo ad utilizzare frequentemente questo tratto (già citato dal Lucena e dal Polerio) pare sia infatti stato nel ‘600 il nostro illustre Pietro Carrera, sacerdote catanese, allievo del campione siracusano Paolo Boi. Carrera nel suo libro “Il gioco de’ scacchi” (1617) analizzava appunto alcune varianti della difesa siciliana.

Di certo lui non avrebbe mai immaginato che quattro secoli dopo questa linea di gioco sarebbe stata una delle più utilizzate nel mondo e, soprattutto, che essa avrebbe avuto, in suo onore, il nome della nostra bellissima isola.

(Qui per sapere qualcosa di più sul Carrera)

 

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