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Ferruccio Ferucci (1938-2019)

(Alessandro Pompa)
Il 18 Maggio di un anno fa ci lasciava Ferruccio Ferucci: forse la persona più bella che molti di noi abbiano mai conosciuto. Amico limpido e implume, di un’onestà e un disinteresse assoluti e al tempo stesso formica splendida, capace di donare se stessa a tante meravigliose cicale incontrate per strada. Affratellandole. Facendole giocare insieme.

Per molti anni Segretario particolare del Sindaco a Forlì, è stato Presidente del Circolo “Paul Keres” e poi co-fondatore e Presidente di ARCI-Dama Scacchi, ARCI Unione Giochi e Lega Scacchi UISP (1979-2002), salvandola dalla crisi dell’ARCI e portandola addirittura ad uno storico accordo con la FSI di Sergio Mariotti.

Prima di lui, Sergio Pederzoli. Dopo di lui, Francesco Lupo, Edelvisa Iarusci, Alberto Collobiano e Marco Ottavi. Per una vita, si è ‘messo in gioco’ con molti grandi compagni di viaggio, fra i quali Sebastiano Izzo, Ascenzo Lombardi, Antonio Rosino, Filippo Maresca, Giovanni Ongarelli, Marco Salami, Agostino Braca, Maria Cristina Bornacin, Yuri Garrett, Mario Albano, Andrea Raiano, Renato Stefanelli, Antonio Fuscà, Attilio Muratori, Stelio Betti, Sonia Ferrini, Dario De Toffoli, Ennio Peres, Emanuele Ragusa, Pierluigi Passerotti, Giuseppe “Pino” Barato e i Presidenti FSI Sergio Mariotti e Alvise Zichichi. Per un mondo bello, colorato e giusto, in cui la diversità fosse un bene comune.  Mettendo in comune ogni ricchezza, ogni strumento di cui si veniva in possesso. Ponendo il “Re dei Giochi” al servizio di vere e proprie arti ludiche ingiustamente misconosciute nel nostro Paese, ma non meno regali: Dama, Go, Othello, Backgammon, Mah-Jong. Sciorinandolo in piazza; aprendolo al mondo; rendendolo mezzo e non fine; educazione e rieducazione; “Cultura” e “Sport”; “Popolare” e “Per tutti”.

(un suo cinquecentesco, rinascimentale “Gambetto di Re” a Marcello De Caro. Li osserva con molto interesse Giuseppe Ascenzo Lombardi. 
Gli amici Ferruccio e Sebastiano adoravano metterlo alla frusta col pericolosissimo 
attacco “Muzio selvaggio” di quel famoso Gambetto “romantico”)

 

Mai da “uomo solo al comando”. Mai grazie a rapporti o amicizie interessati. Mai costruendo “ginnastiche di obbedienza” o sistemi di potere. Mai una parola sopra le righe. Mai un’opinione espressa senza voler prima capire. Sempre da cittadino serio e specchiato. Coinvolgendo, chiedendo, ascoltando, dando fiducia. Il pane quotidiano per un figlio del popolo che ha respirato lacrime, guerra, sogni, dolore, fame di tutto e sete di libertà e di giustizia: da bimbo, prima di essere uomo. Da democratico vero.

Cosa difficile, faticosa o addirittura incomprensibile per chi (noi, oggi?) non ha avuto il dono di costruire ciò di cui gode e poter sopravvivere a questo; il dono di aver imparato a soffrire e a lottare per ciò che c’è di più prezioso e più caro: la libertà, la giustizia, la dignità.

Chi non ha avuto questo, non per sua colpa, si ammala. Non ha più memoria, perché non ne ha mai avuta una; e tende inevitabilmente a riempirla di apparenze e di sé. Ma in buona fede. Non come chi scientemente, per il potere, semina sale nelle coscienze, ne fa un deserto e lo chiama “pace”.

Dunque, “non ci sono poteri buoni”? Ferruccio ha dimostrato il contrario. Tirato per i capelli nel ’78 alla guida della Lega Scacchi, è riuscito a farci sognare un mondo migliore per un quarto di secolo. Con il suo esempio, la sua sensibilità e umanità. Con il gioco. Facendoci mettere in gioco per primi, con lui. La nostra rivoluzione.

(Ferruccio Ferucci con ?)

La mitica rivista “Contromossa” (poi UISPRESS-Scacchi); i Campionati CSIT che affratellavano il mondo; Tornei Internazionali FIDE organizzati a Forlì con il GM Anthony Miles per promuovere Convegni internazionali su “Matematica e scacchi”; Mark Tajmanov, mitico sfidante di Fischer, chiamato nel 1990-92 a San Vincenzo dall’URSS per accreditare Seminari Nazionali per Formatori di Istruttori (con Zichichi, Izzo, Rosino, Maresca, Albano, Lombardi, Garrett, Raiano insieme); gli scacchi nel grande circuito associativo (ARCI, UISP, CSAin, AICS, Libertas, Us ACLI, CSI, MSP, CSEN…); la poli-ludicità come strumento; le traduzioni dal russo di Guido Gallozzi delle teorie scacchistico-affabulatorie  di Viktor Ivanovic Gonciarov, eretico avversario della mitica scuola di Botvinnik; giocare in carcere; la disabilità, la sofferenza psichiatrica, i bambini piccoli, la psicomotricità scacchistica dai 3 ai 7 anni, ’interdisciplinarità scolastica, eterodossie di ogni tipo, le metodologie più rivoluzionarie… Tutte le nuove frontiere scacchistiche e ludiche di oggi sono passate prima per l’ARCI Dama/Scacchi e la Lega UISP di Ferruccio: un Paradiso nel paese ludicamente forse più arretrato d’Europa grazie a un uomo magnifico e illuminato, conscio di rendere giustizia all’impegno di ognuno facendo esprimere tutti.

“...lo scopo è un altro: la competizione non deve essere fine a se stessa, è un mezzo che ci serve ad aggregare, serve a far stare assieme, fare nuove conoscenze, nuove amicizie. Io non voglio giocare solo a scacchi e non interessarmi  di quello che succede fuori della porta;  voglio giocare a scacchi, ma voglio portarmi dietro anche un rapporto che veda quello che succede nel mondo.
(dall’intervento di Ferruccio Ferucci al 3° Festival Italiano dei Giochi – Gradara, 18-27 settembre 1992)

Da Forum Livii a “Berti in Oro” a Predappio. Alla moglie, ai figli, ai nipoti, agli amici che lo hanno accompagnato, un grandissimo abbraccio. A noi, ricordi luminosi e incancellabili. Ferruccio non morirà mai. Ha seminato bellezza e speranza in chi lo ha conosciuto; ha coltivato fronti di ricerca che sono ormai patrimonio del mondo, salvi per sempre da un “dolce Paese – dove chi sbaglia non paga le spese”; dove “chi ha avuto ha avuto avuto”.

Un Paese meraviglioso che insegna a dimenticare tutto: a cominciare da sé.

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