(Vincenzo Costabile)
SME (Scacchi metafora educativa), dietro tre lettere, l’idea di contrastare con gli scacchi la povertà educativa nei giovanissimi. Ideato e promosso dall’ente di promozione sportiva CSEN e dalla Associazione Alfiere Bianco (Alessandro Dominici), è stato finanziato dall’impresa sociale “Con i bambini” ed è il progetto di insegnamento degli scacchi più grande che sia stato realizzato in Italia e uno dei maggiori d’Europa. Si è svolto in 14 regioni italiane. Ha coinvolto circa 10.000 alunni di diverse fasce d’età, dalle prime classi delle elementari alle scuole medie. Le lezioni si sono svolte nell’arco di 4 anni, dal 2020 al 2023, in orario curriculare ed extracurriculare, nelle scuole pubbliche e nelle associazioni educative.
A base del progetto il gioco degli scacchi come strumento non solo per accrescere le competenze dei giovani studenti-scacchisti, coinvolgere i minori con difficoltà in un contesto sociale, ma anche per favorire il sostegno alla genitorialità. Lo scopo? Definire una situazione di relazione attraverso il gioco. Infatti parallelamente alle lezioni in classe si sono svolte attività che hanno coinvolto tutta la famiglia, come il torneo di scacchi delle famiglie, nel quale era prevista l’iscrizione e l’aggiudicazione dei punti non individualmente o a squadra, bensì a famiglia.
In base all’età degli allievi gli scacchi sono stati proposti in forme differenti: a iniziare dalle classi di gioco-motricità per i più piccoli delle prime classi delle elementari, in cui i bambini si muovono su un tappeto a scacchiera imitando i movimenti dei pezzi, passando al metodo CASTLE dalla terza alla quinta elementare, che è già effettivamente un programma didattico di scacchi sul banco, che inizia con “minigiochi” per familiarizzare con il movimento dei pezzi sulla scacchiera, per arrivare alla comprensione della fine della partita, in caso di scacco matto e patta, e ai temi tattici in più mosse dalla quinta elementare. Alle scuole medie la proposta delle lezioni, accanto alle tecniche scacchistiche, ha visto l’utilizzo di tecniche pedagogiche simboliche e metaforiche più elaborate, in base all’età e alle competenze degli alunni.
Parallelamente al lavoro didattico nelle scuole delle diverse regioni italiane, è stata svolta una ricerca da parte dell’Università di Torino per trovare conferma dei benefici dell’insegnamento degli scacchi. In linea con ricerche precedenti i miglioramenti nelle capacità logico-matematiche dei bambini appassionati di scacchi sembrano confermati a livello statisticamente significativo. Ma sono necessarie ancora ulteriori verifiche e approfondimenti.
Gli istruttori, gli educatori e i referenti che hanno preso parte al progetto hanno svolto incontri annuali in diverse zone d’Italia per svolgere formazione e confronto. Il primo incontro, prima della partenza del progetto, si è svolto a Susa, in Piemonte, in un castello (quale luogo migliore per studiare il metodo CASTLE?). L’ultimo incontro collettivo si è svolto ad Amelia, in Umbria e ha visto tra i formatori la partecipazione dalla Svezia di Jesper Hall, ex allenatore del campione del mondo Magnus Carlsen.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale di collaborazione a questo progetto, ho lavorato per 3 anni nelle scuole del Lazio, a Roma: “Anna Fraentzel Celli” e “Piersanti Mattarella”, tramite la Scuola Popolare di Scacchi. Oltre alle lezioni nei club di scacchi del doposcuola di primarie e secondarie inferiori, ho visto crescere 5 classi di bambini (scacchisticamente e non) dalla terza alla quinta elementare, alle quali nell’ultimo anno si sono aggiunte altre 3 classi.
Con le maestre si è instaurato un clima collaborativo e, nonostante si siano viste sottrarre alcune ore di lezione, hanno accettato favorevolmente perché hanno potuto constatare i benefici dell’insegnamento degli scacchi a scuola. Alcuni bambini infatti hanno iniziato a esprimersi in classe, a fare interventi e domande proprio con le lezioni di scacchi! Questo aspetto va aggiunto alle già citate capacità logiche e mnemoniche potenziate.
Lavorando a scuola ho avuto una maggiore consapevolezza della numerosità di bambini bisognosi di sostegno e attenzione speciale. Così, sulla scia di questa constatazione (e anche dei miei studi universitari di psicologica clinica), ho deciso di seguire un corso di formazione online, che era trasmesso dalla Spagna, sugli scacchi terapeutici in caso di diagnosi di Deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e Autismo. Ho potuto così constatare come gli scacchi possono avere anche una valenza terapeutica, ad esempio un bambino così detto “iperattivo” (o per dirlo con i compagni di classe “bambino Sonic”) appassionandosi agli scacchi dava sfogo in modo sempre più sportivo e mentalizzato alla propria agitazione.
La proposta didattica fatta nelle scuole non era agonistica, ma volta al potenziamento di alcune capacità di bambini e preadolescenti attraverso il gioco. Verso la fine dell’anno scolastico con i bambini della quinta elementare della scuola “Anna Fraentzel Celli” abbiamo partecipato ai tornei scolastici a squadre a Ostia (TSS). Per gli allievi è stata la prima esperienza di un campionato ufficiale, con arbitri, orologi e numerosi partecipanti. I bambini hanno affrontato la sfida con comportamento sportivo e spirito di squadra.
Disegno di una bambina a scuola e foto di alcuni bambini della squadra dopo i TSS ad Ostia
Per alcuni dei più piccoli delle classi, la tessera della FSI (Federazione Scacchistica Italiana), è stata la prima tessera sportiva federale ricevuta. Ricordo con quanta impazienza dopo la sottoscrizione mi chiedevano ad ogni incontro: “Sono arrivate le tessere da Milano?”, “Perché non sono ancora arrivate? Io quando viaggio con papà con il treno ci metto 3 ore!”. E la festa che hanno fatto quando gliele ho consegnate.
Uno degli obiettivi didattici del corso era la comprensione della fine della partita, ovvero lo scacco matto nel caso di vittoria di uno dei due giocatori. All’inizio infatti molti bambini pensano vinca chi mangia più pezzi, come attestato da questa domanda: “Maestro, ma se gli ho spolverizzato tutti i pezzi ho vinto?”.
Una delle lezioni che all’inizio risulta più difficile è quella sulla notazione algebrica, ovvero i codici con cui si scrivono e si comunicano le mosse fatte. Il simbolo dello scacco matto è diventato un “hashtag” da social network e una bambina mi ha chiesto, nello spiegare che la regina si abbrevia con la lettera D= Donna: “allora il Re lo possiamo chiamare Uomo?”
Abbiamo avuto modo di vedere i legami degli scacchi con altri elementi culturali e storici, come quando ho illustrato le partite di alcuni dei campioni di epoche passate. E, in qualche modo, anche elementi “metafisici”. Ad esempio un bambino mi ha chiesto: -“Maestro come si chiama il Dio degli scacchi?” -“La divinità degli scacchi è una ninfa che si chiama Caissa. Perché?” –“Perché sto per perdere, adesso mi metto a pregare Caissa. Caissa aiutami tu!”
Per me il lavoro fatto a scuola è stato motivo di orgoglio e soddisfazione e spero che dia frutti ancora maggiori nel lungo periodo. Un ringraziamento particolare va alle maestre per la collaborazione e un augurio a tutti i miei allievi, che adesso staranno affrontando la complessa sfida del passaggio alle scuole medie.
La mia speranza è che gli scacchi a scuola in Italia si affermino in modo sempre più diffuso e organico. Possono essere uno strumento ideale per agire sull’intelletto sviluppandone le capacità. Essi infatti permettono il potenziamento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria e della logica, nonché educano alla responsabilità e all’etica sportiva, tutto ciò all’interno di una dimensione ludica di sano divertimento.
Vincenzo Costabile è nato nel 1991 a Cosenza. Si è trasferito a Roma la prima volta nel 2009 per studiare psicologia all’università. Partecipa a tornei di scacchi dal 2008 ed è diventato istruttore nel 2013. Insegna la disciplina scacchistica a giovani, adulti e bambini. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, calabresi e romane. Nel 2018 è diventato arbitro della Federazione Scacchistica Italiana. Ha lavorato come insegnante di italiano per i migranti e come educatore in Sudamerica.
