(Alessandro Colosimo [Zenone])
Per la mia prima collaborazione con questo blog ho pensato di recensire un libro, come ho già fatto in altri “lidi”, non solo scacchistici, nella speranza che possa essere motivo di dibattito, polemica e condivisione di sensazioni con appassionati di lettura e, in questo caso, di scacchi e rugby (essendo amante di entrambi gli sport). Vi propongo, quindi, un volume davvero unico nel suo genere:
“HOMO ERUDIENS e la quintessenza dei giochi sportivi: SCACCHI E RUGBY” (di Renato Tribuiani, ed. Messaggerie Scacchistiche – 2015).
Si tratta di un’opera scientifica dedicata ad istruttori e allenatori, a mio parere sopratutto di base, ma non solo, basata sull’enorme esperienza del Professor Tribuiani nell’ambito del Rugby e degli Scacchi, nella quale vengono evidenziati i punti di contatto tra queste due discipline. Infatti, se ad una prima e superficiale valutazione questi due sport sembrano così distanti, già dalle prime righe di questo trattato appare chiaro come l’approccio al metodo di insegnamento sia senz’altro analogo.
Con uno stile chiaro e con esempi calzanti, sia per gli amanti degli Scacchi che del Rugby , l’autore ci conduce in un modo diverso di pensare grazie alla “stella polare” di Pierre Villepreux, che, per chi ama il Rugby, è una figura unica, quasi profetica, perché avanti anni luce rispetto ai suoi contemporanei, e naturalmente non compresa se non, addirittura, osteggiata nel suo percorso rivoluzionario di innovazione, salvo poi inserirlo, dal 2018, nella World Rugby Hall of Fame. Non si può prescindere dalla conoscenza di questo tecnico eccelso (e grande giocatore) e dalle sue idee, per entrare appieno nel trattato e comprendere l’utilità di trasferire la sua metodologia agli scacchi, proprio partendo dai giovani se non, addirittura, dalla scuola.
Pierre Villepreux è un esponente del metodo costruttivista (adattativo), il famoso rugby totale che permette al giocatore di comprendere il gioco ed adattarsi in base alla situazione. Un percorso che inizia proprio dai più piccoli, come accade spesso per gli scacchi. In poche parole, si tratta di allenare la capacità di prendere decisioni senza seguire schemi preconcetti. L’allenatore deve creare le condizioni che permettano al giocatore di capire, decidere e agire. Parte fondamentale dell’apprendimento è l’errore. Tutto questo Villepreux lo definisce “dimensione cognitiva”.
Per chiarire meglio, non posso farne a meno di riportarlo, ecco un passo del trattato che ritengo illuminante che riguarda “Pierrot” Villepreux:
“La sua metodologia è stata in seguito adottata da varie discipline sportive ma pressoché negletta e fraintesa nel rugby (…)“ e, una volta allontanato Villepreux dalla guida della Nazionale di Rugby italiana, “(…) sostituirono inopinatamente la figura di Villepreux e le sue esaltanti teorie basate sulle intuizioni di Jean Piaget [1] elaborate da René Delaplace [2] e da Pierre Villepreux stesso, che privilegiano (qui sta la forza del metodo e il legame fortissimo con gli scacchi, a mio parere – ndr) le componenti cognitive ed affettive rispetto alla prestanza fisica e alla “grinta”, queste ultime non certo ignorate, ma ritenute secondarie almeno nella fase di apprendimento generale”[3].
Compresa l’imprescindibile base di partenza, cerchiamo di capire il significato del titolo legato proprio alle qualità dell’istruttore/allenatore. Si parte da una definizione del filosofo e scrittore americano W. Arthur Ward, il quale, nella sua catalogazione degli insegnanti pone nel gruppo più alto – il quarto – l’“eccelso”, cioè colui che ispira il proprio allievo. Il metodo del Professor Tribuiani tende proprio a far raggiungere al numero più alto possibile di istruttori/allenatori il livello di “eccelso” (homo erudiens). Per l’autore, sono proprio gli scacchi ed il Rugby i modelli sportivi ideali (quintessenza) che, per la loro complessità, che si rivelano “mezzi unici per l’educazione globale”[4].
Invito, quindi, gli scacchisti (scettici per natura) a leggere questo sorprendente trattato, per godere delle motivazioni tecnico-scientifiche alla base del legame tra questi due sport, così come spiegato in maniera più che convincente nella presentazione dal Professor Tribuiani, tra l’altro con la chiosa di un problema di scacchi – bellissimo – tratto da New in Chess del 2012.
Interessanti e chiarificatori sono i test di Scacchi e di Rugby che ci sottopone l’autore, la descrizione di tipologie di lezioni di scacchi e gli spunti per l’istruttore/allenatore.
Concludo, esortando proprio questi ultimi, ancorché a digiuno di Rugby, che impareranno qui ad apprezzare, ad avvicinarsi a questo trattato di Scacchi, Rugby, Scienza e Psicologia, come ad un prezioso testo di insegnamento di vita e ad applicare quanto contiene, ma con lo stesso monito ed invito che il Prof. Tribuiani fa, ben consapevole che si tratta di una metodologia rivoluzionaria, che ancora trova detrattori, mettendovi in guardia circa le difficoltà che si incontreranno, perché è un metodo di successo che provocherà, inevitabilmente, l’invidia dei “Soloni” e “Santoni” critici concorrenti: “Puntate dritto!”[5].
Buona Lettura
[1] Considerato il fondatore dell’epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo, diede contributi notevoli alla psicologia dello sviluppo (fonte Wikipedia).
[2] Giocatore, insegnante, musicista è considerato il primo grande teorico del rugby francese, basando i propri insegnamenti sulla libertà di iniziativa che presiede il movimento collettivo (chiarissimo il concetto nella seconda parte dell’opera del Prof. Tribuiani che parla del rugby, con riferimento agli scacchi).
[3] Pag. 14.
[4] Pag. 9.
[5] Pag. 22.
Nato nel 1965, ligure di nascita e viareggino di adozione, ho conosciuto gli scacchi grazie a mio padre. 1^ categoria Nazionale (ho ripreso da poco a giocare dopo lunghissima inattività) e Istruttore di Base della FSI, ho sempre unito gli scarsi risultati agonistici al mio amore per la scrittura. Ho pubblicato alcuni miei articoli su vari siti/blog (anche non specialistici), in particolare con il blog SoloScacchi, che porterà all’inserimento di alcuni miei racconti nell’antologia “57 storie di scacchi” (ed. Messaggerie Scacchistiche) e un mio racconto è giunto secondo alla 1^ edizione del premio letterario “Ultimo Scacco” ed inserito nella raccolta omonima (ed. Le Due Torri).
