(Roberto Cassano)
Tempo fa, parlando con un amico scacchista più giovane, ho avuto l’opportunità di tornare indietro con la memoria di oltre mezzo secolo, ai primissimi anni settanta del Novecento, quando nell’estate del 1972, durante il match per il Campionato del Mondo tra Spasskij e Fischer, conobbi meglio gli scacchi ed iniziai a giocarli come fecero tanti altri ragazzi adolescenti. Ciò mi ha permesso anche di ricordare le varianti scacchistiche, quelle giocate nell’Associazione Italiana Scacchi Eterodossi (AISE) che per un quarto di secolo sono state in assoluto il mio più grande divertimento.
Perché “eterodossi”? Semplice, perché quelli classici della FIDE erano, appunto, considerati sin troppo “ortodossi” ben sapendo che anche loro non erano di certo il gioco originale, del resto nessuno sa come fossero i ‘protoscacchi’ ma quel chaturanga indiano del VII secolo viene maggiormente considerato come il più accreditato precursore dell’attuale gioco: è con il chaturanga e le sue quattro ‘divisioni’ di un antico esercito (elefanti, carri, cavalleria e fanteria) che inizia la storia degli scacchi e da questo sarebbero derivate tutte le varianti degli scacchi.
Esistono divergenze di opinioni, alcuni storici hanno ipotizzato che si sia evoluto anche lungo le rotte commerciali della ‘Via della Seta’, ovvero, che quell’antico gioco sarebbe partito dalla Cina, ma anche se la sua origine asiatica è indubbia e sebbene la questione del suo luogo di nascita sia sempre aperta alla discussione, ad oggi, sulla base delle ipotesi prevalenti si risale fino a quell’antico gioco indiano (chaturanga) che quando arrivò in Persia fu chiamato chatrang e shatranj quando si diffuse in Medio Oriente e nel mondo musulmano.
E da dove, con le conquiste della penisola iberica (Spagna e Portogallo) e della Sicilia, venne esportato in Europa al punto che – già intorno o poco prima del X secolo – nel codice 38 di Ivrea, Braulionis Episcopi et Ysidori epistule veniva chiamato scacchi (Versus de scachis), un componimento poetico considerato la più antica evidenza della presenza del gioco in Occidente come quello riportato nel Codex 319(645), p. 298 e p. 299, custodito nel monastero di Einsiedeln, in Svizzera, grosso modo coevo. Due documenti mancanti dei termini arabi e “con la nomenclatura del gioco derivante da termini dello stato e non da quella dell’esercito dove sono presenti i nomi in latino dei pezzi rex, regina, comites, eques, rochus e pedes col il primo riferimento storico alla regina che a quel tempo muoveva di una sola casella in diagonale.” (Sanvito A., Antichi Manoscritti, raccolta di antichi documenti europei, Caissa Italia editore, 2008).
Sette anni dopo Spasskij-Fischer, più precisamente il 23 settembre 1979, conobbi un po’ meglio alcune delle varianti scacchistiche. Accadde a Piazza Navona (Roma) durante una partecipata manifestazione scacchistica (con la possibilità di giocare nella simultanea su scacchiere giganti contro l’allora unico GM italiano Sergio Mariotti e di seguire una sua partita dal vivo contro l’allora vice-Campione del mondo Viktor Korchnoj commentata in diretta dal MI Giorgio Porreca, autore di importanti libri e Direttore della rivista SCACCO!: per quei tempi – credetemi – una vera leccornìa!).
L’occasione per conoscerle meglio – come riportano le cronache – era potuta avvenire perché “Sulla base di precedenti esperienze maturate negli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra nel Circolo Scacchistico Fiorentino, con la partecipazione di valenti maestri di scacchi FIDE (Vincenzo Castaldi, Giorgio Porreca, Francesco Scafarelli, ecc.), nel 1971 Roberto Salvadori e Roberto Magari propongono alla ASIGC (Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza) di prendere in considerazione le varianti scacchistiche. Nello stesso anno vengono avviati i primi incontri amichevoli tra i suddetti e l’allora presidente Armando Silli. Questi incontri triangolari si svolgono nei giochi Scacchi Progressivi, Scacchi Vinciperdi e Kriegspiel.” alcuni di quei giocatori leggendo quei pochissimi testi disponibili sull’argomento se ne appassionarono al punto sia di giocarli che di cercare proseliti …
E visto che la storia si ripete, fu per merito di uno sparuto gruppetto di giocatori romani che le pubblicizzava tramite la diffusione un opuscolo dattiloscritto gratuito ancora presente negli scaffali della mia libreria; ai tempi d’oggi tutto questo può sembrare inverosimile ma in quei tempi dove se non in piazza e durante un grande evento scacchistico, ci si poteva far conoscere?
Di lì a breve, il 29 gennaio 1980, presso lo studio notarile del Dr. Generoso Palermo in Roma venne costituita l’AISE che in precedenza aveva pubblicato in proprio e ‘clandestinamente’ l’opuscolo informativo – E.Sc.I.! (Eterodossia Scacchistica Italiana), poche pagine stampate in offset su matrice ricavata da dattiloscritto nelle quali, tanto per farvi capire il ‘clima’, si incitavano così i giocatori degli scacchi classici: “E.Sc.I. dall’ortodossia!, E.Sc.I. dalle vie battute! ENTRA nell’A.I.S.E.!”.
Pochissimo tempo dopo, nello stesso anno, l’Organo Ufficiale dell’AISE divenne il trimestrale ETEROSCACCO, pubblicazione fondata a Siena nel maggio 1978 da Mario Leoncini che diresse fino a tutto il 1979; dal 1980 al 1982 la conduzione passò a Maurizio Sciam e la redazione fu portata a Roma fino a quando per difficoltà economiche ed organizzative il Presidente e l’intero Consiglio Direttivo diedero le dimissioni.
A quel punto l’AISE venne retta in via provvisoria dal Consigliere Alessandro Castelli di Macerata che si impegnò a rilanciare l’attività agonistica e a riprendere la pubblicazione della rivista della quale dopo esserne diventato direttore dal 1983 la registrò presso il Tribunale di Macerata al nº 243/85, ottenendo il successo con grandi risultati fino all’inizio del 2000 quando con il numero triplo 86/88 cessarono le pubblicazioni.
ETEROSCACCO era una rivista trimestrale in lingua italiana di piccolo formato (A5, la metà di un foglio A4) che l’inglese David Pritchard, riconosciuta autorità mondiale, nonché presidente della BCVS (British Chess Variants Society), scrittore e consulente di giochi indoor e sport mentali, definì “il centro mondiale delle varianti scacchistiche”.
Negli anni 1978-2000 uscirono 88 numeri e vi furono organizzati, principalmente per corrispondenza, oltre settecento tornei tra nazionali e internazionali e ben tre edizioni delle Olimpiadi Eteroscacchistiche, anche in collaborazione con il Nost (kNights Of the Square Table, I Cavalieri della Tavola Quadrata), associazione americana che non esiste più, e la rivista britannica Variant Chess (The magazine to broaden your chess horizons, La rivista per ampliare i tuoi orizzonti scacchistici) che, anch’essa, una volta scioltasi la BCVS nel settembre 2010 ha cessato le pubblicazioni nello stesso periodo.
Anche l’AISE per vari motivi non esiste più da oltre venti anni ma alcune di quelle varianti scacchistiche, insieme a tante altre, si possono giocare online; esistono svariati server (Brainking, Lichess, Chess.com, SchemingMind, Chess Remix, Omnichess, EvoChess, Green Chess, Pychess, Chesspower, Musketeer Chess, ecc.) dove ne siamo certi ne saranno implementate sempre di più; mentre scrivo mi sono ricordato che sul server di Brainking fui tra i promotori del gruppo in lingua italiana dedicato esclusivamente agli scacchi eterodossi; così sono state chiamate da sempre in Italia le varianti scacchistiche che nei paesi di lingua inglese sono definite chess variants o, meglio ancora, fairy chess (scacchi di fantasia) che lasciano intendere creatività ed immaginazione che, già da sole, offrono un sicuro divertimento!
E quale che sia la vostra variante preferita, una piccolissima tessera di quel gigantesco puzzle delle varianti scacchistiche, faccio mia la frase scritta da Pritchard all’inizio dell’introduzione al suo Popular Chess Variants (2000): “Benvenuti nel mondo esotico delle varianti scacchistiche: il giardino dell’immaginazione” e per chi vuole saperne di più, non c’è alcun dubbio, la trattazione più completa delle varianti scacchistiche è The Chess Variants Pages di Hans Bodlaender !
Recentemente il giornalista tedesco Frederic Friedel, cofondatore di ChessBase, nella prefazione al libro di Matej Guid Learn and Master Progressive Chess (2017) e nell’articolo dell’1/1/2018 ‘New Year’s present: Progressive Chess’ sugli Scacchi Progressivi, la variante di gran lunga più conosciuta insieme ai Vinciperdi (Antichess, Losing Chess, ecc.) prima dell’arrivo (1996) e del maggior successo dei Fischerandom, oggi ‘960’ e di altre varianti scacchistiche come ad esempio Boughouse Chess (la “Quadriglia” giocata nei circoli italiani) e Bullet, ha scritto: “L’Italia era il paese dominante in cui si giocava a scacchi progressivi, durante un periodo in cui l’Unione Sovietica dominava gli scacchi classici, e i grandi campioni nella storia degli scacchi progressivi portano tutti nomi italiani come Leoncini, Magari, Dipilato, Polacco e Cassano – corrispondenti ad Alekhine, Botvinnik, Petrosian, Spassky, Karpov e Kasparov negli scacchi classici”. [ChessBase 1.1.2018 https://en.chessbase.com/post/new-year-s-present-progressive-chess]
In quei lontani anni ’80-‘90 del secolo scorso qualsiasi giocatore delle varianti scacchistiche era un pioniere (dal francese pionnier, derivato di pion ‘pedone’, in origine ‘fante’) e per questo, a mio parere, poteva essere considerato non come i grandi giocatori del XX secolo degli scacchi classici ma, bensì, come quei primi giocatori italiani dei secoli XVI e XVII (Paolo Boi detto il Siracusano, Leonardo da Cutro (il Puttino), Giulio Cesare Polerio detto l’Apruzzese e Gioacchino Greco detto il Calabrese) perché come quelli si costruiva mattoncino dopo mattoncino quella primordiale teoria, studiando, giocando e catalogando partite, scrivendo e pubblicando testi sulle varianti scacchistiche (Informatori, Album, ecc.) e in alcuni casi anche inventando nuove regole per nuove varianti …
Per questa volta è tutto, nelle prossime puntate verranno inizialmente trattate le varianti scacchistiche da giocare con il consueto materiale (32 pezzi e scacchiera con 8 caselle di lato) ma con, ça va sans dire, qualche piccola o grande modifica delle regole.
Intanto sappiate che Pritchard, autore del volume The Encyclopedia of Chess Variants (1994) nel quale sono descritte più di 1400 varianti, intervistato nel 1999, alla domanda “Quali varianti di scacchi ti piacciono di più?” ha risposto “Alice (especially!), Avalanche, Hostage, Marsigliese, Progressive.”
Live long and prosper with variant chess! (Lunga vita e prosperità con le varianti scacchistiche!)
