(Riccardo Moneta)
Grigoryan (o Grigorian) è un cognome armeno, diffusissimo, tra i più diffusi in Armenia, e tra l’altro rammento come anche il nostro Blog abbia avuto l’onore di ospitare un articolo di un Grande Maestro armeno con tale cognome, Avetik Grigoryan. Di conseguenza occorre subito precisare che queste mie righe sono dedicate al ricordo di due fratelli gemelli e giocatori dello scorso secolo, Levon Ashotovich Grigoryan (7.9.1947-29.11.1975) e Karen Ashotovich Grigoryan (7.9.1947-30.10.1989).
Levon e Karen. Si tratta forse (sottolineo ‘forse’, quindi correggetemi se sbaglio) della coppia di gemelli negli scacchi più forte di tutti i tempi.
Levon vinse il campionato armeno nel 1964, 1966, 1968, 1969, 1971, 1972 e il campionato dell’Uzbekistan nel 1974 e 1975.
Karen (ripreso nell’immagine sotto il titolo) è stato il più forte dei due. Vinse il campionato armeno nel 1969, 1970 e 1972 (1969 e 1972 pari merito con Levon) e il campionato di Mosca nel 1975 e 1979. Giunse ottavo in uno dei tornei più forti della storia: il 41° campionato dell’URSS (Mosca 1973), cui presero parte ben 5 campioni del mondo. Vinse più volte i tornei di scacchi organizzati dal quotidiano “Vechernnaya Moskva“. Si qualificò per 6 volte alla finale del Campionato sovietico: fra il 1971 e il 1977; ma solo nel 1982, dopo la vittoria nel torneo internazionale di Eravan, ottenne il titolo di Maestro Internazionale.
I due gemelli non ebbero purtroppo una carriera e una vita fortunata. Il padre era un noto poeta armeno, Ashot Frasha. Karen e Levon erano nati a Mosca, ma presto il padre fece ritorno in Armenia e la madre, una professoressa di filologia, volle dare loro il proprio cognome. Impararono il gioco all’età di 7 anni, nel circolo di Mosca dove insegnava un importante nome dello scacchismo sovietico degli anni ’60, Lev Aronin, notissimo teorico.
Nel 1966 entrambi ottennero il titolo di “Maestro dello Sport” dell’Unione Sovietica. Poi lasciarono Mosca e si trasferirono a Erevan, capitale dell’Armenia.
Levon raggiunse più tardi l’Uzbekistan, ma qui pare sia rimasto invischiato in un oscuro giro di scommesse, al punto che il 29 novembre del 1975, subito dopo aver conquistato la qualificazione alle finali del Campionato sovietico di quell’anno, morì gettato da qualcuno da una finestra di un palazzo della capitale uzbeka, Tashkent.
Karen valeva certamente il titolo di Grande Maestro, Levon almeno quello di M.I., ma in quegli anni non era così semplice ed in Unione Sovietica la concorrenza accentuava le difficoltà.
Tempo fa lessi su Karen degli appunti del G.M. olandese (ex sovietico) Ghennady Sosonko, che illustrava il personaggio, la sua passione -ereditata dal padre- per la poesia e la sua instabilità psicologica che andò peggiorando con gli anni e col sopraggiungere di una malattia che lo fermò per troppo tempo negli anni ’80.
“Dopo aver vinto due partite di fila in un campionato nazionale o in un torneo internazionale” – così scriveva Sosonko – “Karen Grigoryan si considerava un genio e andava ripetendo: ‘Ieri ho battuto Tal; certo Tal non è più il campione del mondo, ma ha uno score positivo con Fischer. Cosa potrei fare io contro Fischer?’ Magari il giorno dopo, avendo perso una partita, cadeva in depressione, diceva che era disgustato dal suo stesso gioco, che nessuno aveva bisogno di lui, e parlava di suicidio”.
Nei discorsi di Karen comparivano sovente le sue ricorrenti e fisse predilezioni artistiche, tutt’altro che casuali: il Dèmone di Michail Lermontov in letteratura, il Dèmone di Michail Vrubel nella pittura, opere raffiguranti uomini che aspiravano a dominare, a raggiungere Dio e che venivano abbattuti dalla loro stessa presunzione.
Non meravigliava l’amicizia di Karen con Alvis Vitolins, un fortissimo giocatore lettone del quale vi ho parlato già su queste pagine.
Per entrambi gli scacchi erano tutto, per entrambi il mondo era un rivale di cui diffidare, entrambi erano fortissimi giocatori blitz. Come nel caso di Vitolins, la sua mente tormentata da dèmoni non resse a lungo. Dopo ricoveri in ospedali psichiatrici, Karen Grigoryan, così come avrebbe fatto l’amico Vitolins circa otto anni più tardi, pose fine alla sua vita, poco tempo dopo una prova assai negativa (3,5/9) nel torneo di Belgorod, lanciandosi dal più alto ponte di Erevan, il Ponte di Hrazdan, il 30 ottobre del 1989. Aveva 42 anni.
Karen Grigoryan toccò probabilmente la vetta del suo gioco a Mosca nel 41° Campionato dell’URSS, 1973. Tanto egli rimase ossessionato da quel risultato che, come ricorda Sosonko, a lungo chiedeva a chiunque incontrasse se il torneo più forte della storia fosse stato quel campionato sovietico del ’73 oppure il famoso Torneo di Nottingham del 1936, vinto da Botvinnik e Capablanca. In effetti si trattò per lui di un exploit notevole. Pur giungendo appena ottavo, seppe lasciarsi alle spalle un manipolo di campioni quali, nell’ordine: Keres, Taimanov, Savon, Tal, Tukmakov, Rashkovsky, Averkin, Smyslov, Sveshnikov e Beljavsky.
Eccovi, per chiudere, una partita di Grigoryan dal Campionato dell’URSS dell’anno successivo:
K.Grigorian – M.Taimanov
Leningrado 6 dicembre 1974
