(Vincenzo Costabile)
Il 30 settembre 2024 ha avuto inizio una sfida che il più volte campione del mondo indiano Vishy Anand ha lanciato a tutto il resto della comunità scacchistica mondiale tramite il sito Chess[dot]com. Da un lato Anand, con il bianco, dall’altro lato, a difendere le sorti del nero, quasi 70.000 giocatori connessi da ogni nazione che votavano la mossa preferita. I voti erano raccolti ogni 24 ore.
La partita è stata una partita di gioco chiuso, in quanto il campione indiano ha deciso di aprire con 1.c4, ma le schermaglie tattiche si sono accese subito, in quanto il bianco ha presto sacrificato un cavallo per una forte iniziativa. Il nero ha deciso di restituire il pezzo e ha avuto l’opportunità così facendo di pareggiare il gioco. Tuttavia, “il mondo”, ha commesso uno dei peccati capitali degli scacchi (e non): l’ingordigia. Ha deciso di catturare due pedoni e questa scelta si è rivelata presto fatale in quanto la posizione del sovrano nero è crollata fino a prendere matto alla ventiquattresima mossa. La partita si è così conclusa per scacco matto il 28 ottobre, dopo quasi un mese di gioco.
Ecco la partita:
Giocare contro un campione del calibro di Anand è stato emozionante. Anand ha avuto una carriera scacchistica folgorante, prima nella sua patria, l’India in cui è diventato campione nazionale a sedici anni. Nel 1988 è diventato il primo Grande Maestro indiano. È sempre stato rinomato per la velocità di analisi ed esecuzione delle mosse, tanto da guadagnare il soprannome di lightning kid (letteralmente “ragazzino lampo”). Si è qualificato per sfidare Kasparov nel 1995 per il titolo di campione del mondo della PCA, perdendo contro il campione di Baku. Nel 2000 Anand divenne campione del mondo, perdendo poi il titolo nel 2013 contro Carlsen.
Questa sfida tra Anand e “il resto del mondo” è stata anche un omaggio alla famosa partita Kasparov-“Resto del mondo” di 25 anni fa, tenuta dal campione russo nel 1999 contro 50.000 giocatori di 75 nazionalità diverse.
Vorrei fare anche un commento da partecipante e sfidante sul giocare in consultazione con altre 70000 persone. Praticamente lo stadio Olimpico tutto pieno, contro un solo giocatore. Le mosse più votate nei momenti critici, non sono state effettivamente le migliori, come si evince dalla partita.
In apertura ho effettivamente avvertito una certa ispirazione, coordinazione e comunicazione efficace nel gigantesco gruppo di sfidanti, è come se poi questa accortezza e profondità si sia andata a perdere strada facendo, oscurata dal conformismo e dalla pigrizia delle scelte più votate inizialmente.
Per quanto rischi di andare fuori tema sportivo, vorrei fare una nota di filosofia politica riguardo la nascita della democrazia, nell’antica Grecia: il concetto di dêmos ha conservato una certa ambiguità, da un lato evoca il governo del popolo nel suo insieme, una società organica e in equilibrio, con una consapevolezza comune che la guida, dall’altro lato dêmos ha continuato a indicare quella parte della popolazione più umile e ignorante, il cui volere si contrappone anche con la prepotenza a quello degli aristocratici (nel senso etimologico di governo dei migliori).
Questa ambiguità di fondo tra popolo e massa è rimasta anche nella sociologia di inizio Novecento: a guidare le scelte di grandi gruppi è un’attitudine conformista e una tendenza verso l’omologazione, o invece tanti soggetti che mettono in condivisione le proprie conoscenze in modo solidale per un obiettivo comune?
Vincenzo Costabile è nato nel 1991 a Cosenza. Si è trasferito a Roma la prima volta nel 2009 per studiare psicologia all’università. Partecipa a tornei di scacchi dal 2008 ed è diventato istruttore nel 2013. Insegna la disciplina scacchistica a giovani, adulti e bambini. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, calabresi e romane. Nel 2018 è diventato arbitro della Federazione Scacchistica Italiana. Ha lavorato come insegnante di italiano per i migranti e come educatore in Sudamerica.
