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E’ morto Boris Spassky

Boris Spasski

(Riccardo Moneta)
Una grande perdita per il Paese: muore il campione del mondo di scacchi Boris Spassky”. Così titolava ieri sera il sito russo sport-express.net. Non è stata però soltanto una perdita per la Russia, perché tutti noi nel mondo degli scacchi abbiamo sempre pensato a Boris Spassky come ad una persona al di là degli eventi, dei confini e delle nazionalità: Spassky era uno di noi, un amico, un vero signore, apparteneva al composito e variegato mondo delle 64 caselle e basta.

Meno di un mese fa era morta la sorella minore Iraida, 81 anni. La notizia della morte di Boris è stata data su quasi tutti i telegiornali del mondo: il suo nome era conosciutissimo almeno dal 1972, da allora non lo ha più dimenticato nessuno.

Nato a Leningrado il 30 gennaio del 1937, durante la guerra si spostò a Mosca, poi tornò a San Pietroburgo dopo il divorzio dei genitori; a 5 anni aveva iniziato a giocare a scacchi sotto la guida del maestro Vladimir Zak. Come Bobby Fischer, anche lui era ebreo per parte di madre. Appassionato di musica e di Dostoevskij, ma soprattutto di tennis, fin da giovane scacchista rivelò brillanti qualità tecniche unite però ad una non comune solidità.

Credo nella verità della scacchiera, ma in fondo non ho abbastanza fiducia in me stesso”, confessò un giorno. In effetti seppe superare la tendenza a demoralizzarsi quando perdeva una partita, ma quei dubbi su sé stesso probabilmente un poco ancora pesarono durante quell’epico “match del secolo” di Reykjavik 1972 contro Fischer, match del quale tante volte abbiamo parlato ed al quale Boris era arrivato dopo aver conquistato nel 1969 il titolo mondiale contro il suo connazionale Tigran Petrosian. Quei dubbi, del resto, per parecchi anni non furono solo suoi, ma anche della Federazione sovietica, che nel 1960 lo aveva accusato di scarsa diligenza dopo una partita persa con lo statunitense William Lombardy al campionato mondiale studentesco del 1960 e che per molto tempo, prima di cambiare atteggiamento a seguito delle sue sensazionali vittorie, pareva anche infastidita dalla circostanza che Boris non si fosse mai iscritto al partito comunista.

La svolta nella carriera di Spassky l’aveva probabilmente data nel 1961 il suo nuovo allenatore, l’esperto Igor Bondarevsky, che prese il posto di Aleksander Tolush. Un anno importante il 1961 per Boris, quando vinse per la prima volta il campionato sovietico. Poi nel 1964 fu primo all’interzonale di Amsterdam, quindi sconfisse Keres (6 a 4), Geller (5,5 a 2,5) e Tal (6,5 a 3,5) nei matches dei Candidati prima di affrontare Petrosian nel 1965 per il titolo mondiale. Di 7 anni più giovane, era da molti considerato favorito, ma non aveva fatto i conti con la tenacia del campione in carica, che lo superò per 4 a 3 (e 17 patte).

Non si perse d’animo e ricominciò daccapo il percorso: nei matches dei candidati del 1968 superò di nuovo Geller (ancora 5,5 a 2,5), poi Larsen con lo stesso punteggio e infine Korchnoi (6,5 a 3,5). Stavolta arrivò l’agognato titolo: Petrosjan venne piegato nel 1969 a Mosca (6 a 4 con 13 patte). Perse il titolo contro Robert Fischer nel 1972, in un match dalle mille polemiche e dai mille risvolti, e su ciò potrete trovare parecchi articoli qui sul nostro blog.

Nel 1976 Boris emigrò in Francia, ma tornò in Russia nel 2012. Dopo la morte di Vasilij Smyslov (2010) Spasskij era diventato il più anziano campione mondiale di scacchi vivente.

Probabilmente Spassky non aveva il carisma di un Fischer o di un Alekhine, ma è stato un personaggio senza stranezze e di grande umanità, al quale non era possibile non voler bene. Ce lo conferma con appassionate parole il nostro amico Giovanni Longo, che ricorda la simultanea da lui tenuta nel 1988 a Legnago in corso Magenta, quando il campione russo non fece materialmente le prime due mosse, ma annunciò a tutti di voler muovere 1.e4 e poi 2.Cf3 “qualunque sia la vostra risposta”. Giovanni ricorda di averlo incontrato di nuovo nel 1990 a Biella (“furono giorni fantastici”), in occasione di un curioso match fra scacchisti e tennisti commentato dal noto telecronista Guido Oddo.

Foto: Canale Telegram “360”

In effetti Spassky venne spesso negli anni ’80 a giocare e divertirsi in Italia. Chiedo all’amico Adolivio Capece, che molto bene lo ha conosciuto, se può ricordarci quelle tappe e quei viaggi:

“Sì, anzitutto il World Master di Torino nel 1982 organizzato dalla Società Scacchistica Torinese. A fine 1983 prese parte al Torneo di Capodanno di Reggio Emilia e la sua presenza fu un successo organizzativo del patron della manifesta­zione, Enrico Paoli. Tutti pensavano che Boris avrebbe stravinto, ma non stava attraversando un buon periodo e non andò oltre il quinto posto pur perdendo una sola partita, quella con Alvise Zichichi. Poi fu a Guastalla per una simultanea a fine 1987. Poi a Biella nel 1990, in occasione dei campionati italiani giovanili under 16, quando giocò una divertente sfida ‘scacchi-tennis’ (il campione di scacchi era abbinato ad un campione di tennis) in coppia con il cecoslovacco Tomas Smid; c’era anche Karpov, in coppia con il famoso  australiano Martin Mulligan; per la cronaca entrambi erano accompagnati dalla moglie  (Spassky la terza, Karpov la seconda) e Spassky aveva portato anche il figlio Boris jr. A questo torneo giocò anche lo svedese Ulf Andersson abbinato a Jan-Erik Lundquist.

A fine 1991 Boris tornò in Italia, a Reggio Emilia, per l’incontro tra i campioni del mondo viventi: c’erano Botvinnik, Karpov, Tal, Smyslov (Kasparov preferì restare in albergo, mentre Fischer non venne). Una data da ricordare è quella di domenica 15 dicembre 1996 quando Spassky tenne una esibizione in simultanea a Torino che andò in diretta TV su RAI 3 a ‘Quelli che il calcio’ e che fu seguita da oltre 4 milioni e mezzo di telespettatori!

Tornò a Torino nel 2000 ancora per una simultanea con personaggi del mondo della cultura, dello sport e dell’industria, tra i quali Ennio Morricone, quindi il 21 maggio 2005 per una simultanea a Frascati; alla simultanea prendevano parte anche Stefano Mensurati e  Piergiorgio Odifreddi, noto matematico e grande appassionato, che poi colse l’occasione per una lunga intervista.

Nel febbraio 2006 si esibì in simultanea ad Ancona, poi si recò negli Stati Uniti e a San Francisco un primo infarto ne minava la salute; ma si riprese bene e a metà marzo 2007 era a Roma in occasione del Festival della matematica per una esibizione in simultanea all’Auditorium contro 20 avversari tra i quali 15 importanti matematici (il più noto era John Nash). Ancora nel 2007 giocava un match amichevole contro Lajos Portisch.

Venne di nuovo in Italia nel 2008: a fine luglio a Condino giocò una simultanea  e poi in settembre fu invitato al Festival della Letteratura di Mantova, dove oltre alla simultanea tenne una relazione, quasi una ‘lectio magistralis’. Dopo una esibizione ad Udine ebbe un secondo infarto, si ritirò a Mosca, dove viveva in una casa di riposo. Io l’ho conosciuto e incontrato più volte a partire dal 1982, soprattutto dirigendo le varie simultanee da lui giocate in Italia: persona seria, affabile e disponibile, in queste circostanze nel gioco non era accanito e per questo si faceva apprezzare e voler bene da tutti. Lo ricorderò, come credo tutti gli scacchisti, con affetto e sicuramente con grande stima”.

Del suo stile di giocatore, completo e universale, capace di adattarsi ad ogni fase della partita e contro ogni tipo di giocatore, cosa dire? A me è sempre rimasta impressa una frase di Boris, riportata da Garry Kasparov nel libro “Gli scacchi, una vita”: “il miglior indicatore della forma di un giocatore di scacchi è la sua capacità di avvertire il momento di massima tensione nel gioco”.

Di sé stesso disse una volta: “Per natura somiglio ad un orso russo molto calmo e pigro, che trova faticoso persino alzarsi in piedi”. Davvero non ce ne siamo mai accorti, grande Boris!

P.S.: ringrazio gli amici Adolivio Capece, Claudio Mori e Giovanni Longo per il loro contributo al presente articolo.

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