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G.M. Eduard Gufeld: “gli scacchi sono un dono degli alieni”

(Riccardo Moneta)
Può apparire strano, ma non esiste una versione universalmente accettata dell’origine degli scacchi. Ci sono soltanto diverse ipotesi. Fra tutte a me sta più a cuore quella che vede negli scacchi un dono degli alieni: milioni di anni fa gli alieni regalarono gli scacchi agli abitanti della Terra nella speranza che in futuro avrebbe avuto luogo un incontro tra loro e i terrestri e che gli scacchi potessero così diventare il ​​linguaggio comune di comunicazione. Forse sorriderete di ciò, eppure è la verità che oggi persone di continenti e religioni diverse trovano negli scacchi una forma di ‘esperanto’; tradizioni, lingue e civiltà diverse raggiungono immediatamente una comprensione reciproca davanti ad una scacchiera (E.E. Gufeld).

Sono parole, queste, di Eduard Efimovich Gufeld, Grande Maestro ucraino, nato a Kiev il 19 marzo del 1936 e morto a Los Angeles il 23 settembre del 2002. Gufeld è l’ultimo a destra nella foto sotto il titolo. Avete riconosciuto gli altri sei personaggi, sì? Sono, da sinistra a destra: Maia Chiburdanidze, Nana Ioselani, Aivars Gipslis, Nona Gaprindashvili, Nana Alexandria e Garry Kasparov. Sei personaggi che hanno segnato la storia del nostro gioco nel ventesimo secolo, sette con Eduard.

Quelle parole di Gufeld sugli alieni e gli scacchi già introducono l’originalità e le caratteristiche dell’uomo e del giocatore. Scrisse così su di lui Kasparov: “Dietro tutte le sue eccentricità, cosparse di umorismo, commenti e battute spiritose (spesso lanciate durante una partita!) si nasconde una devozione sconfinata per il gioco degli scacchi, una grande fede nell’inesauribilità delle possibilità inerenti gli scacchi e un costante desiderio di bellezza e armonia nel gioco. La creatività del Grande Maestro Gufeld ci aiuta ad aprire sempre di più le porte a quel vasto mondo che chiamiamo ’SCACCHI’ ”.

Eduard aveva 5 anni quando scoppiò la seconda guerra mondiale. Con la madre Eva si trasferì a Samarcanda, in Uzbekistan, mentre il padre Efim morì al fronte nel 1941. Rientrato a Kiev nel 1946, iniziò a giocare con successo a calcio, finché a 14 anni un cugino lo introdusse negli scacchi, che non avrebbe più abbandonato. A Kiev, dove c’erano ottimi maestri (A.Olshansky, E. Polyak, I. Lipnitsky, A. Khavin) crebbero rapidamente le sue qualità, si iscrisse alla sezione scacchistica del Palazzo dei Pionieri e a 17 anni vinse il campionato ucraino giovanile.

Successivamente prestò servizio militare e si laureò in pedagogia. Con la rappresentativa nazionale sovietica vinse i campionati mondiali studenteschi nel 1961 e 1962. Nel 1963 si qualificò per la finale del campionato assoluto dell’URSS, e giunse 7°-8°, un ottimo e sorprendente risultato che non fu capace di migliorare nelle successive 7 finali alle quali avrebbe preso parte. Nel 1967, a 31 anni di età, divenne Grande Maestro.

Forse una persona comeEduard  Gufeld, che poco amava risultati e classifiche, non ci perdonerebbe se vedesse qui oggi l’elenco dei suoi migliori risultati negli scacchi, ma ve li indico egualmente:

5° – 6° al torneo zonale FIDE  di  Vilnius (1975), 3° a  Mosca nel 1964, a Baku 4° nel 1964 e 3° nel 1980, 5° a Leningrado 1967, 4° a Kislovodsk 1968 e Tallinn 1969, 2° a Kecskemet 1970; a Tbilisi 4° nel 1970, 1° nel 1974 e nel 1980 e 5° nel 1983; 4° a Skopje 1971, 2° a Camagüey 1974, 4° a Vrnjacka Banja 1976, 2° a Jurmala 1978 e a Lipsia 1980, 1° a Barcellona 1979, 4° nel 1981 a Sochi e a Tallin, 3° a Vinkovci 1982, 4° e poi 7° a L’Avana (1984 e 1985), 2° ad Atene 1984, 6° a Siviglia 1987, 1° a Wellington e a Canberra nel 1988.

Nel 1977, con un Elo di 2570, occupava il 16° posto nella classifica mondiale.

Eduard Gufeld è stato un giocatore brillante e originale e nel suo curriculum registriamo vittorie su campioni quali Smyslov, Tal, Spassky, Korchnoi, Bronstein, Gligoric e Polugaevskij. Secondo il GM olandese Gennadij Sosonko la carriera di Gufeld venne frenata dalla sua eccessiva emotività e dalla scarsa capacità di restare freddo e impassibile davanti alla scacchiera.

Così spiegava lo stesso Eduard le proprie “tragedie interzonali”: …dietro le mie disgrazie, sconfitte e fallimenti, prima di tutto c’era il mio carattere. Come ha giustamente affermato Tigran Petrosian, negli scacchi ogni giocatore combatte sia con se stesso sia contro il proprio avversario. Si è scritto molto sulla mia emotività e sulla mia mancanza di autocontrollo; ad esempio quando sono euforico io posiziono sorridente i miei pezzi sulla scacchiera con precisione, ma non appena lo sconforto prende il sopravvento ecco che i pezzi vengono quasi sempre lanciati da una casella all’altra.

Ed invece le sue caratteritiche umane, il carattere gioviale ed espansivo, l’energia e la fiducia che sapeva trasmettere agli allievi lo portarono ad avere grandi successi come allenatore: lavorò con il G.M. Evfim Geller per parecchi anni e in Georgia, a Tblisi (dove visse per un decennio), con Maja Chiburdanidze, la quale un giorno riconobbe che senza l’apporto di Gufeld (come ricorda ancora Sosonko) non sarebbe mai diventata una Campionessa del mondo.

Nel suo libro “La mia vita negli scacchi”, tradotto in diverse lingue, il Grande Maestro ucraino descrisse il suo incontro con Maja: “Una bambina di circa otto o nove anni, vestita con una divisa scolastica e con un enorme fiocco tra i capelli, bianco come la neve, sedeva alla scacchiera. Senza provare il minimo imbarazzo in presenza di un grande maestro, giocò con sicurezza la variante chiusa della Difesa siciliana… e si ripeté nella partita successiva. Le sue doti scacchistiche erano già evidenti… e in un’intervista che rilasciai al giornale Soviet Sport, dissi: ‘C’è una bambina a Kutaisi, che ha solo nove anni. Non farò il suo nome, per discrezione professionale, ma molto presto tutti sentiranno parlare di lei’ “

Un curioso aneddoto: non fu Gufeld altrettanto bravo come indovino il giorno che disse a Geller che Anatoly Karpov non sarebbe mai diventato grande maestro perché era “troppo magro!”.

Eduard Gufeld allenò la squadra femminile georgiana e poi quella femminile dell’URSS rispettivamente alle Olimpiadi in Svizzera (1982) e Grecia (1984). È stato altresì membro di numerose commissioni della FIDE.

Una delle particolarità di Gufeld, quando giocava con il Nero, era la sua predilezione per il proprio Alfiere di Re (tanto che lui stesso chiamò questo pezzo “l’alfiere di Gufeld“), come dimostrato dall’utilizzo consueto e convinto della Difesa Indiana di Re e della Variante del Dragone nella Siciliana, difese alle quali seppe offrire un notevole contributo teorico. I risultati di Gufeld in carriera ottenuti col Dragone sono di 27,5 punti su 45 partite, niente male.

Lo stesso Gufeld raccontò come nacque l’amore per l’Alfiere di Re nero: Tutto è iniziato in una partita contro Kavalek in cui divenni vittima dell’alfiere di campo scuro del mio avversario. Questo episodio aveva un collegamento con il calcio. Nel 1962, all’Olimpiade studentesca di Marianske-Lazne, alla vigilia della partita tra URSS e Cecoslovacchia, giocammo entrambi una partita di calcio in cui Ljubomir Kavalek prese una bella batosta dalla mia squadra. Dopo quella partita lui era furibondo per il risultato e giurò, purtroppo riuscendovi, di vendicarsi con il sottoscritto sulla scacchiera”.

Nell’ottobre del 1995 Eduard Gufeld andò negli Stati Uniti d’America per far visita alla sorella Lydia Valdman che viveva a Los Angeles. Sembra che abbia molto apprezzato il clima mite di quello stato, si fermò là e trovò lavoro là. Fondò la Gufeld Chess Academy presso la sua abitazione in North La Brea Avenue, dove dava lezioni di scacchi e giocava simultanee a pagamento. E ovviamente svolgeva anche l’attività di allenatore professionista.

Gufeld è stato uno scrittore molto prolifico: sono sue almeno una sessantina di opere, forse più (qualcuno parla di un centinaio), non tutte ugualmente fortunate; fra le più note “L’enciclopedia delle aperture” e “La mia vita negli scacchi”, dedicato alla madre Eva Yulievna Klava. Pare che complessivamente egli abbia venduto nel mondo quasi 4 milioni di copie. Insieme a Efim Lazarev scrisse, tra i testi più validi, una biografia  di Leonid Stein che ebbe molto successo.

Alieni a parte, quale pensiero aveva Gufeld in generale sugli scacchi? Anzitutto questo:Quando parliamo della necessità di introdurre gli scacchi come materia nelle scuole, nessuno pensa che lo si deve fare per trovare 10 Karpov e 50 Chiburdanidze in quelle scuole. Ma un giovane che gioca a scacchi svilupperà in sé esattamente quelle qualità necessarie per acquisire una conoscenza più approfondita della matematica, della letteratura e delle altre scienze. Inoltre, studiare la strategia degli scacchi lo aiuterà a diventare più disciplinato, più indipendente, più obiettivo…”

Parole più che condivisibili, quasi ovvie per chi gioca a scacchi come noi. Ma altrettanto interessanti erano queste altre riflessioni, che riprendo parzialmente da un bell’articolo a firma del giocatore filippino (Gufeld trascorse alcuni periodi nelle Filippine fra il 1985 e il 1994) Elmer Dumlao Sangalang, apparso su Chess News nell’aprile 2016:

“ … Eduard Gufeld sosteneva (ed io ero d’accordo con lui) che l’Elo Rating System poteva essere notevolmente migliorato … Ci sono almeno tre elementi principali negli scacchi: arte, scienza e sport, e lui proponeva di misurare il valore reale di uno scacchista con tutti questi elementi. L’Elo Rating misura oggettivamente solo la componente sportiva. ‘Ma che dire dell’arte e della scienza? Certo, sono caratteristiche soggettive, tuttavia, dovrebbero essere quantificabili in relazione ad un insieme di standard, gli stessi che consentono di scegliere i vincitori di una competizione artistica o musicale o i premi Nobel nelle scienze. Per gli scacchi il criterio artistico potrebbe essere la novità delle idee e la norma scientifica potrebbe essere l’accuratezza del gioco… Perché alla fine il vero valore di uno scacchista per il mondo degli scacchi non risiede solo nella sua superiorità come sportivo, ma anche nel suo contributo di idee innovative che migliorano lo sviluppo degli scacchi e nella creazione di belle partite che forniscono piacere estetico’ “.

“E così accadeva” – scrive ancora Sangalang – “che in ogni torneo a cui Eduard partecipava, la sua preoccupazione principale era giocare la partita più brillante di sempre. Non importava se vinceva o perdeva, lui non sembrava interessato ad aggiudicarsi il primo posto”.

Mi fa piacere parlare di queste riflessioni che faceva il Grande Maestro ucraino, perché vi trovo una piuttosto evidente correlazione con quanto da me sostenuto in un post qui su UnoScacchista pubblicato nel già lontano 2020, ovvero “I 160 giocatori piu bravi degli ultimi 160 anni” articolo nel quale io distinguevo i giocatori “più bravi” da quelli “più forti” e ricordavo, citando anche il pensiero di due giganti quali Krogius e Dvoretsky, come gli scacchi non siano soltanto una competizione sportiva ma anche qualcos’altro, qualcos’altro (arte) che attualmente non viene (o forse ancora non può essere) misurato da nessun programma. Forse ci aiuteranno ancora una volta gli alieni?

Scriveva ancora Sangalang: “… in un’intervista con Jerry Hanken, scrittore americano di scacchi, a Eduard Gufeld fu chiesto di spiegare cos’erano gli scacchi. E lui: Gli scacchi sono una grande arte. There should be no tricks! Giocare partite da due minuti in un ‘campionato del mondo’ non è scacchi… Come può uno strumento meccanico diventare più importante del nostro cervello? Il blitz ha distrutto il prestigio degli scacchi… Io penso anche che non esista un diritto assoluto al titolo di ‘campione’. Ciò che è importante è chi è grande, come nella musica, dove non abbiamo campioni, ma abbiamo Mussorgsky, Gershwin, Tchaikovsky. Non mi interessa chi è considerato campione del mondo in questo momento. Voglio solo vedere le grandi partite, l’arte degli scacchi, che i migliori giocatori sono capaci di realizzare. Gli orologi non hanno nulla a che fare con la qualità del gioco’ “.

Grandissimo Eduard, sapessi quanto sono d’accordo con te!

Le spoglie del Grande Maestro ucraino, che morì il 23.9.2002 (pensate che giocava tornei fino a pochi mesi prima e aveva ancora un Elo di 2434!) riposano nell’ Hollywood Forever Cemetery, Santa Monica Blvd., Hollywood.

La vorreste vedere adesso una sua partita? Di Gufeld è molto nota la “Gioconda”, ovvero “Monna Lisa”, come chiamò lo stesso Gufeld la sua … “immortale”, una partita che il GM inglese John Nunn inserì fra le migliori 100 di ogni tempo. Ma, a proposito di tempo, oggi è terminato quello a mia disposizione, lascio spazio alla pubblicità e riprendo domani mettina esattamente alle ore 7,00 per mostrarvi questa giustamente famosa e bellissima partita. Collegatevi di nuovo con noi, non ve ne pentirete!

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