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Leone Tolstoj scacchista – PARTE PRIMA

(Adolivio Capece)
Ho vergogna a confessarlo, ma provo piacere a vincere a scacchi
Questa affermazione, che penso potrebbe essere fatta da (quasi) chiunque di noi, la troviamo insieme a molte altre citazioni sugli scacchi nei diari e nelle lettere di Leone Nikolajevic Tolstoj (9 settembre 1828 – 20 novembre 1910) il grande romanziere russo. Vediamone subito altre.

Non posso immaginarmi la vita senza gli scacchi“, scrisse Tolstoj nel 1864, cioè proprio mentre stava lavorando a ‘Guerra e Pace’.
“Gli scacchi obbligano il cervello a funzionare al massimo”
“Gli scacchi sono un’ottima distrazione, grazie alla quale ci riposiamo dal lavoro e dimentichiamo le avversità”
“L’essenza degli scacchi non consiste nel prendere brusche decisioni o nel giocare mosse rischiose, bensì nel far sì che l’unione dei pezzi vada avanti pian piano senza sbalzi.” 
E, ormai vecchio, scrisse che continuava a giocare perché “…è un modo per rilassarsi, costringendo le meningi a lavorare ma in modo del tutto particolare.”

La citazione più nota, però, spesso riportata in articoli e testi vari, è la seguente: “Un buon giocatore che abbia perduto agli scacchi, è francamente convinto che la sua perdita sia causata dal proprio errore, e lo cerca nel principio del gioco, ma dimentica che in ogni mossa, durante tutto il gioco, vi sono stati simili errori, che non una sola mossa era perfetta. L’errore sul quale concentra l’attenzione, lo nota solamente perché l’avversario ne ha approfittato.”
Questa citazione la rivedremo più avanti nella sua completezza quando parleremo dei brani tratti da ‘Guerra e Pace’.

Teenager scacchista (e damista)

Tolstoj imparò a giocare da ragazzo, in famiglia, poiché sia suo padre sia sua madre giocavano regolarmente. E i genitori cercavano di farlo giocare con parenti e amici che si recavano in visita.
Lev era molto appassionato, tanto che i suoi biografi ricordano che nel 1847, in particolare nei mesi di marzo e aprile, dedicò agli scacchi non meno di 3 ore giornaliere.
Conosceva alcune mosse di teoria in almeno tre diverse aperture, ma seguendo la moda del tempo prediligeva il Gambetto di Re.
Dopo aver definito gli scacchi “un piacevole intrattenimento”, nel suo ‘Diario’ scrisse: “L’interesse principale di un giocatore di scacchi non dovrebbe essere quello di vincere a tutti i costi, ma quello di dedicarsi allo studio di combinazioni interessanti”.

In realtà Tolstoj guardava al gioco più con l’occhio del filosofo che con quello del giocatore puro. Negli scacchi, infatti, vedeva un mezzo di avvicinamento tra gli uomini, grazie al linguaggio universale del gioco stesso.
Si interessò anche agli aspetti collaterali, tanto che una volta scrisse un testo sull’influenza nociva che ha il fumo sul giocatore durante una partita.

Va ricordato che Tolstoj da ragazzo imparò anche a giocare a dama, quella che oggi è nota come ‘dama internazionale’ il gioco su damiera di 100 caselle e 20 pedine per parte che in Russia all’epoca era molto diffuso.
E lo dimostra quando in ‘Guerra e Pace’ con riferimento alla battaglia di Borodino (7 settembre 1812) Tolstoj fece un paragone proprio con la ‘dama internazionale’.
Napoleone avrebbe dovuto vedere chiaramente che, essendo penetrato per duemila verse in un paese nemico, prendendo l’iniziativa di una battaglia con la probabilità di perdere un quarto dell’esercito, si esponeva a sicura rovina. E altrettanto chiaro avrebbe dovuto sembrare a Kutusov che accettando di dar battaglia e arrischiando pure di perdere un quarto dell’esercito, perdeva certamente Mosca. Per Kutusov questo era matematicamente chiaro, come è evidente che se in una partita a Dama io ho una pedina in meno e continuo a scambiare, certamente perderò e perciò non devo scambiare. Quando il mio avversario ha sedici pedine e io ne ho quattordici, io sono più debole di lui soltanto di un ottavo, ma quando avrò scambiato tredici pedine egli sarà tre volte più forte di me.”

Brani scacchistici in “Guerra e pace”

Ma ora vediamo i brani scacchistici che si trovano in “Guerra e pace”.
Iniziamo dal Libro III, parte II, cap VII – ove è riportata la citazione cui abbiamo già accennato e che adesso rivediamo nella sua completezza.
“Un buon giocatore di scacchi che abbia perduto una partita è sinceramente convinto che questa perdita è stata provocata da un errore suo e va a cercare questo errore all’inizio del suo gioco. Dimentica però che in ciascuna delle mosse che ha fatto via via nel corso del gioco vi sono stati errori simili, che nessuna delle sue mosse è stata perfetta.  L’errore su cui la sua attenzione si ferma, gli dà nell’occhio soltanto perchè l’avversario ne ha tratto profitto.  Orbene, quanto più complesso di questo è il gioco della guerra, che si svolge in certe determinate circostanze di tempo e nel quale non c’è una volontà singola che diriga gli strumenti inanimati, ma tutto sgorga da un infinito interferire di diversi, liberi voleri.”

Un’altra citazione, più tecnicamente scacchistica, la troviamo nel capitolo XXV e riporta il dialogo tra Pierre e il principe Andrej a proposito del generale Barclay, al servizio dei russi.
Dicono però che sia anche un provetto stratega” disse Pierre. “Io non capisco che cosa significhi provetto stratega“, con sarcasmo esclamò il principe Andrej.
Provetto stratega, disse Pierre, è quello, insomma, che sa prevedere tutte le eventualità… che intuisce insomma i disegni dell’avversario.”
“Ma questa è una cosa impossibile”, affermò il principe Andrej come di una questione decisa da un pezzo.
Pierre lo sogguardò con stupore.
Eppure, esclamò, comunemente si dice che la guerra sia simile ad una partita a scacchi.”
, disse il principe Andrej, ma con questa piccola differenza: che, giocando a scacchi, su ogni mossa tu puoi pensare quanto t’aggrada, giacché non ti trovi, in quel caso, condizionato dal tempo; non solo, ma anche con la differenza che un cavallo è sempre più forte di un pedone e due pedoni sempre più forti di uno solo: mentre in guerra un battaglione può essere a volte più forte di una divisione, a volte più debole di una compagnia. La forza che un contingente di truppe ha in relazione al momento, non c’è nessuno che possa conoscerla.”

E concludo con il capitolo XXXIV.
Quando il Re di Napoli, Gioacchino Murat, mandò un aiutante da Napoleone per chiedergli rinforzi, questi glieli negò per il momento: “Dites au roi de Naples qùil n’est pas midi, et que je ne vois pas encore clair sur mon echiquier. Allez…” (Dite al Re di Napoli che non è ancora mezzogiorno e io non vedo ancora chiaramente sulla mia scacchiera. Andate…)

Oltre a questi brani, a confermare che Tolstoj giocava a scacchi ci sono almeno due foto (per la precisione dagherrotipi) del celebre romanziere russo alla scacchiera.
Una ritrae Tolstoj intento a giocare contro suo genero Michel Souchotine (Sukotin), mentre la moglie e due figli (Andre e Michel) guardano.

Un’altra, assai più nota, ritrae Tolstoj intento a giocare con il giovane figlio del suo editore, Vladimir G. Čertkov: è quest’ultimo che scatta la foto, nella celebre tenuta di Jàsnaja Poljana, oggi ‘casa museo’ del romanziere.

A proposito di questa nota località permettetemi una piccola divagazione per ricordare che il 9 settembre 2021 è stato giocato un ‘Memorial Tolstoj” vinto da Giri (con 8 su 9) su Gelfand e Abdusattorov, giovane uzbeco quell’anno autore di grandi prestazioni.

Dai libri di Aylmer Maude

Vediamo ora altri brani tratti dai libri su Tolstoj di Aylmer Maude (1858-1938), amico e traduttore delle opere del romanziere in inglese, che ci aiuteranno a comprendere meglio la figura dello stesso Tolstoj.

‘Il suo gioco preferito sono gli scacchi, che gioca in quello che a me sembra il modo migliore possibile. Non intendo dire che potrebbe spesso battere un forte giocatore di club, ma che considera il gioco anche solo come svago, e non come studio. Non dedica tempo alla letteratura scacchistica e gioca volentieri anche in una stanza piena di gente.

Accadde che Lasker e Steinitz andarono a Mosca quell’inverno per disputare la loro partita per il campionato del mondo; e da Tolstoj qualcuno suggerì di andare a vederli giocare. Tolstoj acconsentì, ma io obiettai, sostenendo che gli scacchi professionistici, con le loro gelosie, i loro battibecchi e il loro dirottamento di abilità al servizio di una mera partita, erano contrari alla linea del suo insegnamento.
Senza fare storie, Tolstoj disse semplicemente agli altri: “Sapete, credo che non ci andrò. Maude, qui, pensa che non sarebbe una buona idea”.
Ora mi vergogno di avergli impedito di vedere un esempio di prim’ordine di un gioco che ha sempre amato.

La sua debolezza fisica era molto evidente in quel periodo [1902], ma quasi l’unico segno di debolezza mentale era l’abbandono del suo gioco preferito, gli scacchi.”
“Trascorse la serata in famiglia, e un segno del miglioramento della sua salute fu che tornò a giocare a scacchi; e mi è stato detto che lo faceva ogni sera per trovare un compagno. [Maude afferma che la partita del Gambetto Salvio – che vedremo più avanti –  fu giocata quella sera, cioè a Jasnaja nell’ottobre del 1906.] Mi sembra che Tolstoj dimostri un eccellente senso delle proporzioni nel suo modo di giocare a scacchi. Lo fa abbastanza bene da creare e apprezzare le combinazioni, ma non sacrifica mai la vita sociale familiare per il bene del gioco.
Chiunque può interromperlo mentre gioca, e lui chiacchiera e scherza in modo tale che nessuno che conoscesse il gioco solo a Jasnaja considererebbe gli scacchi antisociali. In precedenza io (che avevo studiato un po’ il gioco) ero solito batterlo; ma in questa occasione mi vinse due partite molto rapidamente”.’

Le partite

Sul web e nei database si ritrovano varie partite attribuite a Tolstoj: ma è stato appurato che non tutte sono state giocate dal celebre romanziere.
Come è stato successivamente dimostrato, alcune infatti furono giocate da due suoi figli, appassionati e anche piuttosto bravi, come per esempio il figlio Ilya e il figlio Sergei, buon giocatore soprattutto per corrispondenza.
Ne parleremo più avanti.

Possiamo affermare che sono state realmente giocate da Leone Tolstoj le partite trascritte dall’amico. Partite che dimostrano come Lev non fosse digiuno di teoria; tra l’altro lo stesso Tolstoj scrisse di aver studiato con grande piacere “Schachmatnaja igra“, il libro scritto nel 1824 da Aleksandr Petrov (1794-1867).
L’opera in due parti, una teorica e una pratica, ebbe una vasta eco ed esercitò una influenza determinante per la diffusione del gioco in Russia.

Ma Maude affermò che studiare gli scacchi in modo specifico sarebbe stato impossibile per un uomo con così tanti interessi vividi e pressanti nella vita.
E aggiunse che a causa della mancanza di conoscenze teoriche, era spesso debole nelle aperture, ma a volte era molto ingegnoso nello strappare un vantaggio nel centro partita.
In effetti, negli scacchi, come in ogni cosa, Leone Tolstoj ha dimostrato originalità e grande prontezza.

Vediamo allora le partite con Maude, a cominciare da quella che sembra sia stata giocata nell’ottobre 1906.
Maude scrisse una biografia di Tolstoj in due volumi, e questa partita (continuata con 19… fxe5 20.Dg7+ Re8 21.Dxh8+ “e vince”) fu una delle due che presentò alle pagine 673-675 del secondo volume, ‘The Life of Tolstoj Later Years’ (Londra, 1910).

Leone Tolstoj – Aylmer Maude, 1906

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Questa breve vittoria di Tolstoj contro Maude divenne rapidamente la scelta più popolare tra le partite di Tolstoj da citare sulle riviste, comparendo anche, ad esempio, a pagina 21-22 del numero di gennaio 1911 di La Stratégie, alle pagine 40-41 del Bulletin di febbraio 1911 in un articolo intitolato “Le prodezze scacchistiche di Tolstoj” che riportava anche un paio di aneddoti e sul Wiener Schachzeitung, agosto-settembre 1913, pagina 239.

La curiosità è che in entrambi i casi si affermava che il Nero aveva abbandonato dopo 19. Dg3, contrariamente alla versione fornita dallo stesso Maude.
Partite giocate, come queste, rapidamente, tra una conversazione e l’altra, e quando uno dei giocatori era stato in viaggio per tutta la notte precedente, non possono essere di grande interesse come esempi di buoni scacchi. Ma, in quanto mostrano il tipo di gioco che un grande scrittore, che gioca solo quando è troppo stanco per lavorare, mostrò all’età di 78 e 81 anni, forse vale la pena di riportarle.
Nella prima partita, giocata nel 1906, Tolstoj, che non conosceva i libri di scacchi, mi colse di sorpresa giocando il Gambetto Salvi. A quanto pare, l’aveva imparato da un amico che glielo aveva giocato di recente. Non sapevo nulla di quell’apertura e ho fatto una pessima partita”.

Maude riporta poi una partita in cui aveva il Bianco, affermando che fu giocata nel 1900.

Aylmer Maude – Leone Tolstoj, 1909

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Una terza partita tra i due fu pubblicata a pagina 70 del British Chess Magazine del febbraio 1933:
“Aylmer Maude ci invia una partita che giocò con il famoso romanziere russo a casa sua, Jasnaja Poljana, l’anno prima della sua morte. Il conte Tolstoj aveva allora 81 anni ed era invalido, e doveva essere trasportato su una sedia a rotelle. Era inoltre molto angosciato dalle condizioni mentali della moglie in quel periodo. Il signor Maude, pertanto, non attribuisce alcuna importanza alla partita, se non per il fatto che si tratta di una delle pochissime partite di Tolstoj registrate (ne raccontò due nella sua Vita di Tolstoj) e per il fatto che non era mai stata pubblicata prima. Alleghiamo la partita, con le annotazioni del signor Maude”:

Leone Tolstoy – Aylmer Maude
Yasnaya, 1909
King’s Gambit Accepted / Gambetto di Re accettato

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