(Fabio Lotti)
Riprendo un pezzettino scritto dodici anni fa quando cercai di catturare con la mente le espressioni di certi spettatori che osservano le partite e vedere l’effetto che fa, come canta una canzone di Iannacci (al quale va il mio sincero saluto). Inseguendo, come faccio spesso, soprattutto in questo particolare momento della mia vita, il sorriso con la speranza di coinvolgere qualche lettore.
Una sala da gioco ricca di spettatori, mentre si svolge un torneo, è un bel punto di osservazione per scoprire i tanti volti della personalità umana. Lo spettatore, infatti, è una fonte inesauribile di emozioni e di reazioni rispetto all’andamento del giuoco che sta seguendo.
Gli atteggiamenti sono infiniti: c’è chi sta fermo e immobile, imperterrito di fronte anche alle battaglie più travolgenti, chi trilla come un bambino davanti alla torta di cioccolato, c’è chi si sposta in continuazione da un tavolo all’altro alla ricerca di una situazione a lui più congeniale, e poi ci sono tutte le variazioni possibili del corpo umano: smorfie, sorrisetti, battute sottovoce, labbra che si chiudono ad “o”, gomitate alla persona accanto per metterla al corrente della propria fantastica idea, scuotimento negativo di testa, assenso positivo sempre con la testa, grattata di cocuzza, fregata di mano, toccata e fuga veloce nelle parti basse, morsetti nervosi alle dita, lingua di fuori, occhi strabuzzati, alzata sui piedi per vederci meglio, alzata di spalle e via e via e via.
Se arriva l’arbitro per qualsiasi motivo ecco la massa che pencola, urta, sbalza, risale, prende vento (chiedo venia a Pascoli), insomma si apre per lasciarlo passare, qualcuno disapprova mugugnando sulla sua decisione, altri, invece, approvano convinti e comunque tutti lì pigiati come sardine a vedere l’effetto che fa (sempre Iannacci).
A fine partita via come fulmini in sala analisi: chi guarda in silenzio, chi dice umilmente la sua con il viso leggermente arrossato, chi, invece, vuole mostrare urbi et orbi la sua splendida cantonata, il conduttore dei bianchi ha sbagliato lì, alla trentesima, no alla ventinovesima, insomma ad un certo punto avrebbe dovuto mangiare il pedone e invece…che errore, io sarò pure una schiappa ma non ci sarei cascato, risatine di compatimento, mani sulla fronte, sguardi al cielo, imprecazioni varie. Poi saluti, strette di mano, pacche sulle spalle e tutti a casa.
Che simpatica famiglia!
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.
