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“Citius, Altius, Fortius”: per la FIDE basta “più veloce”

Vignetta di Wadalupe

(Uberto Delprato)
Nell’anno delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina è utile ricordare il motto delle Olimpiadi “Citius, Altius, Fortius”, ovvero “Più veloce, più in alto, più forte”. Dal 2021 è stata anche aggiunta la parola “Communiter”, che sta per “insieme” a rafforzare il messaggio unificatore della competizione. Anche la FIDE si è evidentemente ispirata a questo spirito agonistico, ma si è fermata al primo obiettivo: “Più veloce”.

Il Consiglio della FIDE ha infatti recentemente approvato una risoluzione che fa valere anche tornei giocati con cadenze più rapide di 90’+30″ per le variazioni Elo e per le norme. Nel dettaglio, a partire dal 2026 i tornei con cadenza 45’+30″ o 60’+30″ saranno considerati “scacchi standard”.

Bene, ci siamo arrivati. Dopo averlo sperimentato nel Campionato del Mondo a Squadre Femminile a Linares, la FIDE ha compiuto un ulteriore passo verso la velocizzazione degli scacchi, adottando quella che è stato definita la cadenza “Fast Classic“. In effetti potrebbe essere anche chiamata “Slow Rapid” visto che definire partite da 45 minuti equivalenti a partite da due ore per le variazioni Elo e per i titoli FIDE è, a mio avviso, inaccettabile.

La motivazione è, ovviamente, la “modernizzazione” degli scacchi, come se la riduzione del tempo di riflessione fosse l’innovazione più necessaria. In realtà, come candidamente ammesso dalla stessa FIDE nel comunicato che annuncia l’approvazione di questa modifica, l’impatto atteso è la possibilità di giocare  i tornei Open di alto livello in cinque o sei giorni anziché nei tradizionali nove o dieci. Traducendo letteralmente, “Questo formato riduce gli oneri finanziari per giocatori e organizzatori, i costi di alloggio e gli impegni di tempo, rendendo gli scacchi professionistici più accessibili a un bacino più ampio di giocatori e sponsor.“. Nulla a che vedere con il gioco, quindi, ma con gli aspetti organizzativi dei tornei.

Stiamo adottando il ritmo dello sport moderno, preservando al contempo la qualità e l’essenza del gioco“, ha affermato il presidente della FIDE Arkady Dvorkovich, che ha anche aggiunto “Questo formato consente eventi scacchistici più dinamici senza compromettere la qualità del gioco e la profondità delle partite“. Notevole l’affermazione che il dimezzamento del tempo non compromette la qualità del gioco: chi può sostenerlo, in tutta onestà?

In un sussulto di decenza, la FIDE ha però limitato a due il numero massimo di partite al giorno, evitando l’assurdità dei tre turni al giorno che sempre più spesso si vedono nei tornei FSI, e ad una sola il numero di norme che possono essere ottenute con i tornei “Fast Classic” per la conquista di un titolo. C’è anche un limite (che sono sicuro durerà poco) alla possibilità di organizzare eventi di questo tipo, perché potranno farlo solamente “i tornei principali o tradizionali, approvati dalla Commissione di Qualificazione FIDE“.

Decisamente gli scacchi stanno diventando sempre più uno sport per giovani. E, per la loro storia e il loro valore culturale e sociale, non la reputo una buona cosa. Una maggiore velocità nel ragionamento e nel calcolo (“Citius”), una maggiore profondità di analisi (che associo all'”Altius”) e alla forza agonistica (“Fortius”) sono caratteristiche fondamentali di un buon giocatore di scacchi, difficilmente ottenibili giocando con meno tempo a disposizione.

Ma, come spesso concludo, io sono solo UnoScacchista (per di più âgé).

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