(Riccardo Moneta)
Alcuni di coloro, fra i più giovani, che qui lessero nel 2023 “Debolezza inguaribile dei pedoni doppiati”, mostrarono sorpresa e ammirazione per la prosa scorrevole e moderna di Mario Monticelli. Oggi dai pedoni doppiati passiamo ai pedoni mobili e paralizzati.
A questo punto nemmeno sarei in grado di dire se Mario Monticelli (1902-1995) sia stato più bravo come giocatore di scacchi o come giornalista! Ricordo soltanto che il maestro internazionale veneziano (che presto si trasferì e visse a Milano) fu redattore di importanti quotidiani italiani, da “il Gazzettino” di Venezia a “Il Popolo” di Milano, quindi (come ci ricordava Giorgio Porreca) corrispondente dello “International News Service” e, soprattutto, capo-redattore del Servizio Esteri del “Corriere della Sera”.
E’ un piacere di UnoScacchista presentarvi un altro suo piccolo gioiello di commento, dopo quello che abbiamo pubblicato alcuni anni fa: “La debolezza inguaribile dei pedoni doppiati“.
Siamo sempre sulle pagine de “La Scacchiera”, la rivista del Circolo Scacchistico Ambrosiano che negli anni Cinquanta si poteva considerare per alcuni versi (a partire da una grafica molto geometrica, nuova e accattivante) quasi gareggiante alla pari con la più navigata e concittadina “L’Italia Scacchistica”.
A Mario Monticelli, che ormai nel dopoguerra aveva abbandonato il gioco attivo, passo idealmente il microfono (e la mia consueta, vecchia scrivania) per la cronaca di una partita del match fra due dei campioni americani più noti della prima parte del XX° secolo: lo statunitense Frank Marshall e il cubano Josè Raul Capablanca, il quale a quel tempo (1909) non solo non era campione del mondo ma era ancora poco più di uno sconosciuto.
Si trattò di un match, questo del 1909, che lanciò Capablanca ai vertici mondiali: il cubano partiva sfavorito ma rovesciò completamente le aspettative imponendosi alla grande con 8 vittorie ad una e 14 patte, un risultato che, visto il valore di Marshall, sarebbe stato emulato, circa sei decenni dopo, da un altro ben noto americano trionfatore con non dissimili punteggi contro Taimanov, Larsen e Petrosian.
Frank Marshall (1877-1944), che in verità due anni prima era stato strapazzato (+0, =7, -8) anche da Lasker in un incontro valido per il titolo mondiale, fu costretto dopo il match con il cubano a dare qualche giustificazione al suo rendimento così altalenante fra tornei (nei quali era sempre primo o tra i primissimi) e quei disastrosi scivoloni negli scontri diretti. Lui stesso cercò degli alibi e ne parlò in “My fifty years of chess” così: “… Tutti sanno che ho sempre fatto meglio in torneo che nei matches, e non c’è da meravigliarsene: ho sempre avuto una passione per i volti nuovi, i nuovi luoghi, le novità nelle aperture, per gli attacchi e i contrattacchi brucianti. Il sinistro compito di logorare l’avversario non mi è mai piaciuto molto”.
Ma ora lasciamo la parola a Monticelli, che sta per illustrarci una “sinistra” partita:
Forza della maggioranza sull’ala di Donna
Philidor disse che i pedoni sono l’anima degli scacchi, e da due secoli il celebre precetto fa scuola. Possiamo però completare il suo insegnamento alla luce delle esperienze successive e aggiungere che il pedone vale in quanto è mobile: arretrato, bloccato, isolato, esso perde buona parte del suo valore, e diventa sterile perfino la eventuale maggioranza posseduta su una delle ali.
Una configurazione elastica dei pedoni deve essere compresa, quindi, nel piano di operazioni di una partita correttamente impostata. Tutte le aperture, infatti, tendono a ottenere un determinato vantaggioso schieramento, e in precedenti articoli abbiamo illustrato la grande importanza di collocare i Pedoni saldamente al Centro.
Ma la sola occupazione materiale di questo non basterebbe a dare la vittoria; in generale il Centro serve di sostegno ad un attacco sul Re, ma non determina di per se stesso il collasso della posizione nemica. Anzi, la tendenza del gioco moderno è di battere in breccia precocemente il centro non appena costituito, a mezzo di un efficace giuoco di pezzi: un esempio tipico di tale concezione strategica è dato dalla Difesa Gruenfeld nella Partita di Donna.
La mobilità conferisce ai Pedoni una forza grandissima che diventa spesso decisiva quando si tratti di Pedoni del lato di Donna. E’ questo infatti il lato dove un’avanzata frutta vantaggi concreti con più facilità, dato che il Re avversario si troverà quasi sempre piazzato sull’altro fronte. Ed è diventato un concetto di dominio comune la “maggioranza sull’ala di Donna”, in cui si compendia un vantaggio leggero che può essere risolutivo se sfruttato con tutte le risorse della tecnica.
Occorrerà quindi evitare di cadere, per effetto di errori di giudizio nella prima fase della partita, in posizioni tali che possano concedere all’avversario il vantaggio di una “maggioranza mobile”.
Assioma che spesso viene perduto di vista anche da maestri di primissimo ordine. Riportiamo qui sotto una partita antica, ma incomparabile per illustrare lo sfruttamento del vantaggio costituito dalla “maggioranza mobile”.
Marshall – Capablanca
New York 1909
P.S.: nell’immagine di apertura, tratta da chessbase.com: José Raul Capablanca e Frank Marshall.
