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La partita immortale dello sconosciuto Chris de Ronde

(Mario Spadaro)
Chris (Christiaan) de Ronde (nato nel 1912 a Schiedam, vicino Rotterdam – morto a Buenos Aires nel 1996 [secondo Renzo Verwer]) è stato un maestro di scacchi olandese-argentino.
L’incertezza dei dati anagrafici già fa capire che si tratta di un giocatore di cui si è sentito parlare raramente e pertanto anche la sua partita immortale non è conosciuta alla maggior parte del mondo scacchistico.

Vinse il campionato cittadino di Rotterdam qualificandosi al “Torneo dei candidati” olandesi, un torneo di dieci giocatori il cui vincitore avrebbe giocato un match per il titolo di campione olandese contro Euwe; il vincitore fu Landau, mentre de Ronde con punti 3½ su 9 si classificò al 7°/8° posto.

Questa gara serviva anche come selezione della squadra che avrebbe rappresentato l’Olanda in agosto alle Olimpiadi di Buenos Aires del 1939, ma alcuni giocatori di alta classifica rinunciarono alla trasferta posta all’altro capo del mondo e così in aggiunta ai quattro titolari, Van Scheltinga, Cortlever, de Groot e Prins, fu inserito come riserva anche de Ronde.

L’Olanda si classificò all’ottavo posto assoluto (che fu il miglior risultato raggiunto a livello nazionale) e de Ronde ottenne punti 8½ su 14 (+8 =1 -5) arrivando al 60,7% complessivo.

8° Olimpiade di Scacchi, Buenos Aires 1939. Risultati della squadra olandese (da olimpbase.org)

Durante lo svolgimento del torneo scoppiò la seconda guerra mondiale in Europa, quindi de Ronde, insieme a molti altri partecipanti alle Olimpiadi (Najdorf, Stahlberg, Eliskases, Michel, Becker, Engels, Frydman, Pelikan, Czerniak, ed altri 13 giocatori) decisero di rimanere permanentemente in Argentina (dove già si trovavano Pilnik, Benko ed altri 4 scacchisti).

Risulta che de Ronde partecipò ai seguenti tornei: Circulo de Ajedrez Tournament di Buenos Aires nell’agosto del 1941, e sempre a Buenos Aires a quello del novembre 1942 ed a quello del maggio 1945 dedicato come 2nd Grau Memorial Tournament.

Circulo de Ajedrez Tournament di Buenos Aires 1941
Circulo de Ajedrez Tournament di Buenos Aires 1942
Circulo de Ajedrez Tournament di Buenos Aires 1945

Nel 1945 terminò la guerra ed a differenza di tutti gli altri giocatori espatriati, di lui non si seppe più nulla per molti anni, sembrava sparito.

Quelle poche volte che si parlava di questo giocatore era solo per ricordare la sua partita immortale, ed allora prima di proseguire con la sua biografia occupiamoci di ciò.

Segnalo che le prime 30 mosse della partita si possono tranquillamente saltare (io le ho inserite per dovere di cronaca); sembra una partita scialba in cui si giochi per non perdere e non per vincere, una di quelle in cui i due avversari manovrano i pezzi con noiosa monotonia e poi si accordano per la patta.

Per questo vi consiglio di iniziare a vederla a partire dal diagramma, perché da quel punto si ha l’impressione che i pezzi del bianco siano mossi da un altro giocatore e cominciano i fuochi d’artificio.

I puristi storceranno il naso perché non sempre le risposte agli attacchi sono state corrette (Tim Krabbé segnala come alternative migliori 32. … Axb5, 33. … Axb5, 34. … Axb5, 38. … Ce6, 39. … c5, 40. … Rf8 e 45. … Rh6, però aggiunge di aver letto in una rivista che il bianco o più probabilmente entrambi i giocatori, poiché erano a corto di tempo, erano stati costretti a giocare le ultime 20 mosse in un minuto).

Le fredde analisi col computer non tengono conto che le partite a livello agonistico si giocano tra uomini ed il campione del mondo Tal diceva: «Ci sono due tipi di sacrifici: quelli corretti e i miei».

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Cosa mi ha colpito maggiormente in questa partita? Che il pedone f3 sia arrivato in d7!


E adesso ritorniamo alla biografia di de Ronde relativamente all’ultima parte della sua vita, grazie alle ricerche del giornalista Frans van Schoonderwalt del Volkskrant, che riuscì a trovarlo.

Van Schoonderwalt ebbe contatti con i suoi compagni di squadra Prins e Van Scheltinga, e pure con Euwe che descrisse de Ronde come un uomo politicamente di sinistra, un idealista comunista; Van Scheltinga pensava che de Ronde si opponeva alla guerra perché secondo lui era qualcosa di capitalistico e per questo era diventato un obiettore di coscienza.

Van Schoonderwalt recatosi a Buenos Aires cercò il suo nome in un elenco telefonico, che per sua fortuna era molto vecchio (se avesse usato quello attuale non lo avrebbe trovato perché, come scoprì dopo, de Ronde non possedeva la linea telefonica da diversi anni), il telefono risultava staccato però in quell’elenco vi era l’indirizzo.

Nell’intervista che fece a de Ronde, apprese che la sua vita era stata come le prime 30 mosse della partita, non come le ultime 20 e l’unico cambiamento era che non gli piacevano più gli scacchi; aveva 65 anni e viveva in un piccolo appartamento di due vani, pieni di libri e documenti, in un condominio fatiscente.

Van Schoonderwalt fu il primo olandese con cui aveva parlato nella sua lingua originaria in 39 anni; aveva rinunciato agli scacchi molto tempo fa perché lo rendevano troppo nervoso.

Si manteneva dando lezioni private in inglese e matematica (da giovane aveva studiato matematica a Leida e Parigi), non perché gli piacesse, ma per sopravvivere.

Era sempre stato di sinistra, e quando Hitler salì al potere nel 1933, si era sentito terribilmente abbattuto e si era detto: “Meglio morire nudo in Patagonia che subire questo”; non voleva prendere parte a quella guerra che sembrava ormai inevitabile, ma non era stato riconosciuto ufficialmente come obiettore di coscienza, e poteva vedere arrivare in qualunque momento la chiamata per la mobilitazione, quindi cercò disperatamente di trovare un modo per andare via, anche se questo lo rendeva tecnicamente un disertore.

L’invito di giocare alle Olimpiadi di Buenos Aires fu una manna dal cielo, ed era uno dei pochi giocatori che sapeva in anteprima che sarebbe rimasto lì, anche se la politica argentina lo disgustava.

Ma dove sarebbe potuto andare? Non avrebbe potuto mai vivere in Olanda, con la sua stupida Monarchia parassitaria, quasi cattiva come il fascismo, così era rimasto, tenendo conferenze e lavorando per la Philips, fino a quando hanno scoperto che era una specie di disertore e lo avevano licenziato.

Non è mai tornato in Olanda, perché non era sicuro di essere ancora un cittadino olandese; non aveva il passaporto, ma dato che era troppo povero per viaggiare, per cosa aveva bisogno di un passaporto?

Non aveva mai pensato di sposarsi, perché fare in modo che qualcuno condividesse la sua povertà non sarebbe stato giusto; non pagava le tasse, non versò contributi per una pensione, non era registrato da nessuna parte e nessuno sapeva di lui, così come aveva desiderato di essere, un emarginato per scelta, ma sempre meglio di essere uno schiavo in un ufficio.

Tim Krabbé’ cercando di trovare alcune informazioni sui suoi ultimi anni, ha chiamato tutti i de Ronde nella sua ex città di Schiedam; ve ne erano parecchi, ma la maggior parte non aveva mai sentito parlare di un forte giocatore di scacchi di cognome de Ronde, che era emigrato in Argentina molto tempo fa.

Uno però, un lontano parente, lo conosceva ed aveva anche una sua fotografia; non ne era sicuro, ma pensava che de Ronde fosse morto.

Un giocatore dal nickname «sneaky pete: <salokin>» ha scritto su chessgames[dot]com che morì a Buenos Aires nel 1996, come asserito da Renzo Verwer in un numero di Schaakmagazine e che suo figlio Chris junior ora vive a Bruxelles (quindi nonostante le sue affermazioni di voler rimanere sempre da solo, avrebbe avuto un figlio).

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