(Mario Spadaro)
Klaus Junge, una vittima irretita dalla famigerata ideologia nazista, fu un ragazzo prodigio dotato di un precoce talento naturale, come in quell’epoca lo furono Capablanca, Reshevsky e Pomar, ma con diverso triste destino.
Una figura drammatica per la morte prematura e sfortunata per essere vissuta in un particolare periodo storico, nascendo in una famiglia nella quale il padre, aderente al pensiero nazionalsocialista, fu un membro del partito nazista dal 1932.
Per questo motivo alcuni autori hanno evitato di scrivere su di lui, ma io penso che la «cancel culture», emanazione «della damnatio memoriae» dei romani, vada lasciata ai faraoni dell’antico Egitto che la idearono, cancellando i nomi dei nemici dalle colonne dei templi e dai monumenti, e pertanto non sono d’accordo a mescolare gli scacchi con la politica.
Dopo migliaia di secoli mi piace sperare che la civiltà si sia evoluta in meglio divenendo più umana, e quindi non sarebbe giusto non ricordare questo giocatore per i suoi meriti scacchistici.
Klaus nacque il 1° gennaio 1924 nella città di Concepción in Cile (paese dove era emigrato il suo bisnonno proveniente dal circondario di Dithmarschen), da Otto ed Anna Junge, ed era il più giovane di cinque figli.
L’intera famiglia, che era sempre rimasta in contatto con la vecchia patria, nel 1928 ritornò in Germania, ritenendo di trovarvi migliori prospettive.
Inizialmente vissero a Blankenese, quartiere periferico di Amburgo, ma l’anno successivo il padre acquistò una tenuta a Klein Wehnendorf vicino Sanitz, che però rivendette nel 1931; fecero un primo trasferimento ad Ahrensburg e nel 1934 quello definitivo ad Amburgo.
Dopo il diploma scolastico, Klaus si iscrisse nella facoltà di matematica all’Università di Amburgo.
Nell’agosto del 1939 fu invitato come osservatore ad un torneo della Federazione scacchistica della Grande Germania a Fürstenwalde, allora gestita dall’esperto maestro di scacchi, il Reichstrainer Willi Schlage.
Sotto la sua guida si allenò con la allora diciassettenne giocatrice Edith Keller-Herrmann ed il quattordicenne Wolfang Unzicker [Nota dell’autore: ho avuto il grande piacere di conoscere personalmente il grande maestro Unzicker, a Bari nel 1970].
Comunque fu un ottimo inizio nei tornei che contano, perché nonostante la follia razziale nazista che permetteva soltanto agli “ariani” di partecipare, tra i giocatori del campionato vi erano nomi importanti come Kurt Richter, Hans Mueller, George Kieninger, Gerhard Pfeiffer, Ludwig Rellstab e Josef Lokvenc, solo per citarne alcuni.
Sempre nel 1941 si classificò al quarto posto nel fortissimo torneo di Cracovia e Warsavia, pattando con Alekhine e Bogoljubov e restando imbattuto;
Chiuse l’anno vincendo il torneo Nordmark Easter Congress di Amburgo.
Nel gennaio del 1942 vinse il torneo di Dresda, e poco dopo si classificò al secondo posto, dietro Walter Niephaus, a Lipsia.
Nell’aprile del 1942 arrivò secondo, dopo Carl Carls, a Rostock.
Nel giugno del 1942 si classificò terzo-quarto a pari merito con Schmidt, dietro Alekhine e Keres, nel torneo a doppio girone di Salisburgo, vincendo questa partita al campione del mondo Alekhine.
Nell’ottobre del 1942 si classificò secondo dietro Alekhine, nel torneo disputato nelle tre città di Lublino, Varsavia e Cracovia.
Nel dicembre del 1942 giocò il suo ultimo torneo a Praga terminando primo alla pari con Alekhine.
Non è così, perché la svastica non è un segno esclusivo delle SS e Junge indossava l’uniforme del Reichsarbeitsdienst (RAD), obbligatoria per i giovani studenti, in quanto come recitava la legge per il Servizio di Lavoro del Reich «Tutti i giovani tedeschi di entrambi i sessi sono obbligati a servire il loro popolo nel Reichsarbeitsdienst».
Si trattava di una sorta di addestramento, anche militare, ed alla fine del periodo di servizio Junge fu inquadrato come tenente di fanteria nell’esercito; quindi non ha mai fatto parte delle SS (Schutzstaffel).
Sempre nel 1942 iniziò due tornei per corrispondenza, vincendo sia con Rudolf Teschner che con Emil Joseph Diemer (quest’ultimo aveva criticato Junge in un articolo asserendo, che aveva uno stile troppo posizionale e difensivo, ed allora Junge gli giocò il gambetto di re vincendo in 24 mosse).
Nel frattempo a causa delle perdite subite, la guerra volgeva al peggio per la Germania e Junge (come tanti altri giovani della sua età) venne arruolato nella Wehrmacht col grado di tenente.
A metà del mese di aprile del 1945 la guerra aveva portato il tenente Junge nella parte settentrionale della Germania, vicino alla sua città, dove la battaglia di Amburgo era imminente.
Le formazioni dei carri armati britannici sfondarono la linea di difesa tedesca e procedettero verso il villaggio di Welle, vicino ad Amburgo nella brughiera di Luneburg, nel posto dove era dislocata l’unità comandata da Junge, formata da dieci soldati armati di bazooka a difesa del villaggio.
Mentre i carri armati avanzavano verso il villaggio, vennero colpiti dal fuoco del plotone di tedeschi; seguì uno scontro nel quale morirono Junge e due soldati, che furono sepolti nel cimitero locale.
Poco dopo, quando Otto Junge ricevette ciò che portava in tasca suo figlio, riconobbe subito di cosa si trattava e cioè di analisi scacchistiche; nelle pause dei combattimenti prima della sua morte, Klaus Junge aveva analizzato il complicato finale della partita tra George Marshall Norman contro Andor Lilienthal, Hastings 1934, che ora può essere trovato in molti libri.
Era interessato al seguente problema: capire se e in quali circostanze due Cavalli possono forzare il matto contro Re ed un pedone.
Concludo proprio con il padre di Klaus; questo è il cenotafio che si trova nel cimitero di Kellinghusen, Contea di Steinburg, Schleswig-Holstein:
Ritengo che Hérr Otto Junge abbia capito quanto gli sia costato caro seguire un’insana ideologia che ha trascinato in guerra uccidendoli, quattro dei suoi cinque figli. Dove sarebbe arrivato Klaus Junge in campo scacchistico se non fosse stato ucciso così giovane non lo può dire nessuno, ma in Germania è considerato il più grande talento del secolo, superiore a Robert Hübner, Wolfgang Uhlmann e Wolfgang Unzicker.
