(UnoScacchista)
Quante volte si finisce per perdere una partita perché suggestionati dalla forza dell’avversario? Il nome di chi affrontiamo ci induce talvolta a dare un credito alle sue mosse superiore al loro reale valore, finendo per scartare continuazioni buone a causa di qualche ipotizzata idea geniale che, in realtà, si sarebbe potuta rivelare un banale errore. Chiaramente si tratta di un aspetto psicologico degli scacchi che Nikolai Krogius ha affrontato nel suo famoso libro “Psychology in Chess”.
L’episodio più divertente di questa influenza della notorietà di un giocatore, che Krogius riporta nel suo libro, è quello che accadde a Tbilisi nel 1937 durante la partita del Campionato Sovietico tra Viacheslav Ragozin, già famoso per aver vinto il Campionato di Leningrado l’anno prima, e il georgiano Archil Ebralidze, che famoso ancora non era ma che diventerà poi il primo allenatore di Tigran Petrosian.
Riporto nel seguito un libero adattamento di quanto scrive Krogius.
Scrive Krogius che “L’ultimo errore del maestro georgiano non accadde per caso. Dopo non aver visualizzato il regalo di Ragozin, Ebralidze si era evidentemente convinto che non era possibile dare scacco sulla diagonale h2-b8. Le condizioni sulla scacchiera erano però cambiate e l’alfiere non era più inchiodato e a causa della sua convinta assunzione Archil perse la Torre.”
Si può essere d’accordo o no sull’analisi di Krogius della clamorosa doppia svista (però… quale doveva essere stata la genesi del primo, colossale errore di Ragozin?) ma tutti abbiamo sperimentato le conseguenze di alcune mosse ritenute, a torto, impossibili. Un esempio stranamente molto simile a quello tra Ragozin ed Ebralidze? Ecco a voi due giocatori di questi decennni: Fabiano Caruana e Leinier Dominguez Perez.
Siamo a Saint Louis (USA) nel 2018, durante il “St. Louis Rapid & Blitz“. Per la precisione la posizione che vi mostro è tratta dalla loro partita nella sezione Rapid. Anche se la cadenza è molto più veloce di quella della partita del 1937, il meccanismo dell’errore e le conseguenze possibili sono le stesse.
Voi, mi raccomando, fate come Leinier e non come Archil: prendetela quella Torre!
