(Massimo Cecchini)
Nel panorama scacchistico del XIX secolo, pochi nomi evocano una dedizione al gioco così totale e romantica quanto quello di Johann Jacob Löwenthal. Considerato uno dei più forti giocatori del mondo negli anni Cinquanta dell’Ottocento, sulla base delle ricostruzioni elaborate in tempi recenti da Jeff Sonas e Rod Edwards, Löwenthal consacrò la propria esistenza agli scacchi. A centocinquant’anni dalla sua scomparsa, ripercorrerne oggi la vicenda umana e sportiva significa immergersi nell’epopea dorata degli scacchi ottocenteschi e riscoprire una figura che contribuì in modo significativo alla loro evoluzione
Secondo le fonti ufficiali, Löwenthal nacque il 15 luglio 1810 a Pest, molto prima che l’unione con la dirimpettaia Buda desse vita all’odierna capitale ungherese. Figlio di un mercante ebreo, ricevette un’educazione di stampo classico presso il ginnasio locale, gestito dai Padri Scolopi.
Sebbene si fosse avvicinato allo studio serio degli scacchi in età relativamente tarda, il destino volle che nel 1836 incontrasse Josef Szén (1805-1857), all’epoca il più forte giocatore magiaro. I due presero a frequentare assiduamente il Café Europa, il locale di scacchi più frequentato di Pest. Nelle sue memorie, Szén ricorderà come inizialmente fosse costretto a concedere al più giovane János un considerevole vantaggio per compensare il divario tecnico; tuttavia, nel giro di un solo anno, il gap si colmò e i due iniziarono a giocare alla pari.
Di seguito una vittoria ottenuta da Löwenthal contro il suo maestro.
Löwenthal – Szén
Pest 1842
[Dopo la mossa n. 20 del Nero (20…Cf8)]
La stima guadagnata sul campo permise a Löwenthal di far parte della squadra che, con Szén e Vincenz Grimm, rappresentò la città di Pest in un leggendario match per corrispondenza contro la formazione di Parigi, allora capitale indiscussa degli scacchi mondiali e patria di campioni del calibro di Saint-Amant, Kieseritzky e Deschapelles. Contro ogni pronostico, gli ungheresi compirono un’impresa straordinaria, imponendosi con un netto 2-0 senza concedere alcuna patta. La sfida, iniziata nel novembre 1842, si concluse nel gennaio del 1846. Fu proprio in quell’occasione che la squadra di Pest introdusse la sequenza 1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ac4 Ae7, passata alla storia della teoria come la Difesa Ungherese.
Nel 1846, durante una tournée a Vienna – uno dei centri scacchistici più attivi d’Europa –, Löwenthal confermò il suo talento sconfiggendo lo svizzero Karl Hamppe (+5 -4 =0). Non ebbe altrettanto successo contro Tassilo von der Lasa (1818-1899), uno dei fondatori del famoso gruppo Pleiadi di Berlino, in una serie informale di partite al Caffè Neuner. L’inflessibile tedesco attribuì quel successo alla cocciutaggine dell’ungherese, reo di aver voluto testare per ben tre volte il Gambetto Evans.
Il 1848 fu l’anno della “Primavera dei popoli”, un’ondata rivoluzionaria che scosse l’Europa alle fondamenta, mossa da ideali di indipendenza, riforme liberali e giustizia sociale. Löwenthal, uomo di vedute progressiste, non rimase a guardare: si unì alla rivoluzione democratica nazionale guidata da Lajos Kossuth per affrancare l’Ungheria dal giogo austriaco. Nel neonato governo parlamentare – guidato inizialmente dal conte Lajos Batthyány e poi dallo stesso Kossuth –, Löwenthal ottenne un impiego nell’amministrazione civile. Sembrava l’alba di una brillante carriera istituzionale nel cosiddetto “regime di Kossuth”, ma le speranze ebbero vita breve. L’imperatore Ferdinando I abdicò in favore del nipote Francesco Giuseppe, il quale revocò immediatamente ogni concessione e mise al bando il governo magiaro. Con il decisivo intervento militare della Russia, l’Austria soffocò la rivolta nel sangue. La restaurazione fu spietata: ogni attività associativa venne proibita, inclusi i circoli di scacchi, e l’intellighenzia liberale fu costretta alla fuga. Löwenthal riparò prima in Germania, ad Amburgo, per poi imbarcarsi su un piroscafo verso il Nuovo Mondo. Sbarcò a New York il 29 dicembre 1849, con pochissimo denaro in tasca e nessuna intenzione di fare degli scacchi la sua professione.
Il destino, tuttavia, attendeva dietro l’angolo, sotto le spoglie di Charles Henry Stanley, curatore della rubrica scacchistica del quotidiano New York Albion. Löwenthal ricordò quell’incontro fortuito con parole cariche di commozione: «…non avevo mai pensato agli scacchi come occupazione. Un giorno, oppresso dalla sensazione di solitudine che assale uno straniero in una città affollata, e perplesso dalle fosche prospettive che mi si prospettavano, entrai in una sala di lettura e presi in mano il New York Albion. La prima cosa che attirò la mia attenzione fu un diagramma di scacchi che riproduceva una posizione. Se un mago benevolo avesse agitato la mano su di me, il cambiamento non avrebbe potuto essere maggiore. In un istante la mia antica passione per gli scacchi si riaccese, con una vividezza che non avevo mai provato prima. La sensazione di solitudine svanì. Avrei potuto trovare altri giocatori di scacchi, e sapevo che la passione comune per gli scacchi era una sorta di massoneria. Non potei lasciare la sala di lettura prima di aver risolto il problema. Per tutta la notte ho combattuto in sogno molte vecchie battaglie e ho anticipato i combattimenti futuri. La mattina seguente ho fatto visita al direttore dell’Albion, che mi accolse con grande gentilezza e mi diede il suo biglietto da visita per presentarmi al signor Stanley, del Consolato britannico, un gentiluomo di cui già conoscevo il nome. Il signor Stanley mi riservò un’accoglienza calorosa e trascorsi la serata a casa sua.»
Introdotto da Stanley nel circolo scacchistico di New York, Löwenthal intraprese subito dopo un tour degli Stati Uniti. Nel maggio del 1850, durante una tappa a New Orleans, incrociò per la prima volta le armi con un prodigioso dodicenne di nome Paul Morphy. L’esito di quel match amichevole è storicamente dibattuto (alcune fonti parlano di 2-1 per Morphy, altre includono una patta, mentre gli atti del Primo Congresso Americano registrano due vittorie per Morphy e un pareggio), ma segnò l’inizio di un legame indissolubile.
Poco dopo, grazie al sostegno finanziario della comunità locale, Löwenthal si stabilì temporaneamente a Cincinnati, dove aprì il Cigar Divan, un club dedicato agli scacchi.
Nel 1851, l’organizzazione del primo grande Torneo Internazionale di Londra segnò una svolta epocale nel mondo scacchistico. Gli amici di Cincinnati raccolsero i fondi necessari per inviare l’ungherese oltreoceano, ma l’avventura si trasformò in una disfatta: Löwenthal, giunto in Europa in pessime condizioni di salute, fu eliminato al primo turno da Elijah Williams con un perentorio 2-0. Logorato dalla vergogna e dall’impossibilità di guardare in faccia i propri finanziatori, l’ungherese prese una decisione radicale: non sarebbe mai più tornato in America. Solo otto anni più tardi affiderà le sue accorate scuse pubbliche alle pagine di The Book of the First American Chess Congress.
La permanenza in Inghilterra offriva d’altronde stimoli irresistibili, permettendogli di misurarsi con giganti come Howard Staunton, Adolf Anderssen, Henry Buckle e Lionel Kieseritzky.
Adolf Anderssen – Johann Jacob Löwenthal
Londra, 1851 – Scozzese (C44)
Subito dopo il torneo londinese, Löwenthal pretese la rivincita contro Williams; fu una maratona estenuante di 16 partite totali, durata quasi due mesi a causa della proverbiale lentezza di Williams, capace di riflettere su una singola mossa per ore (all’epoca gli orologi da torneo non erano ancora stati introdotti). L’ungherese prevalse per 7 a 5 (con 4 patte), ma lo spettacolo fu desolante. Howard Staunton, commentando l’ottava partita, non usò mezzi termini:
«Non può non colpire anche il lettore più distratto che in questo match non ci sia quasi nessuna combinazione da entrambe le parti. Il signor Williams, con la sua abituale imperturbabilità, si accontenta di mantenere la sua partita compatta e di scambiare i pezzi quando se ne presenta l’occasione, soddisfatto di attendere le opportunità che una sessione di 12 o 14 ore può offrire. L’ungherese, disperato di infondere un minimo di grinta in un avversario così privo di fantasia, si rassegna alla tattica del far niente del nemico e, come lui, decide di aspettare e osservare. La cosa sorprendente è che, nonostante tutta questa cautela e mancanza di intraprendenza, con ore e ore dedicate alla considerazione delle concezioni più superficiali, le partite abbondano di errori grossolani…»
Nonostante le critiche, Löwenthal divenne il protetto di Staunton, assistendolo nell’analisi di partite e problemi. In cambio, l’influente maestro inglese gli aprì le porte dell’alta società scacchistica, commissionandogli reportage nelle contee inglesi e favorendo la sua nomina a segretario del prestigioso St. George’s Club (1854) e a collaboratore della rivista The Era.
[Fonte Chesshistory[dot]com – link]
Il match, che prevedeva un premio finale di 100 sterline e si sarebbe concluso a favore del primo giocatore in grado di conquistare 11 vittorie, si articolò su ben 31 partite. Secondo i resoconti dell’epoca, il match fu intenso e snervante (durò tre mesi), soprattutto perché Staunton aveva provocato Harrwitz ancora prima dell’inizio.
La sfida passò alla storia soprattutto per una rivoluzionaria innovazione regolamentare: per contrastare le lunghe attese, venne introdotto per la prima volta un limite di tempo. Le nuove regole prevedevano un massimo di 20 minuti a mossa, superati i quali scattava una sanzione di 10 scellini ogni 10 minuti di ritardo, fino alla sconfitta a tavolino allo scoccare dei 60 minuti di ritardo; era inoltre stabilito che ogni sessione venisse interrotta dopo 12 ore di gioco. Questo primo, pionieristico tentativo mostrò tuttavia fin da subito i suoi evidenti punti deboli.
Nelle sue memorie, Augustus Mongredien descrisse Harrwitz come un giocatore formidabile ma dal carattere impossibile: «Aveva la sfortuna di essere al contempo litigioso e arguto… Odiava soprattutto coloro che non riusciva a battere. Con Staunton, la sua rivalità era mortale».
Staunton sostenne apertamente il suo protetto sulle colonne dell’ Illustrated London News, elogiandolo come l’incarnazione del perfetto gentiluomo, che teneva “il gioco subordinato ai doveri della vita”, in contrapposizione ad Harrwitz, dipinto come un cinico professionista. Sotto il profilo tecnico, l’andamento fu una vera e propria altalena emotiva che anticipò, per drammaticità, la celebre sfida Karpov-Kasparov del 1984. Harrwitz vinse le prime due partite, ma Löwenthal reagì inanellando cinque vittorie consecutive. A questo punto Staunton, sull’Illustrated, si vantò del suo pupillo: «L’ungherese ha completamente surclassato il suo avversario. Negli ultimi cinque incontri ha vinto praticamente sempre, e con una facilità che dimostra innegabilmente la sua superiorità in profondità e potenza di combinazione.»
Harrwitz chiese una pausa per cercare riposo e relax in campagna, ma subì una penalità di due punti in base a una regola che lui stesso aveva richiesto. Alla ripresa, con il punteggio di 7-2, Loewenthal vinse altre due partite portandosi sul 9-2. A un passo dal baratro, il tedesco sfoderò una resistenza ferrea e inesorabile, rimontando punto su punto e arrivando a un solo punto di distanza sul 9-8. Löwenthal vinse nuovamente, ma sul punteggio di 10-8 Harrwitz riuscì nel sorpasso finale, imponendosi per 11 a 10 (con 10 patte).
Staunton dovette masticare amaro, ma difese l’ungherese, definendolo il giocatore più colto e raffinato, sebbene Harrwitz si fosse dimostrato «il più sicuro, il più pronto e di gran lunga il più coraggioso».
Il sodalizio con Staunton si incrinò definitivamente tra il 1857 e il 1858. Il maestro inglese cominciò a millantare pubblicamente una netta superiorità in una serie di partite informali in consultazione che vedevano Staunton + alleati contro Löwenthal + alleati, giocate tra il 1856 e il 1857. Quando tali affermazioni vennero messe in dubbio dalla comunità scacchistica londinese, Staunton pretese che Löwenthal confermasse pubblicamente la sua versione. Ritenendo il bilancio reale molto più equilibrato, l’ungherese si rifiutò. Sentendosi tradito, l’orgoglioso Staunton interruppe ogni rapporto e usò tutta la propria influenza per ostacolare la carriera editoriale e professionale dell’ex pupillo.
Rimasto solo, Löwenthal dimostrò subito il proprio valore al torneo di Manchester del 1857. In quell’evento a eliminazione diretta, superò prima Bernhard Horwitz e poi il leggendario Adolf Anderssen. In finale, dopo aver pattato la prima partita con Samuel Boden, conquistò il titolo per il ritiro dell’avversario, portando a casa come trofeo un pregiato set di scacchi cinesi in avorio.
Il 1858 fu l’anno dell’arrivo in Europa di Paul Morphy, ormai diventato un astro di grandezza assoluta. Mentre molti maestri britannici – Staunton in testa – evitavano accuratamente di incrociare il campione americano per non compromettere la propria reputazione, Löwenthal fu il primo ad accettare la sfida (con una posta in palio di 100 sterline), fiducioso nei progressi compiuti negli otto anni trascorsi dal loro primo incontro a New Orleans. Il verdetto della scacchiera fu tuttavia impietoso: il genio di New Orleans surclassò l’ungherese con un netto 10-3 (9 vittorie, 3 sconfitte e 2 patte). Con grande fair play, Löwenthal dichiarò al biografo Frederick Edge: «Sono convinto di essere stato sconfitto da una forza superiore». Morphy, d’altro canto, sapendo che gli scacchi erano l’unica fonte di sostentamento del rivale, gli donò generosamente del mobilio per la sua nuova casa del valore di 120 sterline.
Löwenthal – Morphy
Londra 1858 – Spagnola (C78)
Lungi dal darsi per vinto, Löwenthal si riscattò immediatamente al 2° Congresso della British Chess Association di Birmingham. In un tabellone a eliminazione diretta (al meglio delle due partite), travolse James Kipping (2-0), si prese una clamorosa rivincita su Howard Staunton (2-0) e superò il reverendo John Owen (per 2½-½). In finale trovò l’austriaco Ernst Falkbeer, inventore dell’omonimo controgambetto e descritto da George Macdonnell come un giocatore «rapido, originale, audace e fantasioso… che amava essere esplosivo e desiderava l’ammirazione degli spettatori». La finale fu una battaglia durissima: dopo otto partite, tuttavia, Loewenthal conquistò la sua terza vittoria, aggiudicandosi l’incontro (+3, =4, -1) e conquistando il primo premio di 63 sterline. Era il 27 agosto 1858: l’ungherese aveva raggiunto l’apice della sua carriera, facendo tesoro degli insegnamenti appresi nel match contro Morphy.
Nel 1860, cavalcando l’eco delle imprese del fenomeno americano – che dopo aver vinto il campionato statunitense e sconfitto i migliori maestri d’Europa a Londra e a Parigi aveva fatto un trionfale ritorno in patria –, Löwenthal pubblicò l’antologia Morphy’s Games of Chess, un’opera di grande successo editoriale che conobbe ben sette ristampe. Tra quelle pagine si trova la sua riflessione teorica più celebre, un perfetto parallelo tra la scacchiera e i campi di battaglia: «Negli scacchi, come nella tattica militare, è la violazione oculata delle regole generali che contraddistingue in modo particolare la mente geniale.»
Questo pensiero si articola su tre concetti fondamentali: la conoscenza delle regole, il rischio calcolato e il pensiero creativo.
- Il genio conosce profondamente le linee guida tradizionali (come il controllo del centro negli scacchi o i principi di difesa in guerra), ma sa esattamente quando è il momento perfetto per infrangerle per ottenere un vantaggio.
- Seguire pedissequamente i manuali rende prevedibili sia sulla scacchiera che sul campo di battaglia; l’estro sta nell’introdurre elementi inaspettati, creando situazioni complesse che l’avversario non è in grado di prevedere.
- Compiere azioni non convenzionali (come un sacrificio di materiale negli scacchi o un attacco a sorpresa in guerra) comportano rischi enormi, ma la mente geniale calcola queste variabili, trasformando un errore apparente in una mossa vincente.
| Frontespizio della prima edizione del libro di Löwenthal sulla raccolta delle partite giocate da Morphy | Ristampa del 1913 edita da G.Bell ed. |
Oltre a legare il proprio nome alla celebre Variante Löwenthal della Difesa Siciliana (1.e4 c5 2.Cf3 Cc6 3.d4 cxd4 4.Cxd4 e5 5.Cb5 a6), il maestro ungherese dedicò l’ultima parte della sua vita all’organizzazione e al giornalismo.
Divenuto segretario e poi direttore (1865-1869) della British Chess Association, stilò nel 1862 il regolamento del grande torneo di Londra, che introdusse per la prima volta nella storia la formula del girone all’italiana (round-robin) in sostituzione del tradizionale sistema ad eliminazione diretta. Il carico di lavoro per quell’evento – che vide il debutto inglese di Wilhelm Steinitz e la vittoria di Anderssen – fu tale che Löwenthal, dopo aver vinto le prime tre partite contro Thomas Barnes, Valentine Green e Augustus Mongredien, dovette ritirarsi per sfinimento, segnando il suo addio al gioco attivo.
Tra le sue intuizioni didattiche si deve a lui anche l’invenzione della prima scacchiera dimostrativa verticale per il pubblico: era il 1857 e la scacchiera era di 1,2 metri quadrati.
Nel 1866 organizzò la prima British Association Challenge Cup, considerata il primo vero campionato britannico (vinto da Cecil De Vere). Nello stesso anno, a coronamento di una carriera senza precedenti per un maestro straniero, gli venne concessa la cittadinanza britannica. Nel 1872 coordinò la storica sfida per telegrafo tra il City of London Chess Club e il Club di Vienna, considerati i due club più forti d’Europa.
Nel 1874, minato dalla malattia e privo di mezzi, Löwenthal venne soccorso da G. W. Medley (1826-1898), benestante agente di cambio e importante organizzatore di eventi scacchistici dell’epoca, che istituì un comitato di beneficenza. Tra i sottoscrittori figuravano nobili e statisti, come Lord Randolph Churchill (padre di Winston Churchill), il deputato Marmaduke Wyvill, e celebri collezionisti come James Wilson Rimington-Wilson. La somma raccolta di circa 500 sterline garantì al maestro una vecchiaia dignitosa fino alla morte, sopraggiunta il 20 luglio 1876 (il 24 secondo altre fonti) a St. Leonards-on-Sea, all’età di 66 anni. Sepolto nel cimitero di Hastings, la sua lapide – eretta dal St. George’s Club – venne sottratta all’oblio e restaurata nel 1926 grazie a John Keeble e alla British Chess Federation, in occasione del cinquantenario della morte.
Löwenthal lasciò il suo modesto patrimonio residuo (274 sterline) a un fondo fiduciario per promuovere lo sviluppo degli scacchi in Inghilterra. Con quella somma, il St. George Chess Club acquistò una coppa d’argento che, dal 1922, è il prestigioso trofeo del Campionato delle Contee Inglesi (una sorta di campionato nazionale interprovinciale).
[Fonte: The British Chess Magazine, febbraio 1926]
FONTI CONSULTATE
- The British Chess Magazine, agosto 1926, pag. 345-348
- The Book of the First American Chess Congress, pag. 389-396
- The Chess Player’s Chronicle, vol. VII, 1846, pag. 158-163, 215-216
- https://www.chessgames.com/
- https://www.365chess.com/
- http://www.chessmetrics.com/
- http://www.edochess.ca
- https://www.chess.com/article/view/the-battle-of-new-orleans
- https://en.chessbase.com/post/remembering-john-jacob-loewenthal
- https://www.chesshistory.com/winter/extra/loewenthal.html
- https://www.jewishencyclopedia.com/articles/10154
- Yorkshire Chess History: https://mannchess.org.uk/People/Lowenthal,%20Johann%20Jacob.htm
Massimo Cecchini è nato a Vigevano (PV) nel 1966. Dopo il conseguimento della laurea magistrale in Economia, ha ripreso a cimentarsi nei tornei e al termine del 2008 ha conseguito la 1^ categoria nazionale. Istruttore FSI dal 2006, ha insegnato e insegna il gioco alle giovani generazioni. Da sempre appassionato della storia di questo gioco.
