(Riccardo M.)
Giocatore di origine ungherese, ma nato a Roma, Stefano Tatai fu dodici volte campione italiano fra il 1962 e il 1994. Vincitore di parecchi tornei in Italia, si distinse all’estero per la presenza assidua e la regolarità dei suoi risultati, con numerose piazze d’onore. Partecipò a nove edizioni delle Olimpiadi, fra il 1966 e il 1992.
Maestro internazionale dal 1966, a lungo rivaleggiò con Sergio Mariotti, col quale pattò un primo match nel 1972 e vinse di misura un secondo nel 1977. I due erano sovente definiti “i Coppi e Bartali degli scacchi”.
Fu più volte vicinissimo al titolo di Grande Maestro, realizzando due norme e mancandogli sempre la zampata decisiva sul filo del traguardo.
Ma le zampate bisogna avere il coraggio di darle, e Tatai troppo spesso decideva di accontentarsi di un piazzamento. Memorabile in tal senso fu la partita giocata di bianco contro lo statunitense Mednis all’ultimo turno del Torneo Internazionale del Banco di Roma, nel febbraio 1984. Ricordo di aver assistito a quella partita e che massima fu la mia delusione quando i due giocatori si strinsero la mano, concordando la patta appena alla mossa numero 21. Con il punto pieno, Tatai avrebbe superato Gyula Sax per il primo posto e avrebbe realizzato la norma di Grande Maestro.
Credo che il tormentato fantasma di quella criticata patta abbia per sempre condizionato il suo gioco negli anni successivi.
Stefano Tatai ha trascorso gli ultimi anni della sua vita nelle isole Canarie, a Tenerife, insegnando scacchi.
