(Riccardo M.) – Parte 2: Batori
Una iniziativa interessante e meritevole di plauso si ebbe nella seconda metà dell’anno 1923 in sede del terzo Congresso della Federazione Scacchistica Italiana (F.S.I.), tenutosi a Milano il 25 novembre: il nuovo Consiglio stabilì e iniziò la pubblicazione di un Bollettino Ufficiale mensile che sarebbe stato distribuito gratuitamente a tutti gli iscritti!
Purtroppo pochi giorni prima, il 5 di novembre, era arrivata una triste e grave notizia: si spegneva a Viareggio, all’età di appena 39 anni, il bravissimo e infaticabile co-fondatore (1911), direttore e conduttore de “L’Italia Scacchistica”, Alberto Batori, altresì ottimo problemista e buon giocatore, uno di quei personaggi che tanto avrebbero potuto ancora offrire all’intero movimento scacchistico in Italia.
Su Batori leggiamo anzitutto le parole di Adriano Chicco in “Dizionario Enciclopedico degli Scacchi” (Chicco/Porreca. 1971):
“Giocatore e problemista italiano. Figlio di navigatore, fece da giovanetto esperienze marinare, che però abbandonò ben presto. Si dedicò dapprima ai problemi, e vinse vari premi in concorsi internazionali; fu uno dei primi compositori italiani interessato alle analisi retrograde.
Come giocatore esordì nel 1911, partecipando al torneo nazionale di Roma, sezione dilettanti, dove si classificò 4°. In quello stesso anno fondò, con Stefano Rosselli del Turco, la rivista “L’Italia Scacchistica”, assumendo la direzione della “sezione problemi”. Nel 1912 prese parte al torneo magistrale di Viareggio, e lo vinse, davanti a Rosselli e Cenni. Nel 1913, nel torneo nazionale di Bologna si classificò 4°, a pari punti con Matteucci; giunse poi 5° al torneo Crespi di Milano 1916 e 6° in quello del 1919. Nel torneo di Viareggio del 1921 si classificò terzultimo”.
Lo storico Chicco in verità ci descrive qui soltanto il Batori problemista e giocatore, e questo terz’ultimo posto fu dovuto soprattutto al fatto che ormai nel dopoguerra l’interesse di Alberto si era venuto concentrando da un lato sul periodico “L’Italia Scacchistica” e dall’altro sull’azione di propaganda e diffusione del gioco, da lui portata avanti instancabilmente insieme alla gagliarda F.S.I. di Giuseppe Orlandi. Nel pieno della sua attività di giocatore, nel 1912, Alberto Batori aveva mostrato di non temere nessuno, con la vittoria a Viareggio e uno splendido 5 su 6 di fronte a giocatori quali Rosselli, Cenni, Bonanno, Giuseppe Benini e Matteucci.
Nel presentare il numero di gennaio 1923 della “sua” amata Rivista, così si era espresso il direttore Batori: “Proprio noi, mentre stiamo attraversano una nuova crisi del male, che da nove mesi ci tormenta, iniziamo imperturbabilmente la nuova annata con tutta lena …. Iniziamo l’anno con entusiasmo, animati da quel meraviglioso risveglio scacchistico nazionale, che noi stessi animammo nei trascorsi anni, e vi poniamo ferma fede, sia per la sempre più spontanea e interessante compilazione della Rivista, quanto per il sostegno finanziario di essa. …. Noi abbiamo compiuto estremi sacrifici per non venir meno al compito prefissatoci e condurlo alla meta … Nessuno scacchista manchi al proprio dovere e, come la Federazione, anche le associazioni federate non trascurino di svolgere la loro efficace propaganda!”
A firma di Raffaello Landini si leggevano queste parole sul numero di novembre 1923 del periodico stesso: “Dal principio dell’infermità, egli dedicò tutta intiera l’energia che gli era consentita alla pubblicazione della “Rivista”, per l’avvenire della Federazione e del gioco degli scacchi in Italia. Nato da navigatori …. aveva appreso il dovere del capitano di restare al posto di comando, al timone della Sua nave fino all’ultimo anelito della sua esistenza; come tale si comportò verso “L’Italia Scacchistica”.
La perdita di Alberto mise in un primo momento a serio rischio la stessa prosecuzione dell’attività della rivista, che fortunatamente seppe subito reagire.
Per ricordare al meglio il viareggino Batori, i due circoli di Viareggio, l’Accademia Scacchistica e l’Unione Scacchistica, decisero di fondersi assumendo l’unica denominazione di “Accademia Scacchistica Alberto Batori di Viareggio”.
Tuttavia, come scriveva Claudio Sericano alcuni anni fa, “con la improvvisa morte del Batori gli scacchi a Viareggio caddero rapidamente nel dimenticatoio, e siamo ancora in attesa di una nuova rinascita”. Eh, già, quando manca il “trascinatore”, purtroppo di solito accade così.
Alberto Batori è stata la persona che negli anni fra il 1911 e il 1923 (trasfigurati dai lutti della prima guerra mondiale) più ha saputo offrire agli scacchi sul piano dell’attività propagandistica, in specie fra il 1920 e il 1923 quando ebbe un considerevole appoggio dal Segretario della FSI Giuseppe Orlandi, alle cui impostazioni e visioni egli era sostanzialmente allineato. Nella riunione dei Delegati Federali, che si tenne a Viareggio fra il 31 agosto del 1921, l’Orlandi aveva infatti ricordato con energia che “lo studio per una organica opera di propaganda costituiva uno dei capisaldi del programma della FSI, così come deciso nel Congresso di Varese del 1920”. Propaganda, quindi, come stella polare per la crescita.
Alberto Batori era la persona giusta. Lui non era soltanto uomo e scacchista da tavolino o scrivania: lui (che abitava a Viareggio, via di Mezzo n. 80) non lesinava, appena ne aveva l’occasione, di dare, con la sua presenza e il suo infaticabile attivismo, un personale e concreto contributo. E niente, per la propaganda, era meglio delle visite presso i Circoli. E delle partite in simultanea.
A dicembre del 1921 aveva completato quello che lui stesso definì “il salto del Cavallo”, ovverosia “un rapido succedersi di tappe nelle caselle della parte nord-orientale dello scacchiere italiano”. Insomma, in meno di due settimane, dal 7 al 17, egli fu capace di visitare i Circoli, in ordine temporale, di: Bologna, Modena, Reggio Emilia, Mantova, Legnago, Trento (“vi giunsi il 10, andai in cerca di scacchisti, ma dovei ritornarmene, deluso, a ….”), Brescia, Verona, Padova, Trieste, Udine, Venezia, Ravenna e Ferrara. Egli parlava con i responsabili dei circoli, intratteneva i giovani, teneva simultanee; ovunque (Trento a parte, come visto, forse per un disguido) era accolto con entusiasmo. Dopo l’ultima tappa, quella di Ferrara, così scriveva: “soltanto a tarda sera la riunione si sciolse e presi finalmente la via del ritorno, pieno di lieti ricordi”.
Non tralasciamo, da ultimo, di accennare ai rapporti tra i due grandi toscani, Alberto Batori e Stefano Rosselli Del Turco, il fiorentino co-fondatore de “L’Italia Scacchistica”, di 7 anni meno giovane di lui e certamente dal carattere più pacato e riflessivo.
Rosselli è stato sempre vicino alla rivista e la diresse poi fino al 1943. E vi interveniva sovente anche negli anni di cui si parla qui, con articoli, spunti e riflessioni talora pure in contrasto con quelli dell’amico Batori.
Ad esempio fu simpatica e non lieve la diatriba tra i due apparsa nel numero di novembre 1922 intorno al sistema di punteggio adottato nel torneo di Londra. Scriveva Rosselli “…. mi dispiace di essere in questo dell’opinione perfettamente contraria a quella dell’amico Batori, ma il far valere tutti i punti era il solo sistema razionale e giusto ….”.
E replicava nella stessa pagina Batori “No, caro amico Rosselli: razionale è soltanto il tener conto dei soli punti ottenuti da ciascuno contro tutti i suoi competitori del gruppo finale ….”. Punti di vista diversi, sempre lodevolmente espressi “a cuore aperto”. Del resto Batori stimava molto Rosselli, tanto che l’anno precedente aveva scritto “noi vediamo in Rosselli il più forte e completo giocatore italiano: dal 1900 ha preso parte a 12 tornei, di cui due internazionali, rimanendo fuori dal premio solo in quello di Abbazia”.
Grande e dinamicissimo personaggio, Alberto Batori, come pochi altri nella storia del nostro gioco! Il movimento scacchistico italiano tutto e in particolare gli storici ed appassionati non dovranno mai dimenticarlo.
Abbiamo insomma parlato fin qui, partendo da Torino e da Alekhine, fino a Batori, degli entusiasmi crescenti di quegli anni, e segnatamente del 1923.
Qualche tempo dopo, però, con il definitivo imporsi del fascismo, quanto seminato in quell’anno e nei precedenti andò lentamente disperdendosi: forse gli scacchi non rappresentavano bene quegli ideali di gioventù, virilità e atletismo che erano graditi al regime, forse lo spirito degli scacchi non poteva essere soffocato dentro categorie obbligate e manifestazioni quali i “littoriali della cultura e dello sport”; tanto meno gli scacchi potevano rispecchiare gli scopi di una subentrante cultura strettamente propagandistica e basata sul consenso. Forse un poco di tutto questo.
E parecchie cose in Italia così mutarono. La FSI nel 1928 divenne ASI (Associazione Scacchistica Italiana). Organo dell’ASI divenne “Il Littoriale”, rivista sportiva del partito fascista. Più tardi, nel 1934, l’ASI fu trasferita sotto la OND (Opera Nazionale Dopolavoro). I circoli di scacchi, insomma, dovevano rientrare, volenti o nolenti, nell’ambito del circuito dopolavoristico: un brutto colpo. La stessa Società Scacchistica Torinese fu temporaneamente sciolta. Spesso i nuovi dirigenti dei circoli erano più uomini di partito che scacchisti o sportivi. I singoli mecenati e appassionati si allontanavano. Giorni bui si stavano approssimando, e non solo per il nostro gioco.
E così, l’anno 1923, con l’entusiasmo della visita di Alexander Alekhine, la travolgente operosità di Alberto Batori e lo sbocciare di tante nuove attività e iniziative nell’intero Paese, rappresentò purtroppo, per gli scacchi, una speranza spezzata. E gli strascichi di certe speranze spezzate, lo sappiamo, si pagano per lungo tempo, anche per parecchie generazioni. Noi, forse, non abbiamo ancora finito di pagare.
