(del GM Sergio Mariotti)
Nel corpo del mio recente articolo della seria “Strategia e tattica” (numero 37 – Rashkovskij-Geller, Soči 1977) avevo esposto una mia opinione sugli scacchisti del “dopo Karpov-Kasparov”, scrivendo che successivamente a questi due campioni non ci sono stati giocatori che hanno illuminato lo scacchismo mondiale.
Da alcuni lettori mi è stato contestato che non è così come io penso, si asserisce che Magnus Carlsen è il miglior giocatore di tutti i tempi e addirittura qualcuno nel suo gioco riscontra un ideale mix fra la classe di Josè Raul Capablanca e quella di Anatoly Karpov.
Anche se di solito preferisco non rispondere ai nostri lettori per non instaurare polemiche destinate a non finire mai, sento per una volta il dovere di intrattenervi un momento intorno a quella mia affermazione, temeraria sì, poco di moda oggi sì, ma non propriamente fuor di luogo.
Intendiamoci, le obiezioni dei lettori sono sempre legittime ed è doveroso prenderne nota, e Carlsen è un ottimo, forse eccezionale, giocatore, probabilmente di livello superiore a tutti gli altri G.M. che negli ultimi vent’anni si sono affacciati ai massimi gradini delle liste Elo. Il suo gioco però non piace molto né a me né alla maggior parte degli scacchisti con cui ho parlato! Perché?
Giocatore solidissimo, con una enorme sensibilità per la posizione, preparatissimo e quasi infallibile nei finali, Carlsen gioca quasi sempre senza commettere errori e i suoi avversari vengono da lui demoliti senza pietà alla loro minima imprecisione.
Ciò però non esclude che io possa dire che la maggior parte delle sue partite non sono divertenti e che difettano un po’ di fantasia. Affermare pertanto che Carlsen sia un genio mi sembra un vero e proprio eufemismo. Allora anche Fabiano Caruana sarebbe un genio, visto che ha pareggiato con lui il match mondiale del 2018 (perduto poi alle partite ‘Rapid’ che sono un altro tipo di gioco)! In realtà quello fra Carlsen e Caruana è stato il match mondiale forse più noioso di tutti i tempi, come all’epoca è stato evidenziato dalla maggior parte dei commentatori sulle riviste e sui siti scacchistici internazionali.
Comunque affermare che il gioco di Carlsen è un miglioramento della ‘summa’ del gioco di Capablanca e di Karpov sarebbe, secondo il mio modesto parere, una esagerazione non condivisibile, non tanto nei riguardi di Karpov, quanto nei riguardi del campione cubano, che fu uno dei miei idoli e del quale moltissime partite davvero potevano essere paragonate a delle poesie!
Purtroppo è inevitabile che i giovani di oggi prendano in esame l’arco temporale della loro esperienza per stilare giudizi e classifiche, e spesso gli adulti hanno timori o convenienza a non deluderli e a non smentirli. Vogliamo, tanto per cambiare un attimo sport, prendere ad esempio il coraggio e l’esperienza di un campione del calcio come l’ottantenne Gianni Rivera? Qualche giorno fa, intervistato da quotidiani italiani, gli è stato chiesto quale fosse stato il campione più forte, o meglio il numero 10 più forte. Maradona? Messi? (così risponderebbero oggi i più). E Rivera senza paura: “Pelè. Se non ci fosse stato il calcio, lui l’avrebbe inventato”. “Più grande di Maradona?” insiste un intervistatore. “Pelè aveva due piedi…”, conclude Rivera. Io sono d’accordo con Gianni, perché anch’io ho avuto la fortuna di veder giocare il divino Pelè. Peccato non sia stato chiesto al numero 10 del Milan la sua opinione sulla squadra più forte di tutti i tempi. Probabilmente ci avrebbe parlato del grande Real Madrid, squadra di fuoriclasse quali Di Stefano, Puskás e Gento, una squadra mitica, forse irripetibile come delizia per gli occhi degli appassionati del vero football. A voi forse piace di più il gioco rotatorio del Manchester City di oggi? Mah!
Nulla (chiariamolo bene) voglio togliere a questo bravissimo giocatore che è Magnus Carlsen, ai suoi meriti e ai suoi successi, ma sicuramente il campione norvegese non ha un gioco spettacolare, entusiasmante, o almeno non entusiasma me. Carlsen è il tipico e ideale prodotto della formazione scacchistica moderna, ovverosia un giocatore che prepara le partite insieme ai migliori “programmi” e ad ottimi analisti, accompagnando il suo gioco da una superlativa memoria, da gran freddezza e controllo dei nervi, da un sopraffino intuito, rapido con l’orologio, tutte doti con le quali alla fine, grazie anche a concetti nuovi e ad una super-solidità posizionale, surclassa o piega la più parte dei suoi avversari. Aggiungiamoci pure che ha una personalità di rilievo, e il gioco è fatto.
In definitiva la mia affermazione altro non era che questa qua: in confronto ai vecchi tempi, dopo Karpov e Kasparov non ci sono più stati giocatori del massimo interesse (almeno per me) dal punto di vista del gioco, della genialità e dello spettacolo, non certamente dal punto di vista della forza di gioco e dei risultati. Magnus Carlsen di conseguenza può essere anche giudicato come il più forte scacchista di tutti i tempi, un campione unico e pressoché imbattibile, ma io sono e resto convinto di quanto affermo, ovverosia che non è lui che può essere giudicato il più bravo, geniale e spettacolare giocatore di ogni tempo.
No, non credo proprio, di conseguenza, che nella mia biblioteca troverà mai posto un eventuale raccolta di partite di Carlsen.
(P.S.: l’immagine sotto il titolo è tratta dal sito ufficiale della FIDE World Cup 2023)
