(Mario Spadaro)
Leonardus Salomon (Utrecht, Olanda 5 maggio 1868 – La Marsa, Tunisi 12 giugno 1955), per regio decreto del 20 febbraio 1911, n°91, ottenne per lui e per la sua famiglia l’autorizzazione di cambiare il suo cognome in Nardus (fu universalmente chiamato Leo Nardus), personaggio poliedrico: pittore impressionista, mercante d’arte, giramondo, schermidore olimpico, mecenate, scacchista e falsario.
Suo padre (di origine ebrea) era l’antiquario Manus Salomon (nel 1916 trascritto nei documenti di Leo Nardus, come Emmanuel Nardus) mentre sua madre si chiamava Catharina Alida Berlÿn (nel 1916 trascritta nei documenti di Leo Nardus come Alida Ballen), e suo nonno fu un famoso artista olandese Salomon Leonardus Verweer, specialista nel dipingere paesaggi e marine.
Da giovane studiò all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam sotto la direzione di Sylbran Altmann (1822- 1890), diventando un bravo maestro; collaborò con Theo Van Wijngaarden, restauratore e falsario operante ad Amsterdam, il quale a sua volta aveva trasmesso i suoi trucchi a Han van Meegeren, diventato poi il più noto falsario di Veermeer.
Ultimati gli studi (parlava quattro lingue), fu inviato da suo padre a Parigi per lavorare nella galleria del mercante d’arte Stéphane Bourgeois, che diventerà in seguito suo suocero.
Nel 1889, accompagnato dal suo amico Michel Van Gelder intraprese una spedizione in Argentina, nella regione del Chaco, tentando la fortuna alla ricerca di filoni auriferi.
La spedizione finì senza successo e rientrato a Parigi ritornò a lavorare alle dipendenze di Stéphane Bourgeois, che lo inviò nella galleria che aveva negli Stati Uniti, al fine di soddisfare la domanda in continua crescita esponenziale dei milionari americani.
Era il periodo in cui nel nuovo mondo avvenne una notevole crescita economica, dovuta principalmente al vertiginoso sviluppo industriale ed all’espansione commerciale in tutti i settori; ciò creò un facile benessere e la costituzione di un ceto di nuovi ricchi.
Gli americani benestanti iniziarono a spendere liberamente (ma a volte anche pure incautamente), costruendo abitazioni faraoniche arredate di preziose opere d’arte, che dimostrassero in maniera tangibile il loro nuovo ed elevato stato sociale.
Leo Nardus che possedeva un forte carisma ed una innata abilità commerciale affinata negli anni e si distingueva per i suoi modi convincenti e garbati, riuscì a vendere una grande quantità di quadri, diventando anche lui milionario.
Il suo meccanismo di vendita, spesso consisteva nell’offrire uno stock di quadri di cui un paio erano veri e propri capolavori, diversi altri erano dipinti autentici però di qualità inferiore alla media o di maestri di second’ordine ma erroneamente attribuiti a nomi di artisti più quotati, ed un buon numero composto da copie, cioè da quadri moderni fatti dallo stesso Nardus o da copisti di sua fiducia, di opere d’arte di proprietà di musei o di privati.
L’olandese Tim Krabbé riferisce che Jan Esser (Leida, 13 ottobre 1877 – Chicago, 3 agosto 1946), chirurgo olandese, grande collezionista d’arte, nonché maestro di scacchi (vinse il campionato olandese del 1913 battendo nello spareggio Rudolf Loman, quello della mossa) ha raccontato questa storia:
«Nardus aveva fatto o aveva fatto fare un falso dipinto di Jan Steen (famoso pittore olandese del ‘600), dopo di che aveva messo un’altra firma sopra la falsa firma di Jan Steen.
Poi ha spedito il quadro in America, avvertendo anonimamente la dogana che stava arrivando una spedizione di un quadro vero di Jan Steen, con apposta sopra una firma falsa per evitare il pagamento dei dazi all’importazione.
Naturalmente il quadro è stato sequestrato, e per svincolarlo ha dovuto pagare i diritti di entrata ed una multa, ma in compenso ha ottenuto l’autenticità dell’opera rilasciata dalla polizia di frontiera!»
Tra l’ultimo decennio dell’800 ed il primo del ‘900 vendette al collezionista americano Peter Arrell Brown Widener (capostipite di una delle più ricche famiglie degli Stati Uniti, e cofondatore dell’industria tranviaria Philadelphia Traction Company) nonché ad altri facoltosi appassionati d’arte di Filadelfia, ben 93 opere fatte passare come capolavori del Rinascimento italiano e olandese, ma poi risultate per la maggior parte false.
Quando Widener si accorse della truffa subita, stava per adire pubblicamente alle vie legali, però fu persuaso dai suoi consiglieri a non esporre la sua credulità al pubblico ridicolo, ed i suoi esperti affrontarono Nardus per risolvere la questioni a porte chiuse e con discrezione (ma anche così, lo scandalo si fece strada nella stampa); Nardus accettò di riprendersi e sostituire parte della sua merce fasulla, che in seguito mise tranquillamente all’asta («favolosamente disonesto» così lo ha descritto lo studioso d’arte Jonathan Lopez nel 2008).
Ormai il nostro uomo aveva formato la sua cospicua fortuna e tornato in Europa si era fatto strada nella buona società; inoltre contrasse matrimonio a Londra (Kensington) nell’aprile del 1904 con Hélène Jeanne Marie Bourgeois (1886-1936) figlia del ricco mercante d’arte tedesco Stéphan Bourgeois (1838-1899) per il quale aveva lavorato in passato, trasferendosi prima alla periferia di Parigi al castello d’Arnouville-les-Gonesses e successivamente al castello di Suresnes, che in seguito chiamò «Léa -Flory», in onore delle sue due figlie (nate nel 1905 e nel 1908).
Successivamente, nel 1911, Nardus divorziò dalla moglie (la procedura legale durò una decina d’anni).
Per l’educazione delle sue figlie, prese la decisione di assumere una giovane istitutrice della Charente nata a Brillac (un’altra fonte indica Bordeaux) di nome Marie Gendraud, che diventerà ben presto una figura centrale nella vita di Nardus, senza che nessuno possa dire con certezza quale fosse il tenore di questa relazione.
Continuò a collezionare opere d’arte e divenne noto, per la sua ricchezza, come «l’homme aux cinquante million».
Frequentando i salotti dell’alta società, ebbe modo di farsi una larga cerchia di amici e conoscenti, fra questi il comandante marittimo britannico Edward John Smith, che sarebbe passato alla storia per essere stato il capitano del famoso transatlantico Titanic, tragicamente affondato.
https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Smith (Pubblico dominio)
Nel 1912 quando aveva ormai 44 anni, fu protagonista di un’impresa notevole; in quell’anno si svolsero a Stoccolma i giochi della V Olimpiade e Nardus che aveva praticato per molto tempo la specialità della spada, nonostante l’età riuscì a farsi inserire nella gara di spada a squadre in rappresentanza dell’Olanda.
Venne preparato fisicamente dall’inglese Eugène Sandow (nato Friederich Wilhelm Mueller (Königsberg, 2 aprile 1867 – Londra, 14 ottobre 1925), un culturista prussiano tra i maggiori pionieri della pratica sportiva del bodybuilding, che adesso è ritenuto il padre del culturismo moderno.
I compagni di Nardus erano Arie de Jong (29 anni), George van Rossem (29 anni), Jetze Doorman (30 anni) e Willem Hubert van Blijenburgh (30 anni), ma lui non sfigurò rispetto ai suoi più giovani amici.
Infatti apportò un buon contributo nel girone di semifinale (con Gran Bretagna, Danimarca e Boemia) vincendo 3 incontri su 3, con un totale di 28 assalti vinti e 25 perduti, mentre nel girone finale vinse un incontro e ne perdette 2, con un totale di 28 assalti vinti e 30 persi.
Il girone finale fu vinto dal Belgio con 3 vittorie su tre, le altre squadre terminarono tutte con una vittoria e 2 sconfitte, quindi le posizioni di classifica furono determinate per spareggio tecnico.
La Gran Bretagna conquistò il secondo posto, l’Olanda di Nardus salì sul podio terminando al terzo posto, vincendo la medaglia di bronzo (risultato di grande prestigio in ogni olimpiade), e la Svezia padrona di casa finì al quarto posto.
La didascalia sulla foto recita in francese: Gli schermidori alla V Olimpiade di Stoccolma 1912
Fonte della foto di 111 anni fa non rintracciata, forse di un periodico sportivo dell’epoca (link alla fonte)
Per quanto riguarda il Nardus benefattore, il 23 gennaio del 1917 mise in vendita ad Amsterdam una parte della sua collezione, in favore della Croce Rossa di Francia e Belgio, ricevendo il pubblico ringraziamento dalle più alte autorità dei due paesi.
In campo scacchistico su Nardus non vi è nulla di certo come giocatore, pare proprio che non partecipò mai a tornei ufficiali (come accaduto per la scherma).
Esistono alcune partite amichevoli con giocatori grosso modo della sua forza, da cui si evince che lui fosse di livello amatoriale (persino Marshall, suo protetto e sostenuto finanziariamente con magnanimità, non poté definirlo più di «un forte dilettante»).
Sono pervenute anche una partita amichevole vinta contro Marshall ed una contro Janowski (della quale vi è solo il diagramma della parte finale), ma l’attendibilità di queste partite giocate in privato, contro amici che hanno beneficiato per decenni della grande generosità del loro munifico benefattore, è pressoché inesistente.
Una partita che per lo spessore morale dell’avversario ha molte probabilità di essere autentica e realmente giocata da due amatori, è la Vladimir Bienstock vs Leo Nardus.
Paris Soir (13 mars 1925) [link alla fonte]
Naturalizzato francese dopo aver sposato la parigina Honorine Coindeau, per i suoi meriti letterari nel 1929 venne decorato con l’alta onorificenza di Cavaliere della Legion d’Onore.
Era pure un buon giocatore dilettante e frequentava assiduamente il celebre Café de la Régence (è pervenuta una sua partita con Capablanca, nella quale soccombe alla tecnica del campione del mondo dopo aver opposto una lunga resistenza).
Partecipò anche al campionato di Francia di Chamonix del 1927, terminando al 6° posto su nove partecipanti ed al campionato di Francia di Saint-Claude del 1929, posizionandosi al 6°/7° posto su 10 concorrenti.
Questa è la partita Bienstock-Leo Nardus:
Ben diversa l’incidenza che Nardus ha dato agli scacchi, come sostenitore ed organizzatore di incontri tra forti giocatori; in diversi tornei oltre ai premi previsti dagli organizzatori, ha aggiunto di tasca sua compensi in denaro di una certa entità, ma soprattutto aiutò i giocatori singolarmente.
Il primo ad essere beneficiato per oltre dieci anni fu il giocatore polacco naturalizzato francese Dawid Janowski, che nel 1899 aveva giocato un match di quattro partite con Marshhall, vincendolo per 3 a 1.
Marshall chiese la rivincita, che si giocò nel 1905 e Nardus sostenne finanziariamente Janowski per giocare l’incontro, che questa volta registrò la vittoria di Marshall per 10 a 7.
A questo punto sembrò necessario giocare un nuovo match, che si svolse nel 1908 in casa di Leo Nardus, a Suresnes e Janowski risultò vincitore per 6,5 a 3,5 e per il momento fra i due vi fu una pausa.
frontespizio del volume The Match and The Return Match: Janowsky v. Marshall by L. Hoffer (London, 1908) Pubblico dominio [link alla fonte]
Alzando il tiro, Nardus si dichiarò pronto ad organizzare tra loro un match per il campionato del mondo, offrendo 6.000 franchi per i fondi.
Ma Lasker aveva già preso accordi di giocare per il titolo con Schlechter, e quindi si disputò un secondo match senza titolo in palio, che terminò con la vittoria di Lasker per 8 a 1.
Nel 1910 Nardus fece giocare in casa sua un breve match di tre partite tra Janowski e Jan Esser (già sopra menzionato nel corpo di questo articolo), che si trovava di passaggio a Parigi.
Janowski vinse agevolmente la prima partita, ma fu sconfitto nelle altre due perché continuò a giocare per la vittoria forzando ogni volta la posizione.
Rifiutò la rivincita ad Amsterdam, probabilmente perché non voleva mettere in gioco la sua reputazione contro un maestro che giocava a scacchi solo per diletto (ricordo che Esser di professione era medico chirurgo), in vista dell’imminente match contro il campione del mondo.
Fu tra il mese di novembre e quello di dicembre del 1910 che finalmente Janowski giocò a Berlino il match per il titolo mondiale con Lasker, ma quest’ultimo vinse in maniera schiacciante per 9,5 a 1,5, facendo passare ogni velleità futura allo sfidante.
Nel frattempo anche Jean Taubenhaus, il maestro polacco naturalizzato francese che fece il manovratore di Mephisto quando l’automa si esibì nella Esposizione universale di Parigi del 1889, fu un altro dei beneficiati di Nardus.
Quando Taubenhaus scrisse il «Traité du jeu des échecs» (Parigi, Payot, 1910), inserì la seguente dedica: «Questo libro è dedicato al Mecenate degli scacchi, all’eccezionale amatore, all’artista, all’uomo di elite, all’uomo di cuore, al Signor Leon Nardus, da parte del suo riconoscentissimo servitore».
In seguito Nardus tornò all’antico e nel 1912 organizzò nella sua casa di Biarritz un altro match di dieci partite tra Janowski e Marshall, che fu vinto dall’americano per 7 a 3.
La Stratégie numero di settembre 1912 [link alla fonte]
L’aiuto finanziario dovette essere sostanzioso perché quando nel 1913 Marshall completò il suo libro «Modern Analysis of the Chess Openings», lo dedicò al suo amico e protettore con le seguenti parole: «Amicizia. Dedico questo lavoro al mio caro amico Leo Nardus, l’artista olandese di Suresnes, Francia, il cui nome è così famoso negli scacchi, un forte dilettante, entusiasta e vero amante del nostro nobile passatempo».
Nel 1915 avvenne la brusca rottura tra Nardus e Janowski, che perse il sostegno del suo benefattore definendolo impulsivamente un «idiota», quando Nardus gli suggerì una mossa poco appropriata durante un’analisi post mortem di una partita.
Ciononostante, forse su richiesta di Marshall che voleva definire una volta per tutte la sua superiorità sul rivale, dal 1 al 15 giugno venne organizzato al Manhattan Chess Club di New York, un quinto ed ultimo match con Janowski, che terminò con la vittoria di Marshall per 5,5 a 2,5.
American Chess Bulletin, 1929, pag.4 [Link alla fonte]
Marie Gendreau (istitutrice) e Pierre Boucherle (pittore e amico di Nardus)
Foto inviata dal sig. Patrick Neslias (Esse, Francia) ad Edward Winter per la pubblicazione [Link alla fonte]
Nel luglio 1928 Nardus e Van Buuren accettarono di diventare comproprietari della collezione di dipinti e che entrambi fossero autorizzati a vendere opere, i cui proventi sarebbero stati divisi.
Nardus subì notevoli perdite durante la crisi economica del 1929, ma continuò a vivere bene in Tunisia ed a sponsorizzare artisti locali.
Van Buuren fu arrestato dai nazisti nel 1941 (deportato con la moglie nel campo di concentramento di Sobibor morì nel 1943) e la collezione di Nardus fu sequestrata e venduta a sconosciuti.
A Nardus rimase solo ciò che aveva in Tunisia e i suoi ultimi anni furono segnati da difficoltà economiche, pertanto nel 1951 fu costretto a vendere la sua casa a La Marsa ad un agente immobiliare in cambio di una rendita vitalizia; morì nel giugno 1955 all’età di 87 anni.
Dopo una lunga vicenda, nel 2009 il nipote di Nardus in qualità di erede, rappresentato in tale questione dal signor Patrick Neslias, è riuscito ad ottenere la restituzione di due dipinti fiorentini anonimi della fine del XV secolo, intitolati «Ritratto di donna» e «Ritratto di uomo», che fino ad allora facevano parte della Netherland Art Property Collection.
A prescindere dal reato di truffa, concludo con il mio pensiero su questo controverso personaggio, facendo un paragone: Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, Leo Nardus toglieva senza molti scrupoli danaro ai nuovi ricchi (che compravano opere d’arte per boriosa ostentazione di potere), per darlo oltre che alla sua famiglia, a tutti coloro che incontrava nel corso della sua vita e che ne avevano bisogno. Senza dubbio il Robin Hood degli scacchisti.
P.S.: L’immagine di apertura è presa da “Marshall’s Chess Swindles”, 1914, pag.6 (Pubblico dominio)
