(Uberto Delprato)
Volevo scrivere qualcosa su Carlsen e Niemann che si incontreranno oggi a Parigi in un match ad alta tensione mediatica, ma poi mi sono detto “Ma è così importante anticipare un match tutto sommato di poco significato tecnico, o è meglio parlare di una intelligente proposta di Judit Polgar?” Visto che state leggendo questo post, conoscete la risposta.
É nota da tempo la posizione di Judit Polgar su quanto sia importante offrire alle ragazze che giocano a scacchi gli stessi stimoli che vengono dati ai ragazzi. Ad esempio, cita spesso il caso di giovani giocatrici promettenti alle quali viene augurato di diventare “Campionesse del Mondo” e non “Campioni del Mondo”.
Se ci pensate bene, la differenza è enorme, specialmente per chi rischia di ritrovarsi a giocare solamente contro altre ragazze e non contro i migliori giocatori, indipendentemente dal loro genere. Intervistata recentemente da Dirk Jan ten Geuzendam per un podcast di NewInChess, la più forte giocatrice di tutti i tempi ha cercato di rispondere ad una domanda su cosa farebbe per incentivare la partecipazione delle ragazze e la loro motivazione a migliorarsi.
La sua risposta è stata acuta e brillante come le sue famose combinazioni sulla scacchiera:
“Recentemente ho pensato che ci potrebbe essere qualcosa che si può fare, diciamo una cosa che potrebbe modificare e che potrebbe cambiare la vita delle ragazze che giocano a scacchi. Ho pensato che sarebbe possibile, e forse un buon tentativo da fare, abolire i titoli femminili.”
“Voglio dire, perché devono esistere i titoli femminili? Perché non possiamo avere un titolo per chi raggiunge Elo 2000, uno per 2200, 2300, 2400, 2500, 2600, 2700? Non è molto meglio avere dei titoli collegati al punteggio Elo senza distinzione se si è uomo o donna?”
“A volte si possono ottenere grandi cambiamenti con azioni molto semplici; in questo modo, l’atteggiamento delle giocatrici diventerebbe improvvisamente: “Bene, non cambia nulla se gioco un torneo Open o uno femminile, il mio obiettivo è in ogni caso ottenere questo titolo, che avrà un valore commisurato al mio punteggio. Sono la mia forza, la mia conoscenza, la mia capacità di ottenere risultati che contano, giusto?””
“Penso che questo potrebbe essere un primo passo, ottenuto in maniera molto semplice che non danneggerebbe nessuno, né gli uomini né le donne.”
La proposta di Judit è sicuramente semplice e obiettivamente non troppo difficile da realizzare. La sua efficacia è tutta da dimostrare, perché chiaramente il suo è il punto di vista di una giocatrice molto competitiva, ma è vero che questa soluzione potrebbe di fatto rendere più obiettivo il titolo raggiunto ed eliminare titoli che molte giocatrici si rifiutano addirittura di accettare.
Certo, gli aspetti legati ai premi delle competizioni e, in generale, alla rappresentatività del punteggio Elo come indicatore di forza di gioco restano insoluti, ma intanto potrebbe essere un primo passo come dice Judit.
E voi cosa ne pensate? Una provocazione, una possibile soluzione o qualcosa che non servirebbe a nulla?
