Site icon Uno Scacchista

Il caso Shevchenko: che tristezza…

Kirill Shevchenko, maggio 2024 (Lennart Ootes)

(Uberto Delprato)
Sicuramente sapete già tutto sull’espulsione di Kirill Shevchenko dal Campionato Spagnolo a Squadre con l’accusa di aver usato un cellulare durante la sua partita contro Vallejo Pons. Al di là degli aspetti di cronaca, il caso è di particolare rilevanza data la forza del giocatore coinvolto, tanto che è difficile capire i motivi del suo comportamento. La mia sensazione di fondo è di grande tristezza, tanto che non mi è stato facile scrivere questo post.

Il riassunto dei fatti

Come prima cosa, un minimo di cronaca per inquadrare la situazione di cui stiamo parlando. Durante il torneo, che si sta giocando nell’enclave di Melilla (città spagnola in terra d’Africa), Shevchenko si è recato ripetutamente, e ogni volta per molti minuti, al bagno, sia durante la partita del primo turno contro Amin Bassem, sia durante quella del secondo turno contro Vallejo Pons. Quest’ultimo ha riportato questo comportamento agli arbitri, che hanno chiesto a Shevchenko (che lamentava problemi intestinali) di avvertirli in caso dovesse recarsi ancora ai bagni, situati al di fuori dell’area di gioco.

L’ucraino, che ora gioca per la federazione rumena, ha continuato le sue visite senza informare gli arbitri e uno di loro lo ha seguito, verificando che si recava sempre nella stessa cabina. Ad un’ispezione approfondita, l’arbitro ha trovato in quel bagno un cellulare con un biglietto scritto a mano che, in spagnolo, chiedeva la cortesia di non toccare il cellulare perché il proprietario avrebbe dovuto usarlo di notte. L’arbitro ha chiuso a chiave quella cabina e ha osservato che Shevchenko, alla visita successiva, ha atteso si liberasse ma non ha provato ad usare altri bagni prima di tornare alla scacchiera.

Tutto ciò, sommato al fatto che la calligrafia con cui era scritto il biglietto somigliava molto a quella di Shevchenko e che l’ora impostata nel cellulare fosse quella del fuso rumeno, ha convinto gli arbitri che appartenesse a lui. Nonostante l’ucraino abbia negato, gli arbitri hanno deciso di espellere il giocatore dal torneo per aver utilizzato il dispositivo elettronico e di inviare un rapporto dettagliato alla FIDE per azioni successive.

Tengo a precisare che il ragazzo (Shevchenko ha 22 anni) non è stato colto in flagrante, quindi si tratta di accuse basate su (molte) prove indiziarie, ma sembra difficile che l’ucraino possa dimostrarsi innocente. Questi, in maniera succinta, i fatti che sono di pubblico dominio.

Kirill Shevchenko, GCT Varsavia, maggio 2024 (Lennart Ootes)

Kirill Shevchenko: perché lo avresti fatto?

Come prima cosa, colpisce il fatto che un giocatore della forza di Shevchenko senta il bisogno di ricorrere all’aiuto di un motore scacchistico. Voglio essere più preciso sulla definizione di forza: stiamo parlando di un giocatore che per due anni ha giocato i tornei Rapid e Blitz del Grand Chess Tour nelle tappe polacche, ottenendo risultati più che decenti alla scacchiera contro i migliori specialisti del mondo e senza evidentemente la possibilità di usare aiuti esterni. So bene che i suoi risultati online, in particolare anche la vittoria di martedì 8 ottobre scorso nell’Early Titled Tuesday, sono stati oggetto di accuse da parte di Vladimir Kramnik. L’ex-Campione del Mondo sta combattendo una sua personale battaglia contro il cheating e lo fa in maniera molto polemica, quindi è stato rapido a “mettere il cappello” su quello che è successo a Melilla, ma qui secondo me il discorso è più profondo del cheating online.

Io mi domando come sia possibile che un ragazzo di 22 anni, con Elo classico 2656 (e picco massimo a 2694 poco più di un anno fa) non solo senta il bisogno di barare, ma lo faccia in maniera così platealmente stupida. Già perché il cellulare al bagno è proprio il modo più banale e facile da scoprire, per di più insistendo a recarsi in quella cabina nonostante i chiari avvertimenti sul fatto di essere controllato. Quale tipo di “droga” (perché di questo si tratta) può aver creato contemporaneamente l’assuefazione a barare e la presunzione di farla franca in ogni caso e contro ogni evidenza?

Shevchenko contro Carlsen al GCT Varsavia, maggio 2024 (Lennart Ootes)

Non so se augurarmi che tutto si possa risolvere in una maleodorante bolla di sapone o che invece l’enormità del caso debba esplodere con tutte le sue conseguenze. Nel primo caso si tratterebbe di un ennesimo scandalo “finto” senza conseguenze, nell’altro potrebbe diventare un caso di così alto livello (si parla di uno dei primi 70 giocatori al mondo e di un torneo alla scacchiera!) che finalmente la FIDE dovrà prendere provvedimenti molto più seri di un divieto e di qualche metal detector. In ogni caso una bruttissima storia per gli scacchi, molto peggio del caso Carlsen-Niemann che, pur nel clamore sollevato, era nato senza nessuna prova concreta. Qui le prove, anche se indiziarie, sono concrete e pesanti.

In mezzo a tutto ciò, poi, c’è la situazione personale di un ragazzo che rischia di perdere tutto. Ci sono stati casi in passato, in particolare quello di Igor Rausis, che hanno distrutto la carriera sportiva di chi è stato condannato, ma qui si parla di un giovane che, se soggetto ad una lunga squalifica e potenzialmente al declassamento da GM, potrebbe non recuperare il colpo psicologico.

E sono molto triste per lui perché davvero non riesco a capire come possa essere arrivato alla decisione di prendersi un tale rischio. Non so che tipo di vita conduca, ucraino emigrato “sportivamente” in Romania ma con le radici sicuramente ancora a Kiev. Non so che tipo di aspettative di carriera abbia, dopo essere diventato GM a 15 anni ed essere stato una grande promessa per molti anni: ha sentito il tempo che gli sfuggiva tra le mani senza essere ancora diventato quel giocatore Top che molti prevedevano? Oppure semplicemente si è lasciato andare alla facilità della “droga” siliconica, che gli avrebbe (gli ha?) permesso di vincere con meno fatica?

E adesso?

Shevchenko è stato mandato via da un torneo e, fino alle decisione della FIDE, sarà in qualche modo nel limbo degli accusati non condannati, un “detenuto (sportivo) in attesa di giudizio”. Mi auguro che il percorso della giustizia della FIDE sarà rapido, il giudizio trasparente e ben motivato, con l’eventuale condanna giusta e non punitiva: non è facendo di Shevchenko un reietto che verranno risolti i problemi del cheating.

Kirill Shevchenko, GCT Varsavia, maggio 2024 (Lennart Ootes)

Se qualcosa di positivo va trovato in questa triste e brutta storia, è che forse qualche ragazzo si renderà conto che affidarsi alla droga dei motori scacchistici fino a perdere la consapevolezza del rischio è un gravissimo errore. La battaglia per far passare chi bara non come un “furbetto” ma come un “delinquente” non è ancora neanche iniziata e, come sempre, non è la strada delle sanzioni quella per vincerla, ma quella della cultura dei giocatori. Tutto è complicato dal fatto che nel privato della propria stanza non ci sono amici o educatori che possono aiutare.

Caruana (non uno qualsiasi) stima che nei tornei online a cui partecipa c’è un 20% di bari, mentre Kramnik denuncia, a suo modo, risultati anomali a decine. I tornei online sono le competizioni dove più si possono usare strumenti statistici per identificare comportamenti anomali, eppure il fenomeno non tende a diminuire, anzi. Se il “caso Shevchenko” aiuterà a invertire l’andamento e fungerà da esempio, allora qualcosa di buono sarà stato ottenuto. Altrimenti, pur con la consapevolezza che prima o poi sarebbe successo, sarà l’ennesimo caso isolato la cui memoria vivrà lo spazio di un Blitz e ci dovremo rassegnare ad aspettare il prossimo, inevitabile, caso di cheating.

Mi spiace, ma una profonda tristezza è il sentimento predominante in questo momento.

Kirill Shevchenko, GCT Varsavia, maggio 2024 (Lennart Ootes)
Exit mobile version