Elvira Camurri
Il Bianco muove e dà scacco matto in 3 mosse
(soluzione a fine articolo)
(Adolivio Capece)
“Stupendo il problema di questa Signorina Camurri di Spezia! Ci affaticammo intorno ad esso e dopo uno studio ostinato da parte di tutto il circolo abbiamo ritenuto di aver trovato la soluzione e non abbiamo potuto non riconoscere in esso, ingegno e scienza vera del giuoco. La bellezza del problema, ed il saperlo opera di una Signorina eccitò la cavalleria dei soci del circolo per cui abbiamo pensato di scrivere all’autrice e complimentarci per la sua abilità.”
Così scrissero nel 1875 alla ‘Nuova Rivista degli scacchi’ i soci del Circolo scacchistico di Ferrara, che trovavano nella composizione e nella soluzione dei problemi una delle attività preferite, particolarmente colpiti da questo problema, composto dalla sconosciuta signorina di La Spezia e pubblicato sul numero 3 de la ‘Nuova rivista’ con gli onori della copertina di quel fascicolo.
Prima di proseguire diciamo che chi vuole sapere tutto o quasi sulla ‘Rivista degli scacchi’ e poi sulla successiva ‘Nuova Rivista degli scacchi’ può andare a rileggersi il post di Alessandro Rizzacasa “1875-1903: NUOVA RIVISTA DEGLI SCACCHI“.
E ancora prima di proseguire con Elvira Camurri ricordiamo che la storia degli scacchi è ricca di nomi di nobili gentildonne che nel corso dei secoli hanno coltivato la passione per il gioco e che spesso sono state immortalate in romanzi, racconti, poesie. Basti pensare a molte novelle del “Decamerone” di Giovanni Boccaccio, alle canzoni dei paladini di Francia, fino alla famosa opera del Giacosa “La partita a scacchi“.
In particolare nei secoli XVI e XVII le signore e le signorine giocavano (volentieri) a scacchi, soprattutto nei castelli e nei salotti dell’alta società, anche perché questo permetteva ad un uomo ed una donna di godere di una certa intimità, dato che per giocare ci si poteva allontanare dagli altri così da non essere distratti.
Poi nel Settecento gli scacchi in Italia e in Europa si spostarono dalle case private nei Caffè e questo ridusse drasticamente la partecipazione del ’gentil sesso’.
Così signore e signorine limitarono il gioco a tavolino a partite in famiglia, ma spesso si dedicarono agli scacchi in campo problemistico.
In Italia, per esempio, nel 1859 proprio la “Rivista degli scacchi” pubblicò un ‘problema’ in tre mosse della contessina Edvige Volponi di Montefano nelle Marche, allora appena undicenne.
Ritroviamo la contessa nel 1887 quando partecipò al concorso della “Nuova rivista degli scacchi” (subentrata alla precedente che aveva chiuso le pubblicazioni) con il significativo motto latino ‘Imbellisque viris audet concorrere virgo?’.
Il Presidente della Commissione annunziò che “ove all’aprirsi delle schede contenenti i nomi dei compositori si trovasse che l’invio (Imbellisque ecc) è fattura di una donna, egli le avrebbe assegnato a titolo di premio straordinario un volume contenente una collezione di problemi di autori inglesi, per mostrarle che l’opera sua è stata convenientemente apprezzata.”
Cosa che poi accadde realmente.
Della contessina Volponi vi aveva già parlato qui Roberto Cassano: “1868: IL PUTTINO“.
Bene, torniamo a Elvira Camurri.
Il 2 novembre 1875 l’allora segretario e successivamente presidente del circolo di Ferrara, avv. Zuffi, scrisse alla Camurri: “Egregia Signorina Elvira Camurri, La Spezia. Non bastavano alla donna e gli occhi, e i sorrisi d’angelo, e i vezzi delle movenze e quante armi ad essa diede natura onde l’uomo ne avesse e gioja e croce – che a raffinatezza di tirannia ci volevano proprio gli scacchi! Signorina! Al vostro bellissimo problema pubblicato nella Nuova Rivista degli Scacchi eravamo attorno otto o dieci, e tutti uomini contro Voi sola! E fu aspra la lotta – ed il polso forte quante volte fu mai battuto!! Riuscimmo finalmente e ne diamo qui sotto la soluzione. Sicuri? Buon Dio, chi può giurarlo? Del resto colla donna, quand’è mai che l’uomo vincitore non abbia a dirsi vinto? Con rispettosa osservanza.”
La Camurri rispose praticamente subito, il 5 Novembre, con una lettera ricca delle leziosità tipiche dell’epoca. Vediamo:
“Pregiatissimo Signore, temo assai che malgrado tutte le armi di cui natura dotò la donna, essa abbia ad essere sempre debole; prova ne sia la sua piena sconfitta. Ma anche la sconfitta per quanto grande talvolta riesce grata. Infatti con un nemico così numeroso e prode qual’era il mio, la disfatta non poteva tornarmi che onorevole; non potrei dunque non esserne lieta. Tuttavia procurerò un’altra volta di rendere la vittoria più difficile. Vi riuscirò? Giacché Ella, Egregio Sig. Avvocato, si fece tanto gentilmente interprete presso di me, dei sentimenti di codesto onorevole Club scacchistico, vorrà, lo spero, partecipargli i miei vivi ringraziamenti, insieme alla manifestazione della mia sincera gratitudine per la premura colla quale volle occuparsi del mio problema, e per il gentile pensiero di tosto comunicarmene l’esatta soluzione. Certa del favore, la ringrazio anticipatamente e la prego a voler aggradire i sensi della mia alta considerazione. Di Lei devotissima Elvira Camurri. Spezia 5 Novembre 1875.”
Colpo di scena qualche mese dopo, per la precisione il 28 gennaio 1876, quando un socio del circolo, il sig. Felice Finzi, si recò per i suoi affari a Spezia.
Gli fu proposto, approfittando dell’occasione, di recarsi di persona a conoscere Elvira.
Così il contatto epistolare si sviluppò in una “missione delicata”.
“Saputosi dal Presidente che uno dei Soci, il sig. Felice Finzi, fosse per recarsi a Spezia, non volle trascurare l’occasione di avere notizie della Signorina Elvira Camurri, e pensò di incaricarlo di presentarsi ad essa di persona per ossequiarla e complimentarsi a nome del Club.”
E Finzi incontrò Elvira di persona e riportò ai soci l’impressione di una giovane simpatica ed incredibilmente abile.
“Ritornando la sera, il Finzi ha reso conto della delicata missione ed ha portato saluti ed auguri della simpatica Signorina che poco più che ventenne sa comporre problemi scacchistici tanto graziosi e difficili.”
