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I Finali questi sconosciuti: quando l’Alfiere Cattivo si ribella al suo status

Javier Bardem interpetra il cattivo Anton Chigurh (da lordhair[dot]es)

(Antonio Monteleone)
Il Cattivo: un ruolo cinematografico e televisivo che ha sempre affascinato gli spettatori. James Cagney, Jack Palance, per arrivare ai giorni nostri con Cristoph Waltz e Javier Bardem per citarne solo alcuni famosi tra passato e presente, hanno rappresentato, e rappresentano ancora, il “cattivo” per antonomasia, tanto che difficilmente li si può immaginare nelle vesti opposte.

Pensieri così radicati che nell’immaginario ognuno ha per noi la sua collocazione ben precisa, nel cinema, nella vita e… negli Scacchi.

E qui, chi è il cattivo conclamato, riconosciuto che svetta su tutti gli altri? Lui, il controverso Alfiere Campo Chiaro del Nero nella Difesa Francese. Il terrore dei conduttori dei Neri, che sembrano leggere nel futuro a ritrovarsi in Finale contro quel demonio di Cavallo, che domina le Case Scure senza che il nostro triste eroe possa intervenire, circondato dai propri pedoni che occupano le case dello stesso colore di quelle su cui lui viaggia, che sembrano lì pronti ad imprigionarlo.

Ma a volte, lui cerca di ribellarsi al destino, diventando da vittima carnefice, sovvertendo i pronostici e quanto sembra già per lui scritto. Il cattivo che sfugge alle etichette e al suo destino, dando una mano inaspettata e decisiva per il raggiungimento del risultato positivo.

Il Finale che andremo a vedere, dimostrerà la grande capacità di Ulf Andersson di manovrare quello che all’apparenza sembra, e in realtà lo è, un Alfiere Cattivo, in una partita giocata in un Torneo del Banco di Roma di tanto, ma tanto, tempo fa!


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Ulf Andersson nel 1983 (Rob Bogaerts, Dutch National Archive)

Cosa colpisce di questo Finale? La profondità della comprensione della posizione da parte di Andersson, che non si fa intimorire dalle apparenze e che ben valuta quanto il suo Alfiere possa avere gioco attivo anche se circondato dai propri pedoni su case del suo colore. Apparentemente, il Bianco non sembra aver commesso errori, pur ritrovandosi a malpartito a una manciata di mosse dall’inizio di un Finale pari.

Cosa ha determinato il successo del Nero? L’attività della sua Torre e del Re, più la debolezza delle Case Bianche del suo avversario che non è riuscito a trovare un adeguato controgioco, finendo in posizione passiva.

E questo è il destino di questo Alfiere, che a volte rimane soffocato e a volte esce fuori con prepotenza, come anche mostrato dal nostro compianto Federico Manca in uno dei suoi begli articoli dove però non si arriverà al Finale ma al Matto!

Insomma, un cattivo che vuole trasformarsi in buono e che cerca di riabilitarsi, eppure la strada è lunga per questo e la paura di trovarsi con un pezzo difficile da gestire, spesso porta all’idea di cambiarlo con uno avversario. Un incompreso che noi “Francesisti” guardiamo sempre con affetto e a cui ripetiamo spesso: “tranquillo, tu non sei poi così cattivo, sei semplicemente un introverso al quale non piace uscire fuori in campo aperto!”.

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