(del MF Pierluigi Passerotti)
Tre o forse due giorni prima di sapere della morte di Antonio Rosino volevo riprovare a telefonargli. Mesi prima, in vari tentativi, avevo faticato a parlargli. Era stato da poco dimesso dall’ospedale e non si era ancora ripreso. Una premonizione? O forse semplicemente avevo pensato a tanti vecchi amici mentre scrivevo di Mariotti in occasione dell’ottantesimo compleanno di Sergio. Chissà.
Lui è uno di quegli spiriti che mi piacerebbe riconoscere nell’aldilà per la sua gentilezza d’animo, la bonomia, la saldezza dei sentimenti dimostrata dall’essere stato sempre accanto alla moglie colpita da un malanno progressivo durato decenni. Ambedue allegri, sereni come io non credo sarei capace di essere in simili situazioni.
Antonio Rosino era nato a Venezia il 3 marzo 1942 e il 18 agosto di quest’anno è morto, sempre nella sua Venezia. Maestro FIDE dal 1982, campione italiano dei giovani nel 1959, 1960 e 1962, e campione italiano seniores nel 2005, 2006, 2007, 2010 e 2011.
Ho cercato sui database le sue partite più significative e mi ha colpito, tra le centinaia, prima delle altre, quella del 1959 con Ilio Giubbolini. Non so se Ilio fosse Maestro o Candidato Maestro ma ho un ricordo sfumato di quella persona che ancora partecipava a tornei negli anni ’70. Un uomo gentile, piccolo, di cui oggi forse nessuno si ricorda.
Poi vedo Rosino – Hort nel campionato mondiale U20 del 1961. Allora Antonio, all’età di 19 anni, era il rappresentante italiano. Ma leggo altri nomi con i quali si misurò in quel torneo. A me dicono qualcosa, forse nulla ai giovani: Zuidema, Kinmark, Pfleger (patta), Jakobsen, Rubinetti: erano giocatori di alto livello. Poi nel 1966 vedo nel torneo di Venezia (città che per anni ospitò tornei internazionali di altissimo livello) Antonio battere, con il Nero, nientemeno che Ljubojevic! Poi leggo tra i suoi avversari, in altri tornei, Tukmakov, Benko, Saidy, Ivkov, patta con il campione italiano Guido Cappello a Venezia nel 1969 con pareggi con Troianescu, Matulovic, e soprattutto con quel Tajmanov che affrontò poi Fischer nei match dei candidati che portarono l’americano a sfidare e vincere il campione del mondo Spasski nel 1972. Trovo in quel torneo anche il primo incontro con Zichichi, patta. Attenzione, i pareggi citati sono tutti ottenuti in partite giocate, non d’accordo. E ancora il Campionato italiano di Castelvecchio Pascoli 1974, vinto da Tatai.
Nel continuare a scorrere il database vedo nomi per me significativi: Fabrizio Natalucci, Mario Fabbri, Carlo Micheli, Franco Trabattoni, Sinisa Joksic, Domenico Blasco e tantissimi altri, ma prima di fermarmi trascrivo ancora Roberto Paniagua, un maestro panamense che si qualificava giornalista. Di quel simpaticone ricordo un episodio avvenuto alle Olimpiadi di Malta. Lui ed io avevamo finito le nostre partite per le nostre rappresentative nazionali e giravamo insieme a vedere le scacchiere murali. A un certo punto ci si affianca uno, con gli occhi spiritati, che in spagnolo si rivolge a Paniagua chiedendogli come sta il giocatore di una partita in mostra sul tabellone. Ci giriamo stupiti verso questo osservatore così interessato a quella partita tra non illustri Grandi Maestri. Poi Roberto risponde: “Ma tu, Tal, vieni a chiedere a noi come sta?” Eeh già, quello era proprio il campionissimo Tal. Tanto interesse perché da quel risultato dipendeva la matematica certezza del primato della Russia, già prima della conclusione dell’Olimpiade. Un super campione privo di presunzione, aperto.
Anche Antonio aveva questa dote ammirevole in ogni rapporto umano. Maestro di scienza e storia oltre che di scacchi. Notai molte volte la sua passione per la diffusione della conoscenza (non per niente era professore di fisica e matematica).
Maestria illustrata bene nella partita vinta nientemeno che un giovanissimo Ljuboievic!
Ljuboievic – Rosino
Venezia, 1966, 3° turno
Una volta andai a trovarlo e lui si conquistò la simpatia di mia figlia (8 anni) facendo le facce brutte e la voce da orco tanto da venire soprannominato “Mostro di Venezia”. Poi ci accompagnò a visitare Venezia, il Ponte di Rialto, l’isola del Lazzaretto, l’Arsenale, vere lezioni di storia e ingegneria navale.
Con Antonio ho combattuto in torneo solo una volta a Venezia, nel bell’albergo del Lido. Era il 39° campionato Italiano del 1979, secondo turno. Sapevo che Antonio era un professore di matematica e ne conoscevo l’impegno didattico in ambito scacchistico come autore di articoli e libri. Avevo venticinque anni e una gran voglia di misurarmi con i primi in tabellone: i Maestri Internazionali Tatai e Toth, assenti Mariotti e Zichichi.
Passerotti – Rosino
Venezia, 1979, 2° turno
Spero che Antonio, da lassù, non me ne voglia per aver mostrato una sua sconfitta, ma se l’ho fatto è per l’implicito motivo di orgoglio di aver superato un maestro come lui.
Importante anche l’attività di Antonio in ambito FSI e pubblicistico.
Rosino è stato per anni consigliere in Federazione e anche in UISP Lega Scacchi (da buon intellettuale di sinistra ma soprattutto da divulgatore convinto dell’utilità sociale degli scacchi per i giovani). Tra le cose per cui si batteva ne ricordo una un po’ controcorrente: l’obbligo della scrittura delle mosse anche per i bambini partecipanti a campionati italiani giovanili e perfino a quelli regionali. L’idea di fondo non mi dispiaceva, quando anche io entrai in Consiglio FSI come responsabile settore giovanile (presidenza Mariotti e poi Zichichi): i campionati studenteschi sono importanti per la diffusione mentre gli individuali devono puntare sulla qualità. Però pretendere da bambini di meno di otto o nove anni di scrivere le mosse non mi pare del tutto condivisibile.
Gli scacchisti dovrebbero sapere qualcosa di più del lavoro che è stato necessario a “inventare” la FSI e dell’impegno che serve ancora oggi. E si consideri che le cariche federali sono onorifiche, senza retribuzione tranne i rimborsi spese. Poi ci sono i “professionisti in ambito tecnico” e gli impiegati di segreteria e comunicazione. Antonio era uno di quelli più duri e puri! La sua passione per la conoscenza e la storia è dimostrata da stage e lezioni e dalla pubblicazione del ponderoso libro “La Storia degli Scacchi in Italia” insieme a Adriano Chicco. Chicco è stato uno storico degli scacchi rinomatissimo che tra le altre cose è stato coautore, con il MI campione italiano Giorgio Porreca, del fondamentale (per i ragazzi degli anni ’60, fino almeno ai ‘90) “Il libro completo degli scacchi”.
Purtroppo nessuno ha le spalle larghe come Rosino e Chicco da poter scrivere un secondo volume della Storia degli scacchi in Italia che illustri cosa è accaduto dal 1990 in poi.
Ha collaborato ai libri “Giocare a scacchi” di Averbach e “La tua prima mossa” di Sokolskij e “Le combinazioni nel centro partita” di Bondarevskij (mi pare che conoscesse il russo).
Rosino è stato Caporedattore della rivista ARCI Dama Scacchi e poi direttore di Contromossa.
Il 12 maggio 2026 la FSI ha dato le benemerenze “Una vita per gli scacchi” a varie personalità italiane tra cui Antonio Rosino che per motivi di salute ha delegato Tino Testolina a ritirarla. Un passo della motivazione scritta dal presidente Luigi Maggi: “So che nel Veneto sei ancora indimenticato punto di riferimento… recentemente … sono venuto a conoscere il tuo amore per la preservazione del patrimonio culturale degli scacchi…”. Maggi si riferisce al trasferimento della Biblioteca Federale da Venezia a Vicenza dopo che per anni tantissimi libri sono stati custoditi proprio da Rosino nella sua casa. L’enorme lavoro di riordino e classificazione dei documenti ha impegnato Testolina e tanti giovani scacchisti.
Testolina mi ha inviato una mail della quale riporto alcuni passi a chiusura di questo mio personale ricordo e omaggio ad Antonio Rosino:
Lo incontrai la prima volta a maggio del 1983 quando, già Maestro Fide, venne a Santa Maria di Sala per una simultanea e far nascere un nuovo Circolo di Scacchi l’Alfiere.
Lo rincontrai e conobbi negli anni ’90 in consiglio Regionale, presidente Paolo Perinelli… una decina d’anni intensi di suoi interventi: … consigli, mai banali, sempre legati a doppio filo a migliorare i suoi interlocutori e il gioco degli scacchi… (NdA: Tino diventò poi presidente del CRVeneto) Antonio per 12 anni non mi mancò mai con la sua critica onestà intellettuale e morale e la sua immensa cultura scacchistica. Rosino, Federico Manca e Renzo Renier furono fondamentali nella realizzazione di numerosi corsi per insegnanti di scacchi formando una nuova classe di Istruttori di Base… Più volte mi portò a vedere la Biblioteca Federale che, grazie alla sua caparbietà e disponibilità, nel 1996, con la presidenza Zichichi, ne evitò la dispersione traslocandola da Milano a Venezia prima con un camioncino, poi con una barca a remi da lui stesso governata.
Il ricordo più vivace di questi ultimi anni è quello dell’inventariazione della Biblioteca Federale che ho condotto assieme ad altri giovani scacchisti da Dicembre 2023 a Giugno 2024; sei mesi di intensi contatti tra casa sua ed il liceo Foscarini per far fronte ad un lavoro incredibilmente complesso semplificato grazie alle sue indicazioni.
Più volte, quando abbiamo proceduto all’inventario dei libri della FSI custoditi anche a casa sua; con sua grande gioia, abbiamo pranzato insieme, spesso ci raccontava la sua storia di scacchista tra aneddoti ed episodi con mille ricordi, racconti e numerose e incredibili battute, curiosità, stranezze, eccentricità e bizzarrie del mondo degli scacchi; singolari e curiose le conoscenze e suoi ottimi rapporti con i campioni del mondo della seconda metà del ‘900 e non solo.
La mia soddisfazione più grande, però, è stata quella di avergli consegnato, assieme al Vice presidente della FSI, Veronika Goi, martedì 9 giugno 2026, appena due mesi fa, il premio UNA VITA PER GLI SCACCHI. Nell’occasione ci accordammo per inventariare anche la sua biblioteca appena il calore estivo si fosse un po’ attenuato, ma questo tempo non gli è stato concesso.
Grazie Antonio.
