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45. b6 “Abbandono” “Davvero?”

(UnoScacchista)
Siamo in Olanda. Il giocatore con il Bianco ha appena giocato 45. b6 e rivolge all’avversario uno sguardo impassibile. Il Nero capisce che il risultato è ormai segnato e sa che il Bianco lo sa. Stende quindi la mano senza proferire parola e stringe quella dell’altro che gli chiede “Abbandoni, vero?” “” è la laconica risposta. E il dramma si è compiuto.

Aggiungiamo qualche particolare alla conclusione di partita che vi ho brevemente raccontato. Siamo in Olanda, a Wijk aan Zee, per l’11° turno del Tata Steel Masters 2019. Il Bianco è l’olandese Anish Giri e il Nero è lo statunitense Sam Shankland.

Giri ha appena giocato 45. b6, ben sapendo che la posizione sulla scacchiera è patta. Ha deciso comunque di fare un ultimo tentativo e l’ha giocata con sicurezza e la faccia inespressiva, come se si trattasse dell’ovvia continuazione per vincere il finale. D’altra parte il Cavallo nero è perso e il Re nero non riuscirà ad arrivare in a8, cosa che gli garantirebbe la patta, come tutti sanno.

Shankland ha visto Giri giocare 45. b6 con sicurezza, controlla un’ultima volta se il Cavallo può essere salvato e se il Re può raggiungere la casa a8 sacrificandolo: niente da fare, il Re nero potrà al massimo arrivare in c8; presto verrà messo in zugzwang e sarà costretto ad abbandonare la difesa del pedone b7, con sconfitta certa.

Mentre Giri sta contemplando una delle fortezze più classiche dei finali con l’alfiere “sbagliato”, Shankland osserva quella che per lui fortezza non è e decide che è più nobile abbandonare subito. Allunga quindi la mano e stringe quella di Giri che, per togliere ogni dubbio, gli domanda “Stai abbandonando. vero?” Shankland lo conferma con un laconico ““.

L’olandese, che era pronto ad accettare la proposta di patta se fosse arrivata, accetta di buon grado il regalo e spiega a Shankland l’allucinazione che ha avuto.

Giri-Shankland (analisi)

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Non è certo un errore come quello famoso di Georg Marco che abbandonò una partita vinta o quelli quasi proverbiali di Reshevsky che pattò per stallo più di una partita vinta, ma il povero Shankland finirà di sicuro tra gli esempi di “Tragicommedie” (definizione di Dvoretsky) a cui accennavo qualche giorno fa descrivendo altri finali da Wijk aan Zee.

Giri ha così raggiunto Carlsen in testa al torneo e ha dato interviste raccontando la fine di questa partita. Shankland, sicuramente di tutt’altro umore, non ha parlato con nessuno ed è andato via a fare quello che tutti noi scacchisti prima o poi siamo stati chiamati a fare: affrontare il dramma della svista per ripresentarsi il giorno dopo alla scacchiera facendo finta che non sia successo nulla. Per oggi, faccio il tifo per lui con le parole del “Principe” De Gregori:

Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore
Non è mica da questi particolari
Che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio
Dall’altruismo e dalla fantasia.

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